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notizia del 26/06/2004 messa in rete alle 11:18:34
Un circuito virtuoso (‘Natura sommersa’ di Raffaella Juvara)
Altamore, sulla cui opera avevo dichiarato di voler tornare Hy’bris e follia nella storia dell’Occidente - affronta un tema particolarmente stuzzicante e attuale, quello della totale mercificazione e dell’offuscamento della carnalità. Vado velocemente.
Il riferimento al libro è ora solo un pretesto. Così anche lo spettacolo della Juvara – musiche coordinate da Sergio Inserra – dato sabato 5 giugno alla Ragioneria e interpretato dai bambini della Scuola Musicale “Navarra” e dai loro genitori. A conclusione del quale ho accennato a Dioniso, divinità ctonia, del vino e della danza.
La razionalità tecnologica, già nella seconda metà dell’ ‘800, aveva fatto gridare alla ‘morte di Dio’. E ora anche alla ‘morte dell’uomo’. Altamore, che – gelese – sa bene di Sileni, dice della ‘irruzione’ del ‘ghigno beffardo e ironico della maschera’ dell’educatore di Dioniso che si irride di ‘tutte le utopie e tutti i miti della moderna civiltà capitalistica e scientifica’. Dopo circa due millenni, l’uomo attuale non è più il ‘viandante’ (‘viator’, aveva detto S. Agostino) diretto verso la meta finale, l’Apocalisse di Giovanni, verso la visione dell’Essere-(Dio), ‘Verbum-Caro’ nella sua Totalità, Autocoscienza passata attraverso la ‘negatività’, la ‘carne’ che , opposta alla parola la conserva, Spirito, splendida trasparenza. Quale la meta dell’uomo se la ‘razionalità tecnologica’ danza sul presente uccidendo la memoria e il futuro? Tutto diviene mercato, ostentazione di merci, corpi senza ‘carne’ e senza ‘parola’, ghigno beffardo. Due maschere ostentano due aziende (Stati), si baciano e simulano doppiamente Mefistofele. E sghignazzano sulla morte dell’uomo in Oriente come risposta alla morte dell’uomo in Occidente ad opera dei fondamentalismi disperati e violenti di religioni e di mercato. La pura razionalità tecnologica, senza memoria – Ram (?), Rom (?) – senza speranza, puro nichilismo. Ignora gli uomini tanto quanto il fanatismo religioso.
Li decontestualizza mutandoli in merce da usare e esibire, oggetto di baratto e di morte. Gli nega la ‘carne’, riducendoli a corpi, atomi numerabili, sostituibili, a volte anche occultandoli. Ché la condizione umana richiede coraggio di accettare l’esistenza identitaria e la morte come destinazione ultima. Raffaella Juvara ha proposto “La natura sommersa”. Che chiede di esserci. E diviene ‘voce’ di un bambino, vino spumeggiante, il suono di uno strumento, parola di un coro, movimento, ritmo.
Tutto desidera farsi ‘carne’, vita che si vuole e vuole, respiro di libertà. Musica e bellezza che si liberano dall’atrocità della morte violenta. Ché la fine - e anche il fine - della carne è il destino della sua vita. Nella realtà globale, complessa. Qui il passo decisivo. Il suo ‘contesto’, il nuovo sito del viator nella totalità complessa e senza meta. Dove si congiungono in modo non lineare un palcoscenico, bimbi e maschere e immagini cinematografiche proiettate su una parete in alto e il canto del coro e follie dittatoriali e liberi voli di uccelli.
Quasi impossibili da cogliere, cum-prehendere, simultaneamente. E seguire col pensiero che intanto vola e fantastica e i sensi si infiammano e i ricordi affiorano e le speranze crescono.
Viatores siamo stati dentro l’aula senza una meta. Tutto e tutti guidati con gentilezza, maestria e arte dal ‘maieuta’, l’artista Juvara che ci ha posto in vita senza etichette di genitori-nonni-assessori-medici-amministratori-ecc.-ecc.
Il maieuta che porta all’emersione ‘La natura sommersa’. Per la sua e la nostra felicità. Senza garantismo e forse di breve presenza. Vogliamo verità, libertà e felicità meno precarie. Dobbiamo contestualizzare il ‘precario’. In siffatta complessità. Imboccando una via, le vie. Ché nella complessità non il discorso guiderà sicuro alla meta. Si intrecciano i linguaggi, si avviluppano e avviluppano e sommergono. Occorrono e soccorrono i maieuti per l’emersione e per la libertà.
(La via opposta: quando la nassa trapassa...)
Autore : Luciano Vullo
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