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notizia del 14/09/2003 messa in rete alle 11:02:29
Cittadini tutti diversi
Il vizio dell’antico insegnante è quello di fare lezioni. E il lupo – si sa – perde il pelo ché il vizio se lo porta sino alla morte! Che è un per me piacevolissimo paradosso. So, infatti, che i profili professionali sono diventati di breve durata, cambiano; e che nell’arco della vita occorre cambiare mestiere-professione più di una volta; aggiornarlo; frequentare corsi di riqualificazione. Io, invece, cresciuto dentro la scuola, vi sono rimasto…I docenti stanno diventando tutti precari? Passeranno ad altri lavori o amministrazioni diverse dall’istruzione? Diventeranno dei formatori alle dipendenze di enti più o meno coordinati da enti pubblici e con riferimento al mercato del lavoro? E la scuola? Quale il presente-futuro della scuola?
Sono convinto che stiamo vivendo sulla nostra pelle di docenti antichi e giovani, ma anche di genitori, di amministratori e un po’ meno (purtroppo?) di studenti questo passaggio radicalissimo.
Insegnando storia, ormai tanti anni fa, spiegavo ai miei studenti la nascita di due nuovi stati nazionali europei nell’Ottocento, quello italiano e quello tedesco. Allora ero solito proporre ai giovani alcune operazioni culturali fatte dalle relative borghesie intellettuali: la ricerca di ‘fondazioni’. Il ‘nazionalismo’ italiano si ritrovò nella mitologia cristiana medievale più popolare di quella greco-romana e nella letteratura in volgare a cominciare da Dante. Quello tedesco nella mitologia nordica dei nibelunghi mediata dal luteranesimo e dalla prepotente, apparentemente strana, attenzione al mondo greco. Tutti elementi che dettero per gli italiani e per i tedeschi elementi fondativi unitari.
Ho proposto, non a caso, questo lungo esempio che andrebbe attentamente analizzato per non prestarsi ad equivoci.
Voglio dire che oggi siamo a un bivio così cruciale che abbiamo bisogno se non proprio di pensiero (forse una mitologia sarebbe terribilmente inattuale!) se non proprio fondativo, quanto meno orientativo. Non solo per la scuola, per gli insegnanti e i formatori…
Perché?
L’elettronica sta cambiando gli stili di pensiero e di comportamento delle persone. Questo mi sembra fuori discussione. Nonostante ancora ci si attesti al di qua di una riflessione adeguata. Lo dico sapendo di correre il rischio di apparire presuntuoso, addirittura arrogante. Niente male perché mi sono ormai abituato ad espormi ai pericoli.
Gli esperti, giustamente, mi faranno notare che la fisica elettronica data da più di un secolo. So che tra le telecomunicazioni (ora di lontananza spaziale, ora di lontananza temporale, ora dell’una e dell’altra assieme) si possono annoverare la scrittura, la pittura, il linguaggio dei fumi degli indiani d’America… Non ignoro che il telefono di Meucci e Bell mise in contatto la massaia di Boston con quella di Los Angeles già nell’800… e che Guglielmo Marconi… E che, però, solo negli ultimi decenni del secolo scorso il telecomando, la Computer Mediated Comunication e gli Sms hanno cambiato le categorie fondanti del pensiero dei giovani a livello di massa. Mi riferisco alle categorie dello spazio e del tempo e al modo di percepire se stessi e gli altri e l’altro. Lo spazio e il tempo non sono più quelli finalistici della tradizione aristotelica, né quelli meccanici della più recente tradizione secentesca cartesiana e galileiana.
Diventa, mi pare, urgente, soprattutto per chi lavora con i bambini e con i giovani capire come da questi vengono sperimentati lo spazio e il tempo per capire come vivono e quali sono i canali da attivare per stabilire un’autentica comunicazione con loro, una comunicazione educativa.
Sinceramente io non lo so e so che prenderei cantonate per effetto di presunzione.
Nella qualità di uomo di scuola e di coordinatore delle politiche cittadine dell’istruzione ho con molta modestia avvertito l’esigenza di attivare il “Settembre pedagogico e didattico”. Un momento di riflessione collegiale di docenti dalla materna alle superiori e dei dirigenti scolastici gelesi con i più grandi pensatori di pedagogia e di didattica che studiano i processi innovativi da luoghi di osservazione a livello mondiale.
Non certamente per chiedere ricette!
Umilmente per studiare in compagnia con la luce portata dagli scienziati e con l’esperienza vissuta dentro le aule e nella città. Animati dal condiviso convincimento di formare “Cittadini tutti diversi”.
Autore : Luciano Vullo
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