 |
notizia del 16/04/2010 messa in rete alle 23:57:15
La stagione dei pappagalli
Stanotte ho fatto un sogno. Un carissimo amico si presenta alle prossime elezioni di fine maggio e m’invita ad un comizio in piazza che lo vedrà, fra gli altri, debuttare sul palco. Ha deciso di buttarsi in politica e correre per la poltrona di consigliere comunale. E' da tanto che non vado in occasioni del genere, ma lo conosco fin da piccolo ed in nome di quella sacra cosa che è una vera amicizia, è come se glielo dovessi, almeno per una prima volta.
Mi metto al centro del pubblico: la tendenza iniziale è quella di mimetizzarmi, o quasi. Poi decido di avanzare qualche fila, in mostra abbastanza da farmi eventualmente notare dall’amico sul palco: altrimenti che ci sono andato a fare. Avanti a me ritrovo, puntuali, i neofiti di turno: assolutamente ignari, si sa, ma fortemente entusiasti. Li sento, nel frattempo, porsi domande fra loro: quelle classiche domande che contengono già le risposte. E nel ricordare come, del resto, ci sia passato pure Io, in un modo o nell'altro, mi viene quasi da ridere.
Li vedo abbassare il capo per imitazione rispetto ai più esperti, che stanno più dietro, proprio accanto a me. Fra quest'ultimi, saluto qualche faccia nota e d'istinto, penso: sono sempre qui, diamine, non li schioda nessuno! In fondo, quasi, quasi, li ammiro, ma poi la propensione ad abbandonarmi in una grassa risata si fa sempre più impellente. Mi rendo conto che è estremamente arduo trattenermi dal farlo, ma devo proprio resistere fin tanto che tocchi al mio amico parlare.
Ed eccolo lì, finalmente: un perfetto politichese già acquisito, gesticolio ineccepibile, “look” come si conviene. Ce l'ha fatta, dico tra me e me.
Attorno a me, invece, una folla di pappagalli parlanti – per lo più «cenerini» ma si fanno notare anche alcuni rumorosi «cacatua» – che ripetono sempre le stesse cose, gli stessi commenti, per non parlare dei soliti frugali ammiccamenti, specie negli applausi preconfezionati, in pieno stile «cocorito». Il tutto, s'intende, alla continua ricerca di stima ed approvazione reciproche. Realizzo allora ed una volta di più che nulla è cambiato e mi chiedo se forse mai cambierà. Mi do anche la risposta da solo: probabilmente no.
Nessuna illusione, del resto. Nessun disincanto, di conseguenza. Da lì a poco, questi pappagalli, bene allevati in cattività, riusciranno giusto un attimo dalla loro gabbia e non per provare a volare, in solitaria libertà, ma per andare a votare, in forzata compagnia. Dopodiché, in quella gabbia ritornerano, al sicuro: pronti un domani a ripetere e ripetersi. A questo punto un dubbio m'assale: trattavasi di fallace sogno o fatale premonizione?
Autore : Clark Kent
» Altri articoli di Clark Kent
|
|
 |
In Edicola |
|
|
Cerca |
| Cerca le notizie nel nostro archivio. |

|
|
| |
|