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notizia del 08/07/2007 messa in rete alle 23:28:10
Verso nuove frontiere della politica
Nella radura. Pensosi, con le antenne a cercare segnali per capire e dare un senso al cambiamento.
Così immagino i politici del nostro tempo. Con sulle spalle grandi responsabilità. Perché i cambiamenti sono veramente radicali. Difficilmente prevedibili, proprio radicali. Ci stanno nel mezzo gli stili di vita, i comportamenti delle persone, la loro esistenza, la coesistenza di miliardi di uomini e donne sul pianeta, i destini individuali e collettivi. Non cose di poco conto. Altro che emergenze! Il dramma. Tutto sembra scorrere quasi vivessimo la normalità immobile. E ripetiamo luoghi comuni che non aiutano affatto a capire le tragedie. Anzi, sembrano non appartenerci. Qualcuno, cinicamente ci scherza. Qualche altro ci costruisce sopra cinicamente la propria fortuna politica e economica. Sembra delittuoso persino parlare di socialismo.
Niente moralismi o bacchettate! Solo il desiderio di uscire dal diffuso torpore, dall’acquiescenza inconsapevole a costumi per nulla liberi e edificanti. Il desiderio di essere uomo libero tra uomini liberi. Cittadino. Perché proprio oggi dovremmo avere paura di affrontare discorsi radicali che portino la politica a pensare e a progettare un futuro in cui la libertà, la democrazia possano essere associati alla giustizia, alle pari opportunità per tutti indipendentemente dal genere, dal colore, dalla professione religiosa? Oppure dobbiamo relegare la condizione dell’autenticità e dell’autonomia a quella del barbome, del clochard? Scelta mobilissima, difficilmente praticabile.
Nell’ora x siamo stati gettati nel mondo da madre. Nel mondo-città. Che ancora persistiamo a pensare come un insieme di manufatti in cemento armato, strade, piazze, giardini, etc. La quale città, oggi, è anche tutto ciò che entra ed esce da ogni casa grazie all’elettronica, alla comunicazione telefonica, alla informazione-(formazione televisiva che spesso per efficacia sostituisce la scuola), a internet e ai complementari servizi on line.
Senza troppo distinguere reale da virtuale. Perché il cosiddetto virtuale è pure reale.
Non mi pare che ci sia molta attenzione da parte di cosiddetti politici su questo problema. Per la verità neanche tantissima da parte degli intellettuali.
Proviamo a ragionarci sopra brevemente.
Oggi il mondo sta vivendo un dramma. Stato o Mercato? Questo è il dilemma. A livello internazionale. La deregulation di Reagan e della Thatcher e il crollo dell’impero sovietico stanno a provare la vittoria del mercato – si è detto impropriamente dell’Occidente capitalistico – sulla statolatria e sul comunismo che ne è la più terribile espressione. In Italia il fenomeno è stato più pervasivo nel senso che il mercato è divenuto di fatto il valore più diffuso non individuandosi più valori che si sottraggano alla legge della domanda e dell’offerta, alla monetizzazione, alla finanziarizzazione della stessa vita di ogni giorno. Il governo del Paese da parte di Berlusconi non è stato casuale. Le leggi si potevano negoziare proprio come al mercato per farle ratificare dal Parlamento anche quando erano leggi ad personam o che ammettevano o depenalizzavano reati gravissimi. Al punto che cinicamente si stava per legittimare l’alleanza con l’antiStato per antonomasia, la Mafia.
Berlusconi continua a dire cose semplici. Niente Stato, niente tasse, niente welfare. Adesca. Il significato? La salute se la cura chi ha soldi, l’istruzione se la dà chi ha soldi, la vecchiaia se la garantisce chi ha soldi. La vita, dunque, una corsa sfrenata a fare soldi. Lo stato di natura che non è mai esistito, finalmente si concretizzerebbe in termini di lotta di tutti contro tutti con qualsiasi mezzo pur di avere soldi. Per garantirsi la vita. Magari come Trimalchione. Attorno il deserto, tranne i pochi cortigiani sempre pronti ad applaudire e a raccogliere i cocci.
Pensare alla politica in modo nuovo, invece, significa cogliere tutte le opportunità che vengono dal mondo nuovo. Dalle tecnologie compatibili. E farne tesoro per migliorare la qualità della vita per tutti, indipendentemente dal colore, dal genere, dall’età, dalle idee.
Pensando non solo alla governabilità del paese-nazione. Evidentemente anche a questo. Spingendo il paese-nazione verso valori di solidarietà. Che arricchiscono la vita dell’individuo, la rendono più saporita, luminosa. Più aperta allo scambio delle idee e delle emozioni. Più pacifica. Ché sono ideali e valori che hanno a che fare col socialismo.
Io spero tanto che nei prossimi giorni se ne parli anche nella nostra città. Per prepararci all’autunno quando nascerà una nuova formazione politica, il Partito Democratico. Potrebbe essere, sì, questa l’occasione per parlare di politica nella nostra città, dove, tra l’altro, si sta sperimentando il tentativo bellissimo di non confonderla con il calcolo dei posti da occupare con le carriere personali da costruire.
Autore : Luciano Vullo
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