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Corriere di Gela | La città dei veleni
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notizia del 15/05/2006 messa in rete alle 22:44:46
La città dei veleni

Prendiamo lo spunto dalle nove-righe-nove del segretario cittadino dei Comunisti italiani Ignazio Di Dio, diffuse all’indomani delle minacce, vere o false che siano, pervenute all’indirizzo di personalità politiche e istituzionali e che hanno in un certo qual modo – come scrive Cordaro nella sua rubrica Politicamente scorretto – diviso l’opinione pubblica. Divisione dettata forse anche dall’in-fuocata campagna elettorale, che a qualcuno evidentemente sta facendo perdere il lume della ragione.
“I toni di questa campagna elettorale – scrive Di Dio nella sua nota intitolata “Lettere anonime, minacce e veleni” – non contribuiscono a rendere più sopportabile il clima politico, che a Gela è ormai da tempo è diventato opprimente ed irrespirabile. Sarebbe utile che ognuno di noi facesse un’attenta e pro-fonda riflessione sulle responsabilità derivanti dal ruolo che ai vari livelli rivestiamo e sulle argomentazioni usate sia in campagna elettorale che nelle dichiarazioni pubbliche”.
Il livello di sopportabilità è a un punto massimo e chiunque pensa di trarre da questo cli-ma avvelenato vantaggi politici – perchè crediamo di questo si tratti – ha fatto male i suoi conti, poichè è tutto il sistema con il suo tessuto sociale che viene minacciato.
Ed è una strana sensazione quella che si pro-va a dover registrare i colpi bassi che vanno e vengono da una parte politica e dall’altra, quando la città – sembra che nessuno se ne stia accorgendo – sta letteralmente bruciando, con non meno di cinque incendi dolosi per notte, a danno di inermi cittadini. Forse sa-rebbe il caso di razionalizzare meglio le forze di polizia in campo e che i rappresentanti del popolo, dal Sindaco al Consiglio comunale, prendessero posizione, anzichè lanciarsi strali avvelenati. Se i reati si verificano sistematicamente di notte, sarebbe forse più opportuno disporre maggiori controlli durante le ore notturne piuttosto che di giorno. Ci chiediamo infine perchè si continuano a chiamare poliziotti di quartiere agenti la cui zona di presidio è la piazza e la parte centrale del Corso? E’ possibile che di fronte ad una piaga così diffusa, che affligge solo il cittadino indifeso, non si riescano ad individuare soluzioni per arginarne il fenomeno? Non ci si può continuare ad occupare solo di caccia alle streghe, lasciando i cittadini in balìa della delinquenza comune!


Autore : Redazione Corriere
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