 |
notizia del 12/07/2006 messa in rete alle 22:35:07
Una corazzata mediatica a sostegno di Saro Crocetta
Don Ciotti, l’europarlamentare Claudio Fava (Ds), la scrittrice Silvana Grasso. Opinioni importanti in difesa del sindaco di Gela, ospitate su la Rinascita, organo del partito dei Comunisti italiani, che al “caso Crocetta” ha dedicato ben tre pagine nell’edizione di venerdì 30 giugno scorso. L’attacco a Crocetta è definito “un aggressione dei califfi locali” dall’esponente della Quercia. Il fondatore di Libera dice di “essere fiero di Rosario”, mentre la vulcanica Silvana Grasso scomoda Socrate per tessere le lodi dell’amato Rosario. Qui sotto, il suo intervento (titolo: Crocetta: un Socrate dei nostri tempi”) pubblicato sul giornale comunista.
Non sono amica del sindaco Crocetta, anzi non pochi torti ho ricevuto da lui. Sono quindi immune da quelle contaminazioni che infettano il giudizio perchè un’amicizia, inevitabilmente, con consapevolezza o non, assolve minimizza e, quando addebita, tende alla legittimazione dell’addebito stesso.
Dunque reitero l’incipit della non amicizia col sindaco come massima garanzia di obiettività, sia in caso di approvazione che di abiura del suo operato. La sindacatura di Rosario Crocetta è sotto gli occhi di tutti, linea di confine, spartiacque, terminus ante quem e post quem gli annali, recenti e meno recenti della memoria, mutuando immagini tratte dalla favola, ricordano tanti Alì Babà e assai più che 40 ladroni!
Silenzio omertà e “comparato” (cioè siamo compari) con la mafia dei colossal economici sono stati nella catena del dna di molti affiliati della politica a Gela. Affiliati politici, in giacca e cravatta, al tumore mafioso della politica scellerata degli affari d’oro, metastasi dell’arroganza che solo l’esercizio dell’illegalità poteva garantire. Sostenitori e “compagni di merende nel malaffare” di mafiosi con tanto di patente di operatori (penso in primis ai lavori pubblici e alla manutenzione) all’interno della casa dei cittadini, il sacro tempio della res pubblica: il Municipio!
Il “prima” di Crocetta era la palude del sì passivo, la paura della denuncia o, peggio, la certezza della sua inutilità. Era il sì della disperazione, il sì della sopraffazione, il sì di chi non conosceva la libertà e la potenza del no. Era la setticemia della corruzione, la sepsi della cosa pubblica.
Il “dopo” Crocetta non è il Rinascimento che pur fu parola-chiave della sua campagna elettorale. E’ infinitamente oltre e altro, oltre ogni sua aspettativa, oltre persino ogni suo progetto. E’ nascita della denuncia, della parola dissenziente, è nascita di quella protesta civile che, prima che atto politico, è atto di coscienza e di humanitas. Crocetta, e per questo lo odiano e lo temono proprio i suoi alleati politici del centro, è per tutta la gioventù il Socrate dei nostri giorni, ricercatore di verità e libertà, affrancatore dai vecchi gioghi della politica da fogna. I suoi comizi in piazza, come nei quartieri della periferia, sono della letteratura, ma ben conosce nella pagina dell’onestà, della passione, dell’integrità morale. Il suo patriottismo non è geografico, è patriottismo etico, sconosciuto alle sozze meduse della politica gelese che oggi, in crisi di astinenza del malaffare, vorrebbero “ucciderlo” con la calunnia e l’alibi del pretesto “politico”. Analfabeti! Non sanno che i “discepoli” di Rosario, come quelli che un dì amarono in Atene il maestro Socrate, sono tale folla che non a un omicidio dovrebbero predisporsi, ma a un’ecatombe!
Si muovano i grandi Poteri della Politica nazionale a una crociata di coscienza, schiacciando i pigmei della politicuzza gelese che, sfiduciando il sindaco, vogliono l’oscuramento della città, la sua eclissi morale, la sua necrosi. A un poeta ellenistico, Callimaco, innovatore e dissidente come Crocetta, Apollo consigliava di schiacciare sotto il piede i demoni maligni dell’Invidia. Consigliamo a lui, al nostro Saro, di fare lo stesso coi vermi maligni dell’Invidia nostrana (demoni è parola inadeguata ai nostro! Quasi regale!...) e di insegnare ancora, per mille anni e più, ai giovani di Gela e di tutta la Sicilia, il suo canto libero.
la Rinascita, 30 giugno 2006, pag. 10
Autore : Redazione Corriere
I Vostri commenti
Un tempo gli artisti erano al servizio del potere. Credo che Gela si sia davvero fermata al medioevo. Brava Silvana, non rompere con la tradizione!
Autore: Cristina
data: 17/07/2006
|
|
 |
In Edicola |
|
|
Cerca |
| Cerca le notizie nel nostro archivio. |

|
|
| |
|