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notizia del 10/04/2006 messa in rete alle 22:09:40
Gli impegni nuovi della politica
Sono dispiaciuto di non aver preso parte alla campagna elettorale come in qualche modo avrei dovuto e voluto.
Non che abbia potuto minimamente influenzarla a Gela, dove opero. Da cittadino che vive in modo protagonistico le vicende politiche e amministrative qualcosa avrei dovuto dire. Ma ho avuto un qualche imbarazzo e molta rabbia. Che non hanno a che fare con la ragione, ma con le emozioni.
La rabbia per il livello in cui la vicenda elettorale è stata trascinata da chi governa il Paese e lo rappresenta a livello internazionale. Sicuramente è diritto di un Presidente del Consiglio fare propaganda per vincere le elezioni. Ridurre tutto a propaganda, elevando a regola la bugia, l’ha fatta grossa .
Il mio imbarazzo dalla preoccupazione che il Presidente del Consiglio domani possa vincere e essere riconfermato nella direzione del governo in un modo che ha nulla da spartire con la politica.
Che è arte di governo della res publica. A qualsiasi livello. Attraverso il confronto democratico. E col ragionamento per ottenere consenso. E invece no. Lo voglio dire con molta franchezza e con civico coraggio. Non ne ho i titoli? Probabilmente. Ma chi me li dovrebbe riconoscere? Dovrei comprarli in qualche città-mercato? E, invece, i titoli ce li ho, sino a prova contraria. Sono, infatti, un libero cittadino di uno stato democratico. Già questo è titolarità di valutazione e di proposta. Ed ecco il mio giudizio sui problemi politici cruciali del momento storico che stiamo attraversando.
1. Vorrei dire qualcosa sull’Europa. Per non apparire arrogante o vanitoso, mi sarebbe piaciuto ascoltare qualcosa. Il Capo del governo non mi ha aiutato a capirci qualcosa. Per la verità, è riuscito a spostare la campagna elettorale sullo spettacolo dove ha fatto da protagonista con la compiacenza di numerose reti pubbliche e private (anche piangendo da vittima). E come showman non ha rivali, anche se, invero, ha forse provocato una qualche stanchezza. Sta difatto che gli avversari politici, proposti sempre come nemici pericolosissimi, non mi pare abbiano affrontato in termini chiari ed espliciti la loro posizione in materia di politica europea.
Molti equilibrismi. Tante pezze spesso da ricucire, nessuna visione che facesse risaltare il ruolo dell’Italia nella prossima Europa e di questa nel mondo nelle materie più delicate: la pace mondiale, le politiche di sviluppo, di sostegno e di solidarietà. A malgrado che il candidato del Centro-sinistra abbia competenze elevatissime che tanti europeisti gli riconoscono e gli invidiano. Sarebbe stato elegante dire a chiare lettere che l’Italia in Europa si muoverà su questa o altra linea. Paura diffusa di affrontare il problema e di rischiare di perdere quote di elettorato. La democrazia progressiva – lungi da me la definizione togliattiana – esige che gli elettori non vanno inseguiti sulle loro posizioni. Ma vanno anche formati a esercitare le loro capacità valutative di un progetto sul quale chiedere il consenso. Visto che la democrazia moderna non può essere diretta come quella ateniese, ma solo rappresentativa.
2. La stessa cosa sui temi dell’istruzione arrivata al collasso.
3. Anche sulla politica della sicurezza sociale sono mancate proposte e analisi delle problematiche nuove. Voglio, cioè, dire del nostro tempo.Ci si nasconde dietro un dito. Il problema della sicurezza sociale viene affidato ai posti di lavoro in più e in meno. Senza dire a chiare lettere che si sono aperti nuovi scenari in cui la sicurezza sociale non può essere offerta dal lavoro e, in particolare, dal lavoro senza regole come si sta sperimentando in Italia con la cosiddetta legge Biagi. Anche perché tutti hanno avuto paura di fare il nome dello studioso che fu vittima del terrorismo brigatista. Il terrorismo va condannato seriamente. Le leggi dello Stato vanno sempre discusse senza alcun dogmatismo, con spirito critico, sia per evitare che provochino disastri, sia per tentare di migliorare le condizioni e la qualità della vita di un popolo.
4. Per non dire dei diritti e delle libertà civili in merito ai quali, indipendentemente dalla professione di fede, le piazze medianiche si sono prodigate a inseguire benedizioni che nulla hanno a che fare con la Costituzione, ma con le direttive di uno Stato – quello del Vaticano – che, oltretutto, non è neanche paese membro dell’Unione Europea. Il quale, mi pare ovvio, ha tutti i suoi diritti di prendere posizione, senza pretese di ingerenze che urtino contro i rapporti che sono regolati dalla Costituzione (circa la libertà religiosa) e dai Concordati bilaterali. Si è assistito a una sbracatura di tanti politici, anche del Centro-sinistra, in termini di vergognoso ossequio ai dictat del Beato Cardinal Ruini in materia di matrimoni, pacs, ricerca scientifica, morte senza dolore, cellule staminali e, ancora una volta, di istruzione con concessioni assolutamente fuorvianti circa l’introduzione possibile del Corano. Ignorando la laicità dello Stato. Che non significa professione di laicismo e di disprezzo dei sentimenti religiosi. Che sono tali quando, appunto perché sentimenti e convincimenti, non possono essere imposti né con leggi dello Stato né con subdoli compromissioni e inciuci ai vari livelli.
In una democrazia moderna lo Stato deve fare lo Stato. Se è in crisi come figura storica e istituzionale, deve poterne capire le ragioni e aprire il confronto con i cittadini singoli e organizzati anche in associazioni religiose. Laicamente, riconoscendo quel che appartiene a Cesare. E così la Chiesa, Le chiese, i gruppi che non si riconoscono in alcun credo devono evitare di risolvere le loro debolezze con gli aiuti dello Stato. Così come è avvenuto per l’istruzione nella cosiddetta scuola morattiana. Ma anche in altre delicatissime materie. Nonostante quel che insegna la Spagna, dove ha vinto le elezioni Zapatero che ora viene universalmente riconosciuto come il politico che fa le cose che dice. Ed è questa la lealtà democratica. Disse che la Spagna doveva uscirsene unilateralmente – per via della sua indiscutibile sovranità – dalla guerra in Iraq. Disse che avrebbe legiferato in materia di nozze gay e di sostegno alle famiglie (qualsiasi tipo di famiglia). Vinse le elezioni e si mise all’opera con solerzia, senza perdere tempo forte del consenso popolare. Perché quella dei cardinali spagnoli non può essere considerata un’opposizione politica, che sarebbe oltremodo impropria.
In Italia ben altro spettacolo. Anzi, solo spettacolo. Sicuramente per non affrontare i problemi.
Che, invece, vanno affrontati. Cassandra?
Nient’affatto. Vorrei essere un cittadino a pieno titolo. Libero nel rispetto della legge e dell’altro.
Una cosa, tuttavia, è avvenuta. E’ stato smascherato il danno che in cinque anni il governo del cavalier Berlusconi ha provocato agli italiani e all’Italia. Se ne sono accorti, era ora, anche gli industriali. Che hanno chiara la percezione dello scivolamento del paese verso gli ultimi gradini, non solo dell’Europa, sia per la produzione industriale, sia per la qualità della vita. Che è pure legata alle prospettive che vengono aperte alle nuove generazioni e alla pratica di solidarietà nei confronti dei più deboli, bambini e anziani e immigrati che siano.
Forse domenica e lunedì verrà sancita la fine di un inganno che venne addirittura presentato come contratto con gli italiani. Però, dopodomani ancora ci sarà di sbracciarsi le maniche. Questa è, per me, una certezza qualunque sarà l’esito elettorale.
Rita Borsellino, da questo punto di vista, è stata più coraggiosa. E si è cominciata a preparare, dopo l’investitura delle primarie, con i ‘Cantieri di lavoro tematici e territoriali’.
Mi piacerebbe proprio tornare a sperare e a operare fiducioso.
Autore : Luciano Vullo
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