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notizia del 22/06/2007 messa in rete alle 22:02:12
Partito nuovo o nuovo partito?
Forse sta per nascere un ‘partito nuovo’. Non un nuovo partito. Di un partito nuovo c’è veramente bisogno. Di un nuovo partito no. Nascono come i funghi, e non a caso. Spesso su misura per autoriconferma di gruppi, addirittura, di persone. Spesso con potere di intercettazione e di ricatto. Con l’unico programma o valore o ideologia dell’autoconservazione. Ideologia? Certamente, anche se surrettizia. Quella del mercato, per giunta protetto. La politica essendo concepita come arte di investire per trarre vantaggio per sé o al massimo per il proprio gruppo. L’Altro, un cliente cui vendere un prodotto, avendolo espropriato dell’animus di cittadino. Berlusconi ha fatto scuola. E’ stato il vero interprete originale e coerente di questa ideologia, che ha avuto il merito di essere condivisa anche quando avversata. Proprio come avviene nel mercato dove ogni venditore cerca di avvalorare la propria merce disprezzando quella altrui. Nell’apparente varietà delle merci, tutto si omologa in quanto merce. Anche il pensiero che diventa ‘pensiero unico’.
Questi pensieri assillano il mio cervello. Non per sfiducia congenita che induce a rifiutare il ‘buon budino’, così, per ‘partito preso’! Ma, perché ho conosciuto l’esperienza del ‘partito nuovo’ di Togliatti e vissuto in prima persona l’esperienza della ‘cosa nuova’ di Occhetto. Cose molto serie sicuramente. Che hanno dato movimento alla storia, non soltanto dell’Italia. Che, rispetto ai propositi, hanno forse realizzato l’opposto. Una forma di eterogenesi dei fini, per convincerci che la storia non è fatta dagli uomini ma da forze invisibili o immanenti o trascendenti rispetto al mondo. La nascita del ‘partito nuovo’ togliattiano e della ‘cosa nuova’ occhettiana doveva fare avanzare la storia verso obiettivi di democrazia e di socialismo. Con la consapevolezza, che era stata anche del Marx autore dell’ “Ideologia tedesca”, di dover procedere in modo laico, anzi scientifico. Anche ora si dice del metodo laico. Si pratica addirittura il cinismo diffuso. Anche da quanti sono definiti teocom. La logica del mercato moderno è ancora più bronzea di quella demistificata da Marx e pone sullo stesso piano i politici che si assoggettano ai preti e quelli che hanno paura di non riceverne la benedizione, cioè il consenso elettorale. Sicché, ad esempio, il diffuso ruinismo.
Lo scetticismo non fa bene alla salute. Ne sapeva qualcosa il saggio Nietzsche. Occorre essere veramente forti per tollerare una dose di sano scetticismo. Senonché, dallo scetticismo è possibile ricavare un nuovo codice di comportamento per gli uomini, una nuova politica. Saldamente ancorata ai valori della libertà e della democrazia. Che non sono, tuttavia, concepibili come fatti assoluti e immodificabili. Adamo diventa libero per effetto di una proibizione. E lo schiavo oppone resistenza a uscire dalla caverna platonica. Come la democrazia che in Atene è cosa diversa rispetto a quella praticata negli Stati moderni e di massa. Cambia la forma della comunicazione. Quindi anche la sostanza dell’uomo.
Ideologia? Forse! Senza un sistema più o meno aperto di idee (valori, obiettivi) non so cosa resta dell’uomo. Come direbbe Zigmunt Bauman, forse solo un consumatore-roditore. La salvezza dell’uomo? Forse nella capacità del suo rinnovamento. Nel rinnovamento della sua capacità di comunicare. In modo aperto. In una ‘società aperta’ nella quale a tutti vengano offerte pari opportunità. Prendendo partito. Progettando quella che offre maggiori chances. Scontrandosi con quanti, invece, vorrebbero limitare le opportunità in modo restrittivo. Scegliendo, attraverso alleanze e conflitti, le strategie che, evitando la guerra, salvaguardino la democrazia e la libertà, cioè la sicurezza di ciascuno. Senza paura del socialismo.
Per cui ogni partito (che, alla lettera, ha da fare con il ‘prender parte’…) deve essere riconoscibile per i valori che intende rappresentare, per essere consapevolmente scelto. La riconoscibilità ha da fare con l’identità. Che, dopo Pirandello, è divenuta un problema. E, nella società complessa e della comunicazione on-line, una tragedia. Con cui occorre misurarsi. Sapendo che l’identità non è concepibile in termini statici e di eredità storica, ma in termini dinamici e, quindi, in termini di progettazione del futuro. Cioè di programmi. Che nella società complessa non saranno concepibili come il Manifesto dei Comunisti che faceva riferimento al concetto di ‘classe’. Però, dovranno avere alcuni punti fermi intesi come valori. Perché se accettiamo la teoria del continuo movimento della società, degli uomini, delle cose senza un punto di riferimento, non avremo una società, una comunità, uno stato, una qualsiasi organizzazione… Tutto si muove? Impossibile accorgesene. E gli uomini, credo, siamo ancora fatti in modo tale che soffriamo la paura del vuoto in termini di vertigine e di nevrosi diffusa e di depressione e di stress e anche di burn-out. Per cui le sofferenze dell’età moderna, l’adesione di tanti a credi religiosi, e l’incapacità degli stati di garantire ‘sicurezza’ (che non può essere totalmente con-fusa con la lotta contro il terrorismo).
Mi pare, quindi, insopprimibile il problema dell’identità in termini di riconoscibilità. Che non si può inventare dall’oggi al domani. Come purtroppo avviene con i ‘nuovi partiti’.
Che dire del nascituro Partito Democratico? E’ una cosa importante. Però! Perché i fondatori hanno così tanta paura degli ideali del socialismo e della laicità dello stato? Giustamente non dobbiamo regalare il Paese a una destra arruffona. Non potranno, però, dormire sonni tranquilli quanti pensano di stabilizzare il Paese facendolo governare dalla Conferenza Episcopale…
Perché fare soffrire dentro questo partito nuovo gli uomini e le donne che pensano allo stato laico e sognano il socialismo?
Non sarebbe stato più opportuno pensare a una Confederazione?
Autore : Luciano Vullo
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