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Corriere di Gela | I nuovi assessori, conosciamoli meglio: Mariuccia Palumbo
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notizia del 04/07/2010 messa in rete alle 21:54:36

I nuovi assessori, conosciamoli meglio: Mariuccia Palumbo

Gelese doc, quarantasei anni, Mariuccia Palumbo (nella foto) fa parte da alcuni giorni della squadra del sindaco Angelo Fasulo. Un’amicizia familiare li lega da tempo. Sposata, tre figli, Emanuele, Daniele e Francesca. Riesce bene a conciliare – è lei ad affermarlo – impegni e ruoli: madre di famiglia e medico. Ora da amministratore, e precisamente da assessore alla pubblica istruzione, dovrà fare i conti con il nuovo impegno, che ha abbracciato con entusiasmo, senso di responsabilità consapevole.

Il suo ufficio è in via Palazzi nell’edificio restaurato dei Benedettini, dove non manca un certo gusto femminile. E’ al suo secondo giorno di lavoro. Preferisce stare accanto al cronista anziché dietro la scrivania. Predilige il rapporto immediato e diretto, non solo con i suoi pazienti (ricordiamo che è medico di famiglia) ma con tutti i suoi interlocutori. Penetranti i suoi occhi che nascondono molto bene due lentine a contatto che predilige agli occhiali, ed uno sguardo che riesce a sorridere senza tradire alcuna emozione, anche se ha iniziato da qualche giorno.

Gli chiediamo se insediandosi come amministratore di questa città si è ritrovata a provare la stessa emozione del primo giorno di scuola. Si ferma qualche secondo e poi è un fiume in piena. “E’ chiaro che c’è stata l’emozione che è quella caratteristica di quando si affrontano cose nuove. Il mio primo giorno di ambulatorio, il mio primo giorno di guardia medica, di sposa, di mamma. Sono emozioni irripetibili. Pur sapendo che mettendo piede, qui mi sarei trovata a mio agio perché prevale un ambiente femminile, eppure l’emozione c’è stata. Tutte mi hanno accolta affettuosamente e in modo sereno. Devo affermare che mi sento già a casa mia”.

Chissà se l’impatto medico-paziente è identico a quello con altri tipi di interlocutori.

“Non so se ci sia differenza. Ieri quando mi sono incontrata con funzionari e dipendenti mi sono definita una donna solare e passionale. Molto disponibile al dialogo. Non credo che possano esserci differenze di comportamenti”. Le lanciamo subito una provocazione e le chiediamo se si sente più importante adesso e se ha fatto una scommessa con se stessa.

“ Mi sento più responsabile per la carica che mi è stata affidata. Sono stata un po’ in fermento e per certi versi agitata, perché voglio dare delle risposte ai cittadini. Certo che ho scommesso. Se non abbiamo le ambizioni di portare avanti un disegno ossia un progetto costruttivo, non ha senso svolgere il ruolo che attualmente ricopro”.

Notiamo che ci fissa negli occhi e per un attimo la interrompiamo mentre cerca di spiegarci le motivazioni che l’hanno convinta ad accettare la delega di assessore. Le chiediamo se fa così con i suoi pazienti e in genere con chi le sta dinanzi.

“Me lo dicono tutti. Non ho nulla da nascondere. Mi piace guardare negli occhi ed essere guardata. Guardando l’altro comunico delle emozioni e mi attendo altrettanto. Chi mi guarda e abbassa gli occhi, vuol dire che c’è qualcosa che non va”.

Per l’assessore Palumbo tutti noi siamo un insieme di colori con personalità dalle più semplici alle più complesse. Ci guardiamo ben dal continuare la nostra conversazione sugli aspetti psicologici, ma ci viene spontaneo chiederle, a proposito di colori, quali preferisce prioritariamente tra il verde, il rosso, il bianco ed il nero.

“Il rosso è il colore che prediligo: è passione, amore, allegria. Poi a seguire il bianco. Adesso io mi definisco un foglio bianco su cui scrivere giorno dopo giorno gli impegni che andrò ad assolvere ed il nuovo capitolo della mia vita. Quindi il verde che rappresenta la natura, la speranza del domani, la salubrità. Ed infine il nero che mi sa di lugubre”.

Divaghiamo sul fatto se è diventata medico per scelta o perché è stata dai suoi genitori indirizzata verso questa difficile e gravosa professione. “Volli, fortissimamente volli”, è stato sempre il suo motto. Anche se fu contrastata dai genitori, alla fine è prevalsa la sua volontà ed ecco che Mariuccia Palumbo è medico. Dalle prime battute emerge subito un carattere dolce ma anche forte.

Azzardiamo una domanda. C’è stata o c’è competizione col marito che è anche medico?

“Si, molta competizione. Sempre. Sono cresciuta accanto a lui professionalmente. Io ero studentessa universitaria e lui era già medico con una sua esperienza per cui l’ho avuto molto accanto e mi ha aiutato. Successivamente nascono le competizioni perché a dominare è l’uomo. Ricordo che facevo guardia medica con lui e quando la gente chiedeva una visita domiciliare, scartava me e si rivolgeva a lui. Solo quando sei da sola cresci. Adesso abbiamo dei settori diversi. Non c’è più competizione, ma collaborazione”.

La società attuale è a suo giudizio ancora maschilista? E la donna solo se riesce a sgomitare conquista delle posizioni di potere, sempre che ne abbia le capacità.

“Ancora la donna non è riuscita a conquistarsi spazi importanti. E’ chiaro che adesso ci sono più donne che lavorano nella scuola, nella sanità, nell’informazione. La donna fa più fatica prima di raggiungere posizioni importanti, a diventare onorevole, sindaco. Certo ci sono, ma sempre in minima parte”.

Adesso la Palumbo si ritrova catapultata in un campo del tutto nuovo, ma che definisce affascinante. Dice con franchezza che si attendeva che le venisse affidato un assessorato affine alla sua professione. Ma per il prossimo futuro, nulla questio che ci sia una rimodulazione con qualche in carico sulla “famiglia” e sulla “salute”. Non le dispiacerebbe. Va bene comunque la pubblica istruzione. Non le chiediamo se ha già in agenda dei progetti perché sarebbe prematuro, però ha già qualcosa in mente ed ha già avuto dei primi colloqui con la dirigente del settore Maria Morinello. “Sono una mamma e conosco le esigenze della scuola. Ieri e oggi ho preso visione del bilancio mentre la nostra dirigente, bravissima , mi ha spiegato le cose basilari. C’è un grande ordine amministrativo. Ho in corso di elaborazione la mia agenda. Cercherò di venire in ufficio tutti i giorni perché si tratta di un lavoro che deve essere seguito da vicino . La settimana prossima prevedo degli incontri con i dirigenti scolastici per presentarmi e conoscerli. Mi farò fare da ciascuno di loro una relazione con le loro richieste e bisogni. Questi due mesi estivi non devono essere due mesi morti, ma intensi per far sì che l’anno scolastico inizi in modo sereno e nella normalità. Ci sono tante cose che ho in mente. Intanto andrò a visitare le scuole, visitare le aule, i servizi igienici. Se c’è da fare qualche piccola manutenzione vorrei collaborare con l’assessore ai lavori pubblici o all’ecologia. Vedrò di rendere più funzionali i servizi trasporto alunni e per disabili. Altro pallino che mi ha trafitto il cuore è la biblioteca. Abbiamo una bellissima biblioteca con tantissimi libri che hanno fatto la storia, ma che da anni è chiusa. Questo è un fatto grave e dobbiamo dirlo. La biblioteca è chiusa perché c’è un angolo del tetto che sta crollando. Da cinque anni inspiegabilmente non c’è nessuno che riesce fare manutenzione. Su questo mi impegnerò. Questo cuore sofferente va subito curato. C’è soltanto aperta una piccola parte per i giovani che vanno a leggere i giornali, i settimanali o le gazzette”.

Quale posto occupa a suo giudizio la scuola nella società?

“La scuola è al centro della nostra società. Dalla scuola iniziano le conoscenze basilari tra cui l’educazione alla legalità. A tal proposito mi viene in mente una frase pronunciata da un bambino. La legalità – afferma – non è un dolce che bisogna mangiare di tanto in tanto per soddisfare il palato, ma deve essere paragonato al pane quotidiano. Io mi ritrovo su questo principio”. Il discorso sconfina poi anche sui mali della scuola: bullismo, dispersione scolastica, sulla mancanza di risorse, sul costante monitoraggio delle frequenze degli alunni, sui controlli massicci per scoraggiare il fenomeno del bullismo e delle devianze, sui progetti da realizzare in collaborazione con gli altri settori dell’amministrazione e con le istituzioni. Il tempo è scaduto. L'assessore Palumbo si è mostrata preparata nel fotografare la situazione, ma dalla diagnosi alla terapia il passo sembra ancora lungo, soprattutto per quanto riguarda strutture e risorse. Non ci resta che aspettare.


Autore : Redazione Corriere
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