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Corriere di Gela | La discontinuità della Borsellino
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notizia del 12/06/2006 messa in rete alle 21:38:50
La discontinuità della Borsellino

Alla guida di un’opposizione dura e intransigente. Così vogliono Rita gli amici siciliani che di politica sono maestri. Siccome sono scarso in politica, la penso diversamente. Innegabile che il centrodestra di Cuffaro in Sicilia ha vinto le elezioni. Non tutti evidenziano che, seppure in modo meno trionfale di cinque anni fa, le ha vinte per governare per cinque anni. E non tutti evidenziano che cinque anni dei nostri tempi corrispondono a cinquanta di qualche decennio fa. Sono lunghi cinque anni di governo prossimo futuro di Cuffaro. Lunghissimi, non per Cuffaro. Evidentemente. Per l’opposizione, invece, sì. Sono tanti. Per l’opposizione siciliana saranno tantissimi. Dopo tante stagioni di consociativismo, un’eternità. Quell’eternità che Rita voleva interrompere con una soluzione di continuità.
Inventando la discontinuità. Già la sua persona era – e rimane – la testimonianza in carne e ossa della discontinuità, della rottura col politichese, della pratica dei “cantieri” per la progettazione politica coinvolgendo quanti più protagonisti possibili. Con entusiasmo, gioia e tanta semplicità. Non sempre per la felicità dei partiti. Non ha vinto sul centrodestra. Ne saremmo stati felici quanti abbiamo sperato nel nuovo inizio della storia siciliana. Tanti cioè. La discontinuità di Rita, centrosinistra permettendo, può vincere se verrà proposta alla Presidenza dell’Ars. Intanto assicurando trasparenza, efficienza ed efficacia al lavoro del Parlamento siciliano. Che non è cosa da poco! Evidentemente il centrosinistra dovrà avere il coraggio di proporla. Ché non è la stessa mossa del centrodestra nazionale. La CdL a Roma voleva scegliere. Cosa che non spetta all’opposizione in una democrazia. Infatti, per la Presidenza della Repubblica aveva chiesto una rosa di nomi sui quali esercitare l’opzione. A Palermo, invece, si tratta di proporre un nome. Misurare la vera volontà della maggioranza e procedere. Che se il centrodestra dovesse bocciare la candidatura della Borsellino, si assumerebbe non solo la responsabilità della mancata apertura alla collaborazione, ma anche manifesterebbe chiaramente la sua avversione alla trasparenza di cui la Sicilia ha bisogno. Perché la trasparenza e i valori di legalità e di lotta alla mafia possono essere associati ad altri nomi. Sicuramente. Quello di Rita Borsellino ha, però, una valenza semantica universalmente riconosciuto. E, servirebbe, oltretutto alla Sicilia e ai siciliani. Non certamente per un’operazione gattopardesca, ma per l’acquisizione di una carta di credito importantissima. Se ciò non avvenisse, se cioè la candidatura della Borsellino dovesse risultare improponibile al centrosinistra, i dietrologi, che in Sicilia sono tantissimi, potrebbero sospettare che viene osteggiata da chi dalla elezione di un uomo del centrodestra alla Presidenza dell’Ars, (il centrosinistra) potrebbe ricavare qualche vantaggio forse politico, sicuramente personale in termini di distribuzione di altre poltrone di rilievo. Dalla Vice-Presidenza alle commissioni. E sì, perché cinque anni di opposizione dura e intransigente – equivalenti a cinquanta, oggi!- sono lunghi, troppo lunghi. E abbaiare per cinque-cinquanta anni stanca. Sapendo che le vicende elettorali – e i nostri parlamentari di destra, di centro e di sinistra lo sanno bene – sono legate anche in Sicilia, soprattutto in Sicilia a vicende che da un mese all’altro possono spostare pacchetti o pacconi pesantissimi di voti da una lista all’altra. Come è avvenuto a Gela tra le politiche e le regionali. Non si sa bene per quale profondissima ragione politica nel giro di appena 48 giorni. Appena 48 giorni e migliaia e migliaia di voti sono migrati da una lista ad un’altra. Sono scarso in politica e non so darmi una ragione che neanche i politici professionisti, però, mi pare abbiano fornito in modo in qualche modo convincente. Solo 48 giorni di intervallo. E in cinque anni?
Perché insisto nel dire equivalenti a cinquanta? Non sono così folle. Però, so dell’accelerazione del tempo. Anche in Sicilia. Penso l’avvertano anche i politici che sanno come e dove stanno le cose. Quelle del presente e del passato. E dovrebbero anche saperle proiettare nel futuro. Considerato che la politica è l’arte di costruire il futuro della città e dello stato.


Autore : Luciano Vullo

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