 |
notizia del 05/09/2011 messa in rete alle 21:33:43
Ragionar di politica
I mali della città li conosciamo tutti. Con stanca monotonia ci vengono ripetuti per dovere d’ufficio tra uno sbadiglio e l’altro. Un po’ di eresia, sarà pure salutare! Cominciando da alcune domande, quasi per celia.
Domanda n. 1: Ci siamo accorti che lo Stato italiano ha dismesso i Comuni? Il federalismo? Li ha abbandonati alla loro deriva. Alcuni per sopravvivere hanno tassato i cittadini incrementando la Tarsu di ben oltre il 30% perché non ce la fanno più a garantire l’ordinarietà. Alla quale si aggiungono le emergenze dello smaltimento dei rifiuti, della distribuzione dell’acqua, del sostegno alle vecchie e nuove povertà sempre in aumento. Non mi riferisco a Gela. Dico di tutti i Comuni d’Italia. Di quelli amministrati dalla destra, dalla sinistra, dal centro, dall’alto e dal basso.
Domanda n. 2: Ci siamo accorti che lo Stato italiano ha abbandonato i giovani alle famiglie e ha delegato i pensionati di farsene carico mantenendoli sulle loro spalle a lungo termine per non farli morire di droga, di alcol e di noia?
Domanda n. 3: Ci siamo accorti che lo Stato italiano ha escluso – e continua _ dall’istruzione, dalla cultura e dalla società ben 2 milioni di ragazzi dai 14 ai 25 anni?
Ci sono altre domande. Le risparmio. Devo correggermi. Ho detto dello Stato italiano. Devo puntualizzare dicendo del governo. Perché le responsabilità di mettere abbondantemente le mani nelle tasche degli italiani (a proposito quanto costa un litro di benzina?) sono tutte del governo.
Ma voglio sorvolare. Vorrei andare più a fondo nella questione politica. Che riguarda il governo e anche l’opposizione. Materia che non può essere lasciata alla Presidenza della Repubblica in termini di moral suasion che sembra surrettiziamente sostituire l’assenza del dibattito politico. Quello che dovrebbe, cioè, costituire le posizioni convergenti o divergenti tra i partiti. Per evitare di essere sospettati di costituire la casta. La cui cura è solo quella di mantenersi in vita. Forse qualcosa si muove. Ne ho scritto recentemente. Ma non nei partiti. Non in Sicilia e nemmeno a Gela. Essendo Il problema siciliano quello di sostenere o abbattere Raffaele Lombardo. Ed essendo quello di Gela il grado di intensità della critica a Fasulo.
Mi spiego brevemente. Alcuni giorni fa, Tony Zermo ha riempito pagine e pagine della Sicilia su certe scelte che sta facendo la Cina. Quindi un’intervista a Lombardo il quale ha dichiarato le sue intenzioni di recarsi prossimamente a parlare con i cinesi per saggiare le loro reali intenzioni di trasformare la Sicilia nella loro piattaforma di aggancio con l’Europa. C’è un progetto a tal proposito dell’ architetto italiano Maggiora, consulente del governo di Pechino, per l’urbanizzazione di 400 milioni di cinesi. Che dice il Pd siciliano? Chiede di fare il referendum entro il 25 settembre prossimo.! Sul progetto di vendita/svendita della Sicilia ai cinesi?
Assolutamente! Il referendum per stabilire se il partito deve o non deve sostenere l’attuale governatore della Sicilia. Sarà l’estate, per la verità nient’affatto calda, ma non posso non dare ragione al giornalista catanese il quale sollecita una veloce presa di posizione per l’avvio di un qualche sviluppo della nostra isola. Neanche l’accenno a un minimo di dibattito. Eppure io penso, pur non condividendo del tutto le tesi di Toni Zermo, che sarebbe l’ora di parlarne dopo che ci ha provato il rettore della Kore di Enna. Si tratta di vendere l’isola ai cinesi? Di farne una stella dell’impero d’oriente come si tentò di farne una stella della bandiera Usa all’indomani della grande guerra? Quali potrebbero essere i termini di una collaborazione? Veramente il Mediterraneo potrebbe riprendere il suo antico e prestigioso ruolo in un momento in cui la mediterraneità si propone in termini nuovi per effetto della trasformazione della dimensione della territorialità?
Chi deve farsi carico di problemi del genere? La politica? La cultura? L’una e l’altra o meglio lasciar correre a blaterare cercando di speculare su mercato settimanale o altro che pure sono problemi importantissimi. Importantissimi come sono importantissime tutte le emergenze di tutte le città non solo siciliane. Che oggi, a mio avviso, non possono essere affrontati in termini di singole città. Che hanno tutte all’incirca gli stessi problemi che non possono essere risolti se non in un’ottica di comprensorio. E il discorso si sposta sulle province. Enti inutili! Qualcosa si muove anche in Sicilia. L’on. Castiglione propone di ridurle a sette. Lombardo ne vuole l’azzeramento. Che ne pensano i partiti? E se cominciassimo a pensare alle grandi aree metropolitane?
Pare che verrà portato avanti il progetto dell’autostrada Gela-Santo Stefano. La Sicilia di fatto sarebbe divisa in quattro macroaree. C’è nulla da pensare in termini di infrastrutture e di occasioni di sviluppo? Però, mi dico, se i sindaci delle grandi città siciliane cominciassero a muoversi da protagonisti. Se non ora, quando?
Autore : Luciano Vullo
» Altri articoli di Luciano Vullo
|
|
 |
In Edicola |
|
|
Cerca |
| Cerca le notizie nel nostro archivio. |

|
|
| |
|