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Corriere di Gela | Segreteria, Lupo la spunta su Lumia
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notizia del 14/11/2009 messa in rete alle 21:22:46
Segreteria, Lupo la spunta su Lumia

Domenica 8 novembre scorso il Pd siciliano ha fatto la sua scelta tra Lupo e Lumia: il nuovo segretario del partito democratico nell'isola è il deputato regionale all'Ars, già Segretario Cisl nella provincia di Palermo, on. Giuseppe Lupo.
Dei 180 delegati eletti, erano presenti in 175. La decisione di far parlare il “terzo incomodo” Bernardo Mattarella, candidato collegato ufficialmente alla mozione Bersani, escluso dal ballottaggio a seguito delle Primarie poiché giunto di poco dietro a Lumia (29% contro il 31% ottenuto dall'ex presidente della Commissione nazionale antimafia), ha fatto letteralmente imbestialire il senatore Lumia che ha deciso di abbandonare i lavori: ad imitarlo senza remore, il manipolo di deputati al seguito ed i delegati di riferimento.
A votare sono andati in 123: 122 le preferenze per Lupo, 1 per Lumia. Quest'ultimo, candidato autonomo non collegato ufficialmente a nessuna mozione congressuale nazionale (né Bersani, né Franceschini, né Marino) avrebbe voluto che i mattarelliani, una volta escluso il proprio candidato dal ballottaggio, fossero liberi di votare per Lupo o Lumia senza interferenze da parte dello stesso Mattarella e del gruppo dirigente che lo aveva sostenuto: ma quest'ultimi hanno risposto picche. Appurato ciò e intuita la sconfitta a cui andava incontro, lo stesso Lumia e i suoi sostenitori, tra cui per quel che ci riguarda da più vicino il deputato regionale Lillo Speziale e l'europarlamentare Rosario Crocetta, hanno invitato all'unità del partito giusto 48 ore prima l'elezione. Si potrebbe dire meglio tardi che mai: ma quando si conduce, per responsabilità diffusa e senza voler addossare colpe specifiche a nessuno, una competizione che sa più di contrapposizione, piuttosto aspra, per tutta la fase congressuale in cui il botta e risposta era pane quotidiano, diventava francamente difficile ipotizzare che dall'altra parte, dove il duo Lupo-Mattarella aveva stretto l'accordo, recepissero il messaggio con benevolezza e nonchalance.
Del resto, la scelta di uscire dalla sala dell'hotel San Paolo Palace non ha fatto altro che reiterare la tendenza a radicalizzare lo scontro, a questo punto, anche dopo il congresso, alimentando il sospetto che l'autonomismo così tenacemente perseguito nella propria candidatura da Lumia e soci, preludeva allo stesso autonomismo rivendicato da Micciché nel neonato PdL Sicilia: non a caso Lumia ha già dichiarato di volere, anche lui, un suo Pd Sicilia, racchiudendolo per ora nell'ambito dell'idea di un partito che dev'essere federato e smentendo un eventuale scissione o la costituzione di un gruppo parlamentare a sé stante, così come è avvenuto nel caso dei «ribelli aventiniani» del PdL facenti capo a Micciché. Venuto meno l'appoggio dei 12 deputati dell'UdC passati all'opposizione al fianco dei 29 deputati del Pd, attualmente all'Ars Lombardo può contare su 15 deputati del MpA, 15 del PdL Sicilia ed i restanti 19 del PdL (lealista): da un punto di vista numerico la maggioranza c'è poiché sono 49 su 90. Ma trattasi di una maggioranza risicata e precaria a causa del sostegno non sempre convinto del fronte dei «lealisti» del PdL: da qui l'invito a chiare lettere rivolto dal Governatore ai lumiani (vale a dire grossomodo 1/3 del Gruppo Pd): l'appoggio sistematico di quest'ultimi permetterebbe una maggioranza più stabile e meno «variabile». La volontà dell'elettore è stata, comunque, già tradita con l'uscita dell'UdC dal governo dell'isola, si tratta ora di capire se si vuole continuare o meno con l'ancor più mortificante pratica del trasversalismo.
A ben vedere, sarebbe forse meglio togliersi dall'imbarazzo di queste correnti, peraltro personalistiche, dando vita a questo fantomatico «Partito del Sud» il cui spettro torna di nuovo a manifestarsi e, stavolta, in maniera ancor più convinta: chi mesi fa asseriva che fosse una grossa bufala, forse oggi non avrà la stessa certezza nell'affermarlo. Staremo a vedere.
Dal canto suo, subito dopo l'avvenuta elezione, Lupo ha invitato “tutti quelli nel partito a rimettere le cariche occupate in rispetto del voto dei 190.000 elettori delle Primarie”. Fra questi, c'è anche il capogruppo Pd all'Ars, Antonello Cracolici, a cui si rimprovera la scesa in campo in appoggio ad uno dei 4 candidati in lizza (inizialmente c'era anche Giuseppe Messina, la cui candidatura era ufficialmente collegata alla mozione congressuale nazionale Marino), a dispetto della posizione imparziale che avrebbe dovuto sostenere in ragione della carica occupata. Al suo posto andrebbe proprio il figlio di Piersanti Mattarella. Il neo segretario regionale del Pd ha però anche assicurato di lavorare “per ricostruire l'unità all'interno del partito, partendo dall'assunto rappresentato da un'opposizione vera e sana del Pd al governo regionale: i nemici non sono all'interno del partito, ma sono fuori dal partito e si chiamano Berlusconi e Lombardo”. In ogni caso ed a prescindere dalle polemiche che ne hanno accompagnato l'investitura, Lupo ha obiettivamente meritato il successo giacché è stato semplicemente il più suffragato sia dai tesserati che dal popolo delle primarie. Dalle nostre parti, dopo l'intesa raggiunta tra Lupo e Mattarella, dei tre deputati gelesi del Pd, alla fine l'unico a sorridere è Miguel Donegani (coordinatore provinciale della mozione Bersani-Mattarella nella provincia di Caltanissetta) forte del contributo dato dalla sua lista, con quasi 1000 voti ottenuti, alla mozione Mattarella che nel collegio n. 2 (Enna-Caltanissetta) è risultata la più votata. Donegani parla di un progetto di rinnovamento che recupera l'originaria idea del Pd, grazie all'asse Lupo-Mattarella che garantirà il “rispetto delle regole interne” e la “costruzione di un'idendità ben precisa”, basata su “valori distintivi” ed un “determinato modello di società”. Dopo esposizioni mediatiche, spot a go-go, comizi e manifesti a ringraziare personalmente gli elettori, Crocetta e Speziale devono ora ingoiare il rospo. Quale scenario si apre per la candidatura a sindaco è troppo presto per dirlo. Per entrambi, inutile nasconderlo, in vista delle prossime amministrative cittadine, la faccenda si ingarbuglia ulteriormente e diventa assolutamente vietato fare passaggi a vuoto o mosse sbagliate: il momento è di quelli decisivi in cui un semplice passo falso può costare davvero caro. Quasi ovvio scegliere per il momento la via del silenzio, magari giusto il tempo di far sbollire la rabbia. Ci sono poi gli ex margheritini Fava, Giordano, Gulizzi e via discorrendo, nonchè la borselliniana Carfì che dall'esito estremamente favorevole del congresso regionale trarrano chiaramente lo spunto per dire la loro senza restare fuori dai giochi. Insomma, ne vedremo delle belle e stiamo parlando di un solo partito. Chissà quanti e quali altri pensieri caotici contiene questo enorme magico calderone di una politica stregona in una città sensibilmente smemorata. Aut Caesar aut nihil.


Autore : Redazione Corriere
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