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Corriere di Gela | Oltre la politica termodinamica
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notizia del 11/03/2011 messa in rete alle 21:17:10
Oltre la politica termodinamica

Ha ragione da vendere l’ing. Sebastiano Abbenante nel suo articolo sul secondo principio di termodinamica e sul Pd di Gela. Io sono fuori e non mi intrometto. Tranne che sulle questioni generali che conosco un po’ meglio. A proposito delle quali ho qualche perplessità sul «partito elettorale» quale sta diventando il Pd. Anche per via delle primarie. Riflettere sulla cosa non è affatto un vezzo accademico. Pensando glocal, come si usa dire oggi. Mettendo insieme globale e locale. Nel momento in cui va alla deriva lo Stato distributore di risorse e salgono a un ruolo protagonistico gli Enti Locali. Che, con competenze aggiuntive, dispongono di risorse ridottissime. Lo stato ex redistributore di risorse taglia nei settori che classificherei nella categoria della «sicurezza». Per esempio nel settore della sanità.

Stanno scomparendo quasi tutti i servizi di medicina di secondo livello. A danno di chi? Di chi non potrà rivolgersi alle strutture a pagamento. Stessa cosa per la scuola.

Che a ben guardare ha pure a che fare con la sicurezza sociale se si connettono istruzione e educazione alla coesione delle comunità civiche. Per non dire dei tagli nell’amministrazione giudiziaria resa quasi impotente. E anche alle forze che dovrebbero garantire l’ordine pubblico. Avanza il privato a pagamento anche con i soldi pubblici dello stato sottratti ai cittadini. Il cosiddetto bonus scuola alle famiglie sono soldi dei cittadini. Anziché drenarli verso la scuola statale, vengono dati alle famiglie per consegnarle alle scuole private. Così come già avviene per le pensioni che gradualmente, proprio perché non viene affrontato in modo adeguato il problema del lavoro e della gioventù. I ragazzi e le ragazze non essendo garantiti, dovranno essere in qualche modo assicurati dalle famiglie ricorrendo ai fondi privati. E i Comuni?

Ecco il ruolo del partito tra dimensione globale e quella locale.

Lascio da parte il Pdl. E’ un partito padronale. E’ inutile chiedere a un partito-azienda discussione e dialogo tra gli iscritti. I progetti scendono dall’alto. Si intrecciano con la pura gestione del potere. Evidentemente in termini padronali e aziendali. Lo stato, è notorio, va a farsi friggere in quanto struttura che regge su valori determinati dalla Carta Costituzionale conquistata in seguito all’abbattimento di una terribile tirannide. Il partito-azienda galleggia su proclami massmediologici e sui sondaggi. Il suo obiettivo non dichiarato è quello di svuotare lo Stato e agevolare al massimo il mercato globale che mal tollera le leggi. Evidentemente in quel partito non c’è spazio per proposte etiche come ha chiarito Giuliano Ferrara consigliore del principe. Ogni norma etica viene ridicolizzata come cosa di bacchettoni, puritani giustizialisti.

Il Pd ha sperimentato le primarie chiamando in causa i cittadini in quanto elettori. La selezione dei dirigenti con questa metodologia mi sembra destinata a cadere nel populismo. Gli uomini di potere, che non sono una prerogativa della destra, dominano le primarie. Per cui il soggetto- partito finisce con il diventare un appannaggio di chi riesce a dominare con l’uso spregiudicato del potere. Mentre, invece, il partito dovrebbe sapere esprimere capacità progettuali di medio e lungo termine. Cosa diversa del potere consolidato dalla storia passata e che quindi tende ad auto conservarsi. Per cui il partito che dovrebbe innovare la società svolgendo anche una funzione pedagogica, diventa addirittura ostacolo al rinnovamento. Perché non sa interpretare le istanze nuove che al momento in cui nascono sono sempre minoritarie. E dovrebbero diventare maggioritarie attraverso l’azione di promozione culturale.

Cosa diversa è evidentemente la scelta dell’amministratore della città. Del sindaco che, al di là delle capacità di «immaginazione» del partito, dovrebbe avere accertate capacità di governo del presente così come si è formato per indirizzarlo al futuro così come viene promosso dal dibattito dentro e tra i partiti.

Personalmente ho parecchie perplessità nei confronti della democrazia diretta. Per dirla con un esempio, alla maniera della polis greca. Perché la città d’oggi si intreccia con il globale, come accennavo prima. Per cui, la democrazia diretta senza la mediazione dei soggetti-partito si trasformerebbe, come si sta purtroppo trasformando, in una sorta di Jamahiria in cui il capo si sente svincolato da ogni norma perché ha ricevuto un’investitura popolare. Sicché, in verità, i cittadini anziché riappropriarsi della politica con la partecipazione costruttiva, attraverso l’elezione dei dirigenti di partito con le primarie, ne vengono espropriati.


Autore : Luciano Vullo

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