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notizia del 20/07/2003 messa in rete alle 21:03:37
Bilancio, per Nuova Sicilia é un’occasione perduta
Il recente commissariamento del Consiglio comunale per l’approvazione del bilancio è l’epilogo di una politica affatto coerente al più complesso contesto di una città in cui le miserie e la pochezza di intenti dei suoi amministratori non hanno mai avuto limite alcuno.
La “rinata” intraprendenza della nuova amministrazione cittadina, frutto di una singolare e discutibile privazione del significato dell’espressione maggioritaria di voto dell’intero corpo elettorale, suona ormai come beffarda delle stesse esigenze dei cittadini, perché canzonatori dei loro stessi bisogni.
L’universalità dei residenti ha ormai reso tangibile l’improponibilità di un sistema di governo centralistico, retto dall’incongrua metodica degli interventi pubblici di miglioramento ai denunziati disagi di zone depresse dall’abitato cittadino, perché in ultima analisi espressione dell’avversato inattivismo degli organi di governo più volte insensibili persino alle irrinunciabili necessità per una migliore condizione umana negli stessi quartieri.
Siamo stanchi di leggere delle non poche petizioni rivolte da comitati spontanei, ma pienamente soddisfatti, che seppure momenti di singolare ripudio all’atavica rassegnazione di gruppi sempre più consistenti, rendono il senso dell’ineluttabile frustrazione a fronte delle precise rivendicazioni.
Non è un caso, peraltro, che le diffide ed i solleciti sinora rivolte all’amministrazione comunale siano provenuti dalle aree urbane più disastrate, a mezzo dei loro comitati spontanei, segno che non è più tollerabile doversi ancora far questione sul diritto del singolo ad una “normale” vivibilità e sicurezza nei quartieri.
E’ stato perciò costante negli stessi residenti l’assunta affermazione sulla doverosa istituzionalizzazione delle rappresentanze di quartiere, nel rispetto di quel principio dell’autodeterminazione che è ancora migliore retaggio della cultura di democrazia e di partecipazione popolare nella gestione della cosa pubblica, reclamandosi perciò, a cura dei non pochi comitati di quartiere, il diritto ad essere attivi sostenitori delle esigenze particolari di ognuna delle diverse realtà ur-bane di loro estrazione, perciò artefici del destino del loro territorio, rafforzando il proposito di vedere attuato l’autogoverno dei quartieri, quale imprescindibile strumento di rafforzata tutela dei bisogni e degli interessi della comunità che essi hanno via via inteso rappresentare.
Abbiamo tutti noi cittadini di Gela maturato la convinta opinione sull’inutilità di delegare il governo del territorio ad amministratori insensibili alle esigenze troppe volte rappresentate ed ancora oggi irrisolte!
Dobbiamo tutti noi aver chiaro il concetto che gli strumenti privilegiati di sviluppo non possono essere solo le vuote esternazioni di chi abbia voluto far richiamo alla “Legalità” come valore assoluto di ispirazione dell’attività amministrativa, essendo oltremodo pacifico che il rispetto della legge non può essere un comportamento di vita da poter condizionare alle “diverse” priorità volute da un gruppo dirigente a discapito di quelle dei precedenti amministratori, pena la implicita negazione del principio generale della necessità obbligatorietà del precetto legislativo.
E’ piuttosto elementare l’intuizione che la legge non possa in nessun caso diversificare le prospettive scaturenti dalle situazioni giuridiche da essa introdotte, a discapito della credibilità stessa del precetto normativo, nel rischio che questo possa essere compreso come strumento di inammissibile discriminazione tra situazioni tra loro uguali laddove non tutte le realtà locali appaiono uniformate da identiche prospettive di vita civile.
La diffusa criminalità nel territorio valorizza la esatta dimensione del degrado raggiunto nelle pur affollate realtà periferiche, in cui la mancanza dei più elementari servizi pubblici non può non favorire una tendenziale propensione all’abuso, perchè in definitiva non basta confidare nelle sole individualità se queste, come assai spesso accade, non abbiano possibilità di attecchire nelle dure coscienze di chi è co ad improvvisare solo per non soccombere!
La dichiarata “sensibilità” della Giunta di centrosinistra aveva creato l’illusione che forse si sarebbe potuto riuscire a soddisfare esigenze già per tempo attenzionate dalla Giunta Scaglione, tra cui anche l’istituzionalizzazione delle rappresentanze dei quartieri.
Ne è conferma l’aver dato indicazione, tra le previsioni di spesa inserite nella bozza di bilancio 2003, a suo tempo trasmesso al consiglio comunale per l’esame e l’approvazione prima dell’11 marzo 2003, le somme quantomeno utili per l’approccio definitivo (tale era l’auspicio delle forze del centrodestra) alla soluzione delle problematiche di corretta gestione dei quartieri e loro risanamento “partecipato”.
Tale prospettiva veniva suggerita a detrimento di una visione politica dei bisogni del territorio miope ed ormai inadeguata a cogliere le giuste istanze e le rivendicazioni popolari, onde il bisogno di attuare anche a Gela il decentramento amministrativo finiva per coincidere con la comune intuizione delle forze dell’allora maggioranza di governo circa la necessaria predisposizione di uno schema di delibera sulla istituzione ed il funzionamento dei Consigli circoscrizionali, con ciò intendendo dare attuazione al vigente Statuto comunale, la cui applicazione, almeno per la parte relativa, rimane ancora componente ignota della volontà politica dell’attuale amministrazione comunale.
Lo schema di bilancio predisposto dalla Giunta Crocetta ha lasciato in ombra la decisiva soluzione tentata nel gennaio 2003, onde appare persino irragionevole in ripartizione delle spese correnti e di capitale per la parte più consistente del bilancio voluta destinare solo... all’effimero!
E’ perciò ancora vivo l’auspicio che il leale confronto tra le opposte forze politiche di questa città possa, in sede deliberante la proposta di bilancio dell’amministrazione, essere occasione per l’assunzione di un rinnovato impegno di fronte alla comunità, evitando che gli espedienti e le vuote locuzioni siano esse stesse gli unici strumenti disponibili per il decantato riscatto della città di Gela!
In tale contesto, Nuova Sicilia si farà ancora una volta portatrice della giusta aspirazione dei tanti cittadini ad un rinnovato modello di governo della città, rettamente ispirato a concreti principi di decentramento e di partecipazione popolare nella gestione dei servizi di base, convinti che un simile proponimento non possa che essere utile alla crescita sociale e al riscatto del territorio ed assertori dell’indiscutibile bisogno di rendere concretamente operativi tutti quegli ambiti di democrazia voluti dal vigente Statuto comunale.
Giuseppe Pace, Segretario cittadino Nuova Sicilia
Avv. Giuseppe d’Aleo, Componente della Segreteria
Autore : Redazione Corriere
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