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Corriere di Gela | Bulli e teppisti
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notizia del 17/11/2007 messa in rete alle 20:25:24
Bulli e teppisti

C'è di che aver paura stando alle immagini dei tg, alle informazioni dei quotidiani! Che, evidentemente, non possono, per dovere di cronaca, ignorare i fatti accaduti domenica scorsa nell'autogrill di Badia al Pino Ovest, a Bergamo, a Roma e in tanti stadi d'Italia. Né possono tacere sui fatti di Perugia e di altre città dove sono stati compiuti crimini efferati, pare, ad opera di giovanissimi. Le città sono diventate insicure. I sindaci non ce la fanno. Chiedono rinforzi allo Stato. Ma le forze di polizia risultano invise e vengono attaccate. Proprio mentre sul fronte dell'ordine pubblico e della sicurezza, registrano grandi successi decimando la cupola mafiosa e assicurando alla galera criminali organizzati in tutt'Italia.
Una bella riflessione l'ha proposta sul Corriere della Sera Dacia Maraini. Non credo con l'intenzione di minimizzare. Faceva notare che in Italia i delitti, quelli di sangue, negli ultimi anni sono diminuiti. Eppure si ha l'impressione che siano aumentati. Chissà perché? Nasce qualche sospetto. Intanto il sospetto che sia in corso un processo di destabilizzazione dello Stato e della Politica ridotta per lo più a gossip o a rivalità personali per autoconservazione.
Evidentemente ci sono debolezze che vanno individuate dentro le istituzioni, tra gli uomini che le rappresentano che spesso sono indegni. Contribuiscono, a volte in maniera diretta, a diffondere malumore e disagio nella società. Desiderio di rivolta. Terreno di coltura di schegge impazzite. Ci sono motivazioni più complesse. Strutturali e albergano nei processi di crescita della società postindustriale, specificamente italiana. Ne ho trovato una traccia in un fondo di mercoledì scorso del Corsera, firmato da Giuseppe De Rita. Ne riporto un brano: “Colpisce anzitutto la volontà dei tifosi di esternare se stessi, senza alcuna coscienza o limite di come lo si fa. Essi, forse perché fanno di continuo i puri spettatori (vivono guardando) hanno nel proprio intimo un gran bisogno di diventare protagonisti in proprio, scendendo in un campo, la piazza, dove tutti i loro comportamenti sono visti, raccontati, filmati magari a reti unificate.....”. Ed ha colto, a mio avviso, l'essenza del problema. Se è vero che della 'rivolta' della domenica di S. Martino non sono stati protagonisti solo i giovani e i giovanissimi, ma soprattutto persone adulte e tranquilli 'lavoratori' come quelli che sono stati arrestati a Bergamo che ne erano a capo.
La mia modestissima tesi è la seguente: nel momento in cui disponiamo di strumenti di comunicazione-informazione rapidi, accessibili a tutti, in tempo reale (videofonini, chat....), ci sentiamo più nascosti, più lontani dallo 'spazio pubblico'. Cioé , dalla città. Da essa ci sentiamo esclusi, emarginati. Non più cittadini. Che sono tali in quanto partecipano alla vita che si svolge nello spazio pubblico. Perché nello spazio privato -così si pensa per antica tradizione!- vige la 'necessità', in quello pubblico, invece, la libertà o, quantomeno, il riconoscimento (pubblico) della persona. Ciò che oggi è divenuto difficilissimo per tutti, tranne che per Berlusconi che, a suo tempo e fatti i suoi bravi calcoli, decise di 'scendere in campo', in politica. Disponendo del campo, della piazza, della città. Cioè, di quello che erano diventate la piazza e le città, le reti televisive. I cittadini, non solo i giovanissimi, oggi rischiano di vivere da puri spettatori. Già Mussolini aveva intuito cosa comportavano gli strumenti di comunicazione di massa del tempo. E dette sfogo alla cittadinanza attraverso le parate militari alle quali tutti dovevano partecipare, anche le donne e i bambini.....
Oggi assistiamo a un fenomeno di implosione della cittadinanza. L'impedimento a esternare se stessi produce pentole a pressione senza valvole di sicurezza pronte in qualsiasi occasione a scoppiare. Magari, impegnate a cercarsele le occasioni ad esempio negli stadi. Ma anche nelle scuole spesso devastate da teppisti, essendo divenute luoghi in cui si pratica abbondantemente il bullismo.
Perché il bisogno storico e oggettivo di rendersi visibili, realizzato in Occidente con la nascita della città e dello Stato, oggi, invece, viene esternato attraverso l'invasione violenta degli spazi pubblici tradizionali con relative riprese filmate o attraverso la mistificazione dello spazio pubblico ad opera delle telecamere e dei videofonini. Sicché, tutto si spettacolarizza. O meglio, vengono spettacolorizzate la violenza e la stupidità di massa. Ché, spesso, alla violenza si risponde con la volgare stupidità come nel caso delle chat inviate alla giovane Amanda, accusata dell'omicidio dell'amica, alle riprese con videofonino di scene porno con protagoniste giovani studenti di 12 anni e messe nella rete, alle smanie di giovani mamme che comprano il perizoma per le figliole di appena sette anni candidandole a diventare veline.
Quando tutto diventa un grande mercato, e il mondo sta diventando un ipermercato, avvengono le cose che stanno avvenendo. Piuttosto che scandalizzarci, dovremmo prenderne atto e agire di conseguenza per restituire all'apparizione nello spazio pubblico il suo ruolo di autenticità. Considerando che è cambiato lo spazio pubblico, quindi la città, quindi ancora la politica. E che occorre attrezzare gli istituti promotori di educazione alla convivenza civile di risorse abbondantissime e nuove sia di natura finanziaria, sia di natura professionale e culturale.
Ho letto nel risvolto di copertina del nuovo libro di Loredana Lipperini “Ancora dalla parte delle bambine” che '..ancora una volta negli anni dell'infanzia ..le donne vengono indotte a consegnarsi a una docilità oggi travestita da rampantismo'. Discorso che, pari pari, vale anche per i maschietti. Candidate veline e candidati bulli, tutti rampanti e tutti frustrati.


Autore : Luciano Vullo

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