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Corriere di Gela | Dove si nasconde la Politica?
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notizia del 17/06/2012 messa in rete alle 20:04:56
Dove si nasconde la Politica?

Dopo tanta essenza, torna la tentazione della ripresa del computer per scrivere. Di lavoro e di politica. Mi sembra di correre il rischio dell’eresia. Sia perché il cervello rischia l’evaporazione per l’approssimarsi finalmente del caldo estivo. Sia per la pericolosità dei temi sui quali pare si sia organizzata qua a Gela come altrove la congiura del silenzio. La congiura non si mette in atto con l’assenza di parole, ma anche con l‘elevazione del volume dell’ emissione di voci sotto forma di parole gridate in forma di urlo, senza significato. Anche nelle sedi dei partiti che dovrebbero orientare il dibattito e gli eventi storici e socio-cuturali. Mea culpa! Ho la testa infarcita da categorie mentali protonovecentesche. Addirittura apprese dalla lettura delle opere di Gramsci, gravemente colpevole di avere fondato il partito comunista italiano.

Della quale cosa molti di quelli che vi avevano aderito per giunta tardivamente si sono pentiti e pare che si siano riscattati dalla colpa avendone ampiamente scontato il fio con pratiche dissacratorie.

Da Gramsci, che mi ostino a considerare ancora maestro, ho appreso che il partito svolge il ruolo di avanguardia. Egli, da bravo marxista, era convinto del fatto che la società era divisa in classi. Quella industriale a lui contemporanea in borghesia e proletariato tra loro antagonisti. Che il partito trovava collocazione nell’uno o nell’altro schieramento. Il motore della storia stava a suo avviso nel proletariato. Col quale si schierava il partito comunista. Istituendosi come sua guida, l’avanguardia, novello principe e intellettuale organico. Non adagiandosi su di esso . Sarebbe rimasto fermo il proletariato senza la luce della stella che non doveva solo brillare sulla bandiera rossa. Doveva indicare la strada facendo conoscere la meta.

Acqua passata non macina mulino. La lotta di classe? Ormai le classi sociali non esistono più. Si sono volatilizzate come il vapore. Altro che cambiamenti! Gramsci, al di là delle colpe, è inattuale. Punto e basta!

Addirittura egli sosteneva che il proletariato avrebbe dovuto cambiar pelle. Per creare la “città nuova” studiando, non senza inaudita fatica, avrebbe dovuto appropriarsi della cultura borghese. Non per diventare borghese. Usava il metodo dialettico Gramsci, come Hegel e come Marx.

La sintesi dialettica è superamento della tesi e dell’antitesi. Il comunismo, cioè, avrebbe comportato il nuovo in termini di superamento di borghesia e proletariato perché avrebbe costruito una società senza classi. Niente da fare! Anzi meglio evitare i pericoli della società senza classi che potrebbe realizzare una forma opprimente di totalitarismo come è avvenuto in Russia e quindi nell’Europa orientale dove la società civile, anche con orribili crimini, è stata eliminata dal partito e dal suo apparato burocratico-militare. Con relativo supporto dell’apparato ideologico di stato con cui si è identificato il partito che in sostanza lo ha occupato.

Tutta roba lontana?

Non vorrei esagerare. A me pare che in Italia dal CAF in poi i partiti si pensano come apparati che occupano o si devono attrezzare a occupare lo stato italiano che hanno lottizzato sino ad arrivare alla sua trasformazione tentata da una persona che l’ha usato esattamente come patrimonio personale che in parte ha regalato ai suoi ospiti. Da mago illusionista li ha ingannati facendo loro credere di essere comproprietari.

La cosa non ha funzionato e l’incantesimo si è rotto. Un governo cosiddetto tecnico ha chiamato in causa i partiti perché, nell’intervallo preelettorale dedicato alla salvezza del Paese a rischio di collasso, si dedicassero a progettarne il futuro verso il quale, in nome di proposte diverse, orientassero i cittadini in piena sicurezza e libertà. Il Presidente della Repubblica ha insistito a chiedere la responsabilità dei partiti. Nel nome di Gramsci? Che dire? Ma chi deve orientare il Paese verso il futuro se non i partiti? Come? In modo autoritario? In nome della democrazia aprendo il dibattito e avanzando proposte da discutere con i propri iscritti e con i cittadini da chiamare alle consultazioni elettorali su programmi ben precisi anche se flessibili come chiede la complessità del mondo moderno.

Già, la parola magica è lavoro! Che chiasso, però!

Che spettacolo capita di vedere negli incontri che dovrebbero orientare il dibattito pubblico! Chi introduce cerca, magari, di entrare nel cuore del problema. Intanto i capannelli di cortile e di corridoio servono a preparare strategie di oscura interpretazione. Alla tribuna si ripete in buona fede o per pigrizia intellettuale o per demagogia che il lavoro è sacrosanto e la lotta per esso è al primo punto dell’agenda politica del partito. Di quale? Ovviamente di tutti i partiti che però articolano la loro vita nei capannelli, negli studi televisivi, urlando sul lavoro a tutti i costi! Quale lavoro? Boh! E’ ancora possibile il lavoro per tutti? Veramente si può aprire il futuro pensando al prossimo lavoro? Siamo sicuri che sarà ancora i lavoro a costituire il valore fondativo della coesione sociale? Quante domande avrebbe detto Brecht in una sua canzone con protagonista un lettore operaio. Dove cercare la coesione sociale? Non dovrebbe essere questa la preoccupazione del Partito o si tratta di una domanda puramente accademica dell’intellettuale perdigiorno. Boh! Dove sono i giovani e i bambini? Altra domanda? Palermo docet? Cosa insegna la non partecipazione al voto dei palermitani? Come evitare che avvenga quello che è avvenuto recentemente alle elezioni presidenziali russe dove ormai d tempo i comunisti sono palesemente pentiti come Putin…..


Autore : Luciano Vullo

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