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notizia del 06/05/2012 messa in rete alle 19:57:45
Donegani, Raffineria e Polo foto-voltaico: casi nazionali
L'on. Miguel Donegani non le manda a dire in occasione della conferenza stampa svoltasi nella sede del 1° circolo Pd, sabato 28 aprile. Al parlamentare regionale non piace l'accordo sul fermo di 2 linee della Raffineria, non per il lavoro dei sindacati che hanno fatto semplicemente il loro mestiere, ma per quello che l'Eni vuole imporre senza tenere conto dell'impatto sul territorio.
Oltre a quella degli esuberi nel diretto, la vera questione per Donegani riguarda l'indotto dove devono operare persone fisiche (dipendenti) e giuridiche (imprese) locali, grazie agli investimenti già autorizzati ma non ancora avviati. Più che uno “stato di crisi” senza fondi relativi, serve un “moto di ripresa” con somme già deliberate ed il tutto dev'essere sancito nel pertinente tavolo ministeriale, senza passare da Palermo: non serve a nulla andare a discutere della problematica con un governo regionale rimasto ad oggi immobile, che non ha mai dotato l'isola di un piano strategico industriale ed un governatore prossimo a dimettersi come dallo stesso annunciato, anzi serve solo a “propagandare il nulla”. Sul progetto ideato e portato avanti dalla cooperativa Agroverde presieduta da Stefano Italiano il deputato del Pd conferma sostanzialmente quanto diffuso alla stampa attraverso una nota a margine dell'incontro romano con il capogruppo Pd alla Commissione attività produttive della Camera, on. Lulli: vale a dire, inserimento con priorità 1 della questione in seno alla commissione nazionale ed incontro con il collega di partito Vasco Errani in qualità di presidente della Conferenza Stato-Regioni in modo da sollevarne il caso in ambito nazionale.
L'obiettivo primario rimane però bocciare o emendare significativamente il provvedimento governativo che vuole ridurre i finanziamenti per chi non è in regola entro la fine di giugno, giacché ciò significherebbe “tagliare la testa al toro” ed evitare che il polo agro-fotovoltaico ed i suoi 300 posti di lavoro muoiano ancora prima di nascere.
Autore : Redazione Corriere
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