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notizia del 20/12/2007 messa in rete alle 20:00:29

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L’appello del sindaco al premier Romano Prodi: ci aiuti!
Signor Presidente,
ho apprezzato molto la Sua intervista del 16 dicembre scorso a Raitre, nella quale ha affermato che occorre recuperare l’entusiasmo partendo dagli elementi positivi che vengono fuori dalla realtà del Paese, dal grande numero di cittadini che ogni giorno fanno il proprio dovere e contribuiscono allo sviluppo economico, sociale, civile e culturale.
Le sono particolarmente grato per aver citato, all’interno di una nazione di costruttori di progresso, il ruolo assunto da una serie di amministratori ed imprenditori di Caltanissetta nella lotta contro il racket delle estorsioni e contro la mafia. La città di Gela, in Italia, oggi è in testa a tutte le denunce contro il racket del pizzo. Ben ottanta imprenditori attualmente sono testimoni nei processi contro la mafia, facendo i nomi e cognomi dei loro carnefici. Una scelta di coraggio, quest’ultima, che capovolge l’dea di una Sicilia connivente e omertosa.
A Gela sono ormai in tanti a ribellarsi; la società civile sta prendendo coscienza dei gravi danni prodotti dalla mafia ed ha accanto a sè le istituzioni democratiche: il Comune, la Magistratura, le Forze dell’ordine: cioè lo Stato.
La nostra città ha avviato un progetto nuovo, fatto di legalità e sviluppo. I guasti prodotti da alcuni decenni di illegalità diffusa non possono però essere cancellati immediatamente con un colpo di spugna; c’è la necessità di intervenire nel profondo con le misure di polizia, ma anche con grandi programmi di trasformazione e di riqualificazione.
Da quando sono sindaco – da quattro anni – Gela ha abbandonato il vecchio piagnisteo meridionale che recita: “che fa lo Stato?”, cominciando piuttosto a comportarsi da Stato, a dire che lo Stato siamo noi – giovani, operai, disoccupati, bambini, donne, comitati di quartiere, consiglieri comunali, amministratori, forze dell’ordine, magistrati –. Abbiamo, cioè, rinunciato alla facile politica della delega e ci siamo rimboccati le maniche.
Nella fase attuale, però, comprendiamo che la città non ce la può fare da sola: troppi grati sono stati prodotti e troppe risorse occorrono per riqualificare l’ambiente, risanare i quartieri, creare una rete efficiente di trasporti, rilanciare l’economia.
Gela oggi bussa alla porta dello Stato a cui si sente pienamente di appartenere, con le carte in regola di chi si è messo in discussione, ha denunciato le cose che non vanno ed ha messo in campo un a programmazione in grado di produrre grandi trasformazioni.
Ci aiuti, Presidente!
Le città che hanno deciso di combattere la mafia hanno bisogno di una nuova attenzione, vanno premiate per la scelta del coraggio e dell’impegno.
Sarebbe grave se il movimento partito da Gela non trovasse quegli sbocchi istituzionali di cui ha bisogno.
Occorre oggi lanciare un messaggio chiaro che senza la mafia si fa più e meglio.
Noi stiamo facendo già la nostra parte.
Ci aiuti, Presidente, a fare in modo che anche altri facciano la loro, con gli investimenti e con le misure necessarie a rendere la nostra una moderna città europea che vive la sua contemporanei all’interno della scelta dei grandi valori di democrazia, libertà e giustizia.
Grazie Presidente.
Gela, 18 dicembre 2007
Autore : Rosario Crocetta – Sindaco di Gela
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