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notizia del 19/04/2008 messa in rete alle 19:42:57
Occorre ragionevolezza
Un primo risultato importante queste elezioni del 13 e 14 aprile l’hanno conseguito. Forse l’unico. Hanno eliminato la frammentazione dei gruppi parlamentari. Sei i partiti rappresentati nel Parlamento nazionale. Addirittura solo quattro nell’Assemblea regionale! Lo snellimento dovrebbe accelerare il ritmo della vita parlamentare e, soprattutto, assicurare la stabilità dei governi. Dovrebbe! Perché i cecchini potranno agire all’interno dei gruppi e ricorrere agli espedienti più impensati per preparare trappole e tagliole. Forse avranno un da fare maggiore le direzioni dei partiti nel mantenere l’unità interna. Nel caso di ritardi o di ostacoli all’attività parlamentare, credo sarà più trasparente la loro responsabilità e, con essa, i meriti e le colpe. Ora stiamo in attesa della legge che riduce il numero dei parlamentari e riformi le regole elettorali.
Essendo, per formazione e scelta culturale, un comunista, ovviamente non posso essere contentissimo della sparizione sia dal Parlamento nazionale sia da quello regionale delle rappresentanze dei comunisti e dei socialisti. Il fatto che tanti liberi cittadini, socialisti e comunisti, non abbiano rappresentanza parlamentare non può fare piacere. Certamente non ai socialisti e ai comunisti. Neanche alla democrazia rappresentativa nel suo stesso concetto. Hanno fatto benissimo Bertinotti e Boselli a dimettersi. Anche Pecoraro Scanio. Troppo tardi, però!
1. L’ambiente non può essere difeso solo opponendoci ad ogni intervento. No a tutto non è una difesa. Perché è chiaro che non intervenendo, la semplice crescita esponenziale degli uomini e delle specie viventi introduce elementi di catastrofe. L’opposizione preconcetta ad ogni tipo di intervento su ciò che ingenuamente da qualcuno ancora viene chiamato natura desta pure qualche sospetto. Purtroppo, storicamente fondato!
2. Quanto a socialismo e comunismo, da tempo mi batto perché vengano aggiornate alcune categorie con cui ancora da parte di importantissimi dirigenti di partito si continua a interpretare la storia e, soprattutto, la società attuale. Lotta di classe e proletariato? E’ come tenere i prosciutti davanti agli occhi! Tranne che non si vogliano offrire elementi di sogno a tanti cittadini che, però, perdono la possibilità di essere rappresentati nel luogo in cui la modernità continua a collocare la democrazia. Nel Parlamento, cioè. Ché è lì che si prendono le grandi decisioni in materia di pace, di sviluppo, di istruzione, di informazione, di salute. Non certo nei salotti televisivi! Che pure sono importanti ai fini della formazione dell’opinione pubblica. Attenti, però! Essi sono come le piazze. Dove è facile scadere nella demagogia.
3. Che nella nostra Italia è abbondantemente praticata. Con grave danno all’etica della politica. Questa non è legata solo all’onorabilità degli amministratori della cosa pubblica. A proposito una piccola annotazione che non è semplice civetteria intellettuale. Gli amministratori pubblici, in realtà, portavano un peso per la carica che rivestivano. Dovevano a loro spese provvedere ad alcune opere pubbliche e, sempre a spese loro, all’organizzazione delle feste e dei giochi popolari!... Molti erano riluttanti ad assumere cariche pubbliche nel mondo greco e in quello romano per l’onere che dovevano sopportare. L’etica della politica è anche serietà e compostezza, senso della misura nell’esser presenti nello spazio pubblico.
4. Ci ha provato Prodi a restituire dignità e serietà alla politica. Con grande dignità e tra mille sofferenze. I partiti della coalizione non ci hanno creduto. Hanno impallinato giorno dopo giorno l’ottimo Presidente del Consiglio. Chiedendo sempre una cosa in più e minacciando la crisi sino a quando l’hanno aperta. Ben gli stia se ora si trovano tutti, o quasi, fuori dal Parlamento. Devono reimpostare l’arte della misura e della responsabilità.
5. Spero tanto lo facciano da fuori del Parlamento. Le cose diventano più difficili. I tempi più lunghi. La situazione più critica. Dovranno essere fatti i conti con tutti questi problemi. Veltroni ha un vantaggio. Nel volgere di pochissimi mesi è riuscito a edificare un partito democratico e quasi moderno. Con risultati elettorali quasi eccellenti, considerati i tempi e le resistenze interne soprattutto in Sicilia. Ora ha una grandissima responsabilità. Dovrà veramente aprire lo spazio interno a tutte le sensibilità e culture democratiche. Devono trovarvi spazio anche i socialisti e i comunisti. Non per organizzare correnti. Al contrario, per condividere progetti fondati sul pluralismo culturale.
6. Chi ritiene di non potere essere rappresentato nelle sue idee e nei suoi interessi di rilevanza pubblica si apra alla modernità e organizzi il suo partito di ispirazione socialista o comunista tenendo sì conto delle esperienze storiche ormai superate, ma anche delle nuove frontiere aperte dalla globalizzazione, dalla finanziarizzazione delle economie e dalla delocalizzazione delle imprese. Ponendo in termini nuovi il problema del lavoro. Che si aprano veramente alla prospettiva europea nel promuovere la costruzione di una società di liberi e di uguali. Orizzonte di un socialismo e di un comunismo che non possono prescindere dalla modernità. Ce lo ha insegnato Marx che nell’ ‘800 andava ben oltre la pratica del luddismo e dell’utopismo dei falansteri. Occorre fare i conti con la crescita economica. Senza di essa non c’è speranza per gli uomini, le donne, i bambini e gli anziani di tutto il mondo, di 6 miliardi di bocche da sfamare e da sottrarre alla morte, alla malattia e alle violenze.
Autore : Luciano Vullo
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