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notizia del 26/01/2004 messa in rete alle 19:26:13
Democrazia e amministrazione civica
La politica, come il cervello, come il cuore, non conosce soste. Batte sempre il cuore, anche durante il riposo notturno. Tum, tum, tum… Monotonamente con lo stesso ritmo. Sistole e diastole. Accelerazioni o rallentamenti sono patologie di cui si occupa la cardiologia con ottimi successi. Morte permettendo!
E il cervello produce idee, immagini, forme, parole. Anche di notte, i sogni. Mai gli stessi. Tranne nelle forme maniacali, ossessive, non conosce la ripetizione. Inventa nuove relazioni con se stesso e con gli altri.
Più vicina al cervello piuttosto che al cuore, la politica media relazioni tra persone, tra persone e cose, e mondo, e costumi, e fedi, e arti. Ha bisogno di elementi di stabilità per sfuggire al delirio. Non può ripetersi pena l’inattualità. Anche quando appare ripetitiva muove qualcosa.
Appare molto ripetitiva la politica in questi anni sconvolgenti. E, invece, ha stravolto tutto.
Ha, intanto, travolto i partiti. Nonostante questi appaiono sotto mutate sigle.
Fuori dagli scenari e dall’immaginario, Pci, Dc, Msi, Psi, sono ricordi di tempi remoti. Qualcuno sostiene, in buona fede e con qualche motivo di attendibilità, che hanno cambiato pelle, come il lupo che resta un animale ugualmente famelico.
Sono state cose serie i partiti dalla fine dell’800 sino agli anni ’70 del ‘900. La storia degli stati e del mondo è dipesa dalle mediazioni interne e tra essi. Le segreterie hanno sostituito per decenni i “prìncipi” e i loro “consiglieri”.
Ora gli ex. Ex comunisti, ex democristiani, ex fascisti. Con pesanti fardelli. Di cui molti si sono allegramente (anche troppo!) scrollati per darsi verginità. Altri ne sono vittime per non sopprimibili abitudini, magari ereditate non necessariamente per filiazione diretta. Tutti orfani – era ora! – delle segreterie che decidevano delle sorti dei popoli e delle città.
Non che esse siano state seppellite. Ci sono, con sigle mutate. Non esercitano più alcun potere, tranne quello della mediazione precaria di individui-soci. Più vicine a Consigli di amministrazione di Società per Azioni, nelle quali il singolo azionista quando gli garba accetta, quando non gli cala esce dalla società. Con una differenza. Nelle Spa l’azionista deve stare a delle regole. Nei nuovi partiti i soci non riconoscono alcuna disciplina e entrano o escono come si fa al Colosseo che non ha porte.
La politica diventa sempre più complessa perché deve mediare tra segreterie politiche cartacee e uomini politici reali. Le segreterie politiche battono come il cuore sempre lo stesso ritmo, tum-tum-tum tra tavoli di concertazione e verifiche. Gli uomini politici pensano, rappresentano bisogni, interessi, applaudono, minacciano, si nascondono, promettono, eseguono. Normale! Elementare, direbbe Holmes al dottor Watson!
Sherloc Holmes procedeva con deduzioni rigorosamente analitiche. Investigava senza trascurare le oziose minuzie. Prendeva atto dei minimi particolari, spesso illuminanti.
La nuova democrazia deve prendere atto di un’assenza. Per morte? Per agonia lenta? Partiti e segreterie sono fantasmi. Vaneggio? Nulla di male! In democrazia non può essere negato il diritto a “vaneggiare sulle cose mortali!” Cercherò di documentare le mie metafore.
Dal partito (?) della destra estrema viene lanciata la proposta del voto agli immigrati. (Dove il nazionalismo? La xenofobia?).
Alla Regione siciliana, un assessore di destra fa approvare la legge di finanziamento (di fatto) alla scuola non statale. (Dove lo statalismo?).
Un autorevole esponente della destra, membro del governo italiano, ritratta l’antisemitismo, le leggi speciali e in blocco il fascismo.
Non è male! Dopo i primi rumori, tutto va con accordi tra persone. Sono cadute le ideologie, collant che univano individui. Liberi dalle ideologie, gli individui vanno per conto loro.
Chi amministra deve mediare tra individui diversi, spesso tra loro in conflitto, e con segreterie-fantasma che cercano di sopravvivere.
Quando le cose stanno così, è difficile evitare il personalismo che in politica è deleterio perché vanifica gli spazi e le culture storicamente determinati. Città e stati rischiano di diventare orpelli, peggio trastulli. Il potere viene personalizzato, affidato alla sensibilità o manie o interessi di chi lo detiene. Una metafora mi viene suggerita dalle nuove prospettive dell’ingegneria genetica e da alcuni campi applicativi.
Chi deve stabilire se la clonazione della specie umana (e non solo di alcuni organi) è praticabile o assolutamente vietata? Le Chiese, i singoli Stati, un organismo sopranazionale sulla base di compromessi tra gli Stati membri, la comunità degli scienziati, la loro deontologia professionale, il loro buon senso?
Non è cosa semplice dare una risposta in qualche modo tranquillizzante.
Quale il limite di chi amministra? La sua coscienza personale? Le segreterie politiche fantasmi? La comunità dei politici per “professione”? Quale limite al posto delle ideologie ormai crollate?
Sicuramente la legalità. Dinanzi alla quale crollano gli interessi “particulari”, gli egoismi di gruppo, le faziosità. Non è poca cosa. Cammin facendo, c’è anche il tempo di pensare alle nuove modalità della comunicazione e delle relazioni interpersonali e ai nuovi limiti dell’arbitrio e della volontà di potenza.
Autore : Luciano Vullo
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