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notizia del 13/07/2008 messa in rete alle 19:02:28
Politica e metafore
Il Pd non ha saputo sino ad ora imporre il proprio ‘piano di comunicazione’, le ‘sue’ metafore.
La settimana scorsa l’ha sostenuto su questo giornale Sebastiano Abbenante, di professione ingegnere, un’intelligenza ‘positiva’. Sono pienamente d’accordo con lui e felice di condividere il giudizio.
La coalizione al governo ha le sue metafore, non solo la proprietà dei mass media. Piacciano o meno, sono esse a tenerla coesa. Sono le metafore che solleticano la grande maggioranza dei cittadini ai quali piace essere vellicati, coccolati, massaggiati da quelle metafore che sono immagini, gesti, smorfie ammiccanti, alludono. E hanno occhi, volto e mani di una persona, Berlusconi. Nella quale si identificano e grazie alla quale evadono leggi, toccano formose veline, viaggiano, organizzano feste, scappatelle. Dicono bugie, si prendono gioco di istituzioni, si sentono vittime perseguitate per bagatelle e proprio per le persecuzioni magari non riescono a fare quello che vorrebbero, lavorando per gli altri, per renderli felici.
All’opposizione, Di Pietro sta tentando di consolidare le sue metafore di giustizialista. Anche con il linguaggio truculento. Sicché da una parte si chiamano in causa i bordelli e dall’altra si allude ai magnaccia. Essendo state completamente abbandonate le militaresche trombe di re Carlo VIII, al quale Pier Capponi rispondeva con le innocenti fiorentine campane!
Quali le metafore del Pd?
Per essere più esplicito: quale la sua forza seducente? Alla lettera, quella forza che seduce, attira, attrae, calamita le menti, fa palpitare i cuori, piega al consenso? Proprio così! Lo dico sapendo quel che dico. Sapendo che da quando è nata nel mondo occidentale la città, la polis, lo stato, il suo governo -la politica- è stato attuato grazie al consenso. Sono cambiate le forme di governo e quindi le modalità della ricerca e dell’ottenimento del consenso. Ma mai si è governato senza di esso. Il consenso dei più o dei pochi, chiesto e ottenuto con le metafore o imposto con la violenza. Sinteticamente su questa strada si è svolta la millenaria storia politica dell’Occidente. Le metafore di parole, di spettacoli, di feste civili e religiose, di riti e liturgie, di giochi (retorica-teatro-spettacoli gladatori, olimpiadi, sagre..) hanno persuaso argomentando, coinvolgendo, avvincendo più di quanto non abbiano mosso i soldi. E’ importante possedere i mezzi di persuasione – oggi, mass media –. Non è condizione sufficiente. Occorre la sapienza comunicativa. Oggi, possedere i mezzi e la sapienza comunicativa diventa metafora. Indipendentemente dal fatto che la sapienza comunicativa sia frutto di studi personali, di fiuto istintivo o di consulenza di uno staff. Berlusconi sintetizza tutte queste virtù. Di Pietro annusa. L’uno e l’altro sfruttano le doti per obiettivi destabilizzanti. In sostanza assecondano l’esasperazione dell’individualismo – da supermarket il primo, campagnolo il secondo – accomunati ambedue da passioni antipolitiche. L’individualismo esasperato è il sentimento sul quale fanno leva. L’individualismo della società liquida, della folla solitaria, della rinuncia a costruire rapporti solidi con gli altri, con la natura, con le istituzioni e, soprattutto, con se stessi in termini di autostima. Tutti incutono paura, insicurezza! Questi rapporti, infatti richiedono impegno, pensiero, fedeltà, coraggio di mettere in giuoco se stessi, rischio e non ‘babbìu’, come si dice dalle nostre parti.
La sinistra, anzi la politica dovrebbe cercare, in questo momento di cambiamento non passeggero ma paradossalmente stabile, di reinventarsi e di costruire le sue metafore restituendo autenticità e valore alla vita degli uomini. Invece, è succube dell’individualismo più disarcionato. Una forma di secessione irredentistica, di ribellismo anarcoide, folle, suicida. Certo, ha bisogno di un leader capace di interpretare la modernità laicamente, la seduzione, appunto! Per esempio non demonizzando le immagini e il ‘piano comunicativo’. Indicando, però, un orizzonte di condivisione che non può essere costituito da un mercato dove i consumatori vivono comprando dal cellulare di ultima generazione alle carezze alle emozioni sino alle protesi bioniche, con cui garantirsi il godimento immediato. Il godimento erotico, sensuale, immediato può offrire all’acquirente giovane-anziano-maschio-femmina lo scintillante ipermarket con cui già si identificano le città. Nonostante la condanna di qualche pontefice moralista – Giovanni Paolo II – o con il plauso di qualche altro diplomatico – Benedetto XVI–. Cosa ha da offrire, in termini di metafore alternative, il Pd, per fare nomi e cognomi, alle nuove problematiche della produzione e della distribuzione mondiale della ricchezza, alla sua compatibilità con l’ambiente, alle migrazioni bibliche, alle varie forme di violenza, all’incertezza della vita degli umani? Il leader è importante. Ma la politica democratica moderna deve avere non solo una guida carismatica. Soprattutto, un progetto condiviso, che susciti entusiasmo, illuminando le menti, facendo palpitare i cuori. Neanche orientamento. E’ impossibile! L’orizzonte della modernità è apertissimo. Non ha una meta unica! Richiede coraggio. Il coraggio dei leader che devono saperlo trasmettere anche ai più timorosi da coinvolgere in modo protagonistico nella significatività del progetto.
Dopo la seconda guerra mondiale, un grandissimo leader, Togliatti, propose ai lavoratori la lotta per “Pane e Lavoro”. Altro che metafora! Divenne parte fondamentale della storia della ricostruzione dell’Italia che era stata devastata dal fascismo.
Autore : Luciano Vullo
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