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Corriere di Gela | Il sindaco Crocetta scuote i Palazzi: “Siamo soli!”
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notizia del 07/06/2003 messa in rete alle 19:00:23

Il sindaco Crocetta scuote i Palazzi: “Siamo soli!”

La notizia ha fatto il giro di tutta Italia. Incredibile: a Gela si chiede anche il pizzo preventivo agli imprenditori che non hanno ancora iniziato la propria attività. Il sindaco Rosario Crocetta (nella foto) di ritorno dalla Tunisia ha convocato immediatamente una conferenza stampa.
Il primo cittadino ha voluto lanciare un messaggio rassicurante, chiaro ed inequivocabile per dire che lui è solidale con tutti coloro che subiscono intimidazioni ed attentati dalla mafia e dalla criminalità organizzata.
A vederlo con quel suo incedere elegante e con un codazzo di gente desiderosa di parlargli, che si rinnova ogni qualvolta fa ingresso in Municipio, sembra un turbine. Non lascia nulla al caso. Per ogni cosa ha una risposta pronta e meditata.
“La città di Gela – esordisce il primo cittadino, come prima battuta senza fermarsi un istante – è stanca di subire questa continua violenza e di vedere alterata continuamente la sua immagine. In questi due mesi l’amministrazione comunale ha adottato le misure più severe che siano mai state pensate in una città italiana nei confronti della lotta alla mafia, alla criminalità e riguardo ai controlli che bisogna attivare. Gela è lasciata sola. Anche le forze dell’ordine che operano nella nostra realtà sono lasciate sole. Quando i fenomeni raggiungono dimensioni tali come quelli raggiunti a Gela, si richiede necessariamente un intervento dello Stato che in effetti non c’è. Gela urla il proprio riscatto. Questi fenomeni non compromettono l’immagine della nostra città, ma l’immagine di uno Stato che non riesce a reprimere i crimini per garantire ai cittadini di Gela di essere cittadini come tutti quelli del resto d’Italia Oggi stesso scriverò una lettera di denuncia al capo dello Stato e del governo, al ministro degli interni, a Cuffaro ed al prefetto”.
Una denuncia senza mezzi termini citando i fatti incresciosi di questi giorni: richieste di pizzo, attentati incendiari, incendio di campi di grano, furti ecc. ma dall’altro Crocetta lancia il dito accusatore allo Stato che ha lasciato sola questa città che ha tanta voglia di produrre di rinascere a nuova vita con il lavoro che rende liberi tutti a differenza della mafia che soffoca e blocca ogni iniziativa.

Da quando Crocetta si è insediato non è venuto meno ai suoi impegni. Ha messo in atto misure di trasparenza nella gare d’appalto espletate alla presenza delle forze dell’ordine, avviato un protocollo d’intesa con la Prefettura, predisposta l’apertura di uno sportello antiusura ed antiracket, protezione dei campi di grano con l’ausilio della protezione civile, richiesta di certificazione antimafia per consiglieri comunali, assessori e dirigenti, la clausola di gradimento negli appalti.
Un sindaco lasciato solo dallo Stato non può provvedere a tutto. Pur con una ridotta pianta organica, Crocetta, di concerto col comandante dei vigili urbani Crocifisso Guttadauro ha provveduto ad inviare nei campi di grano circa dodici pattuglie a scopo di controllo e prevenzione. Ma non essendo suo compito, incalza lo Stato cui è demandato l’ordine pubblico che non può assolutamente essere garantito con forze sottodimensionate e che non possono fare miracoli. Le sue denunce sono state anche quelle dei suoi predecessori Scaglione e Gallo.
Intanto annuncia che nelle zone sensibili della città ci saranno sessantacinque telecamere che spieranno ogni movimento a tutela di negozi, scuole, edifici pubblici.
Le immagini giungeranno in tempo reale alla sala operativa della questura di Caltanissetta.

Il testo della Lettera a Ciampi

Al Presidente della Repubblica
Al Presidente del Consiglio dei Ministri
Al Ministro degli Interni
Al Presidente della Regione Siciliana
Al Prefetto di Caltanissetta


Negli ultimi tempi la nostra Città ha riavviato, faticosamente, un nuovo cammino di scelte chiare e nette sul piano della trasparenza e della legalità.
Lo scrivente, sindaco di Gela da soli due mesi, in prima persona ha compreso sin dall’inizio le dimensioni e la durezza dello scontro ricevendo di contro minacce di attentati alla propria incolumità.
Nonostante ciò la nostra risposta è stata netta e decisa. In atto, Gela è fra le città che hanno avviato le misure più rigorose per la lotta alla mafia adottando i seguenti provvedimenti:
1. firma del Protocollo d’intesa con la Prefettura e con le Forze dell’Ordine che prevede, tra l’altro, una clausola proposta dalla nostra Amministrazione in collaborazione con l’on. Giuseppe Lumia, di escludere dalla partecipazione alle gare le imprese indagate per mafia;
2. presenza delle Forze dell’Ordine durante le gare oltre gli importi comunitari;
3. Richieste sistematiche di controllo alle Forze dell’Ordine delle determinazioni relative ai lavori di somma urgenza;
4. Richieste di verifiche antimafia per assessori, dirigenti e consiglieri;
5. Comunicazione inizio e fine lavori degli appalti comunali alle Forze dell’Ordine per consentire i controlli dei cantieri;
6. Controllo obbligatorio di legittimità da parte del Segretario Generale degli atti del-la Giunta municipale.
Ma non ci siamo limitati alle procedure, in parecchi casi abbiamo anche avviato controlli nel territorio attraverso l’impiego massiccio delle forze di polizia municipale; ci riferiamo, in particolare, all’utilizzo di 12 pattuglie di vigili urbani, all’attivazione del servizio di Protezione civile, con un elicottero che sorvola le campagne di Gela per prevenire gli incendi dolosi dei campi di grano.
Questi ultimi atti sono stati determinati in presenza di circa 20 incendi dolosi, al giorno, dei campi di grano avvenuti nell’ultimo periodo.
Adesso la stampa lancia una campagna che denuncia danneggiamenti ad un Hotel ancora in costruzione, attentati incendiari quotidiani, richieste di pizzo, la diffusione del fenomeno mafioso e della microcriminalità.
Tale campagna di stampa danneggia, fortemente, la città ma non riesce ad offuscare l’immagine che noi abbiamo di Gela.

C’è una città operosa, fatta di persone perbene che si rifiuta di essere identificata con la mafia e la criminalità. Una città operosa che pretende giustizia, che comprende, fortemente, il fatto che la mafia compromette lo sviluppo che Gela può e deve avere;
La città ha, infatti, tutte le potenzialità per poter crescere bene nel campo industriale, agricolo, turistico, e delle attività marinare.
Un città con un clima meraviglioso, con un patrimonio archeologico e paesaggistico di impareggiabile livello, una fertilissima pianura, un mare e delle spiagge di straordinaria bellezza, con i giacimenti petroliferi più importanti d’Italia. Eppure lo sviluppo non decolla!
Prima compromesso da un modello industriale scelto dalle partecipazioni statali dell’Eni che hanno voluto una raffineria a 800 metri dalla città. Adesso, che siamo riusciti, faticosamente, ad avviare le prime politiche di risanamento industriale e diversificazione dello sviluppo, ci troviamo di fronte alla mafia e alla criminalità organizzata che scoraggiano gli investitori e intimidiscono i cittadini, creando danno alla città.
A Gela non è sotto accusa soltanto la città. Anzi, negli ultimi tempi, i cittadini di Gela stanno dimostrando di volere uscire dal tunnel di violenza in cui è stata cacciata la città.
Sono in discussione l’immagine di un Stato che non riesce ad effettuare sufficienti azioni di prevenzione e repressione, nonostante l’impegno quasi eroico di Prefettura, Forze dell’Ordine e Magistratura.
A Gela ci sono 80 mila cittadini che vogliono avere il diritto di sentirsi Italiani come a Firenze e a Milano.
Occorre intensificare la presenza delle Forze dell’Ordine. Lo Stato non può lasciare soli coloro che si battono contro la mafia e la criminalità.
Lo Stato non può lasciare sola una città che chiede aiuto e vuole vivere la stagione del proprio Rinascimento; una stagione di nuova legalità e ordine che consenta la liberazione delle grandi energie positive che ha al proprio interno.
Lo Stato ci aiuti, ne abbiamo fortemente bisogno!
Grazie!
(Il sindaco: Rosario Crocetta)


Autore : Redazione Corriere
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