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notizia del 29/06/2005 messa in rete alle 18:57:59
Se la Scienza fosse un giuoco
Scrive Veronesi: “La scienza in Italia ha un deficit culturale molto radicato …Noi scienziati non abbiamo nessuna tradizione nell’arte della convinzione”. Una fortissima tradizione abbiamo gli italiani, mi permetto di aggiungere, nell’arte della suggestione. Da cui le difficoltà in cui versa la scuola che l’“arte della convinzione” dovrebbe sviluppare attraverso una ben robusta educazione linguistica. Che è fatta di capacità di produzione e di decodificazione di testi orali e scritti.
Un paradosso, considerato che l’intellettuale italiano medio sembra essere figlio della tradizione umanistica e ciceroniana, quella del ‘vir bonus dicendi peritus’. L’avvocato, cioè. Che si è specializzato nella retorica curialista. Esperto della parola, spesso indifferente alla virtù del ‘vir bonus’.
Le scienze matematiche e fisiche, invece, sono state strozzate sul nascere nel nostro paese ai tempi di Galilei. Che aveva inventato una prosa nuovissima nel Seicento. Non ebbe seguito per le notissime vicende legate alla Controriforma.
L’arte del persuadere sulle cose scientifiche ebbe seguito nei Paesi Bassi, in Francia in Inghilterra e, soprattutto, nel mondo tedesco dove, per motivi religiosi, venne fondata la scuola popolare che insegnò a tutti a leggere e a scrivere.
La lotta all’analfabetismo in Italia inizia con molto ritardo. La Controriforma, infatti, ritenne di tenere lontani i fedeli dalla lettura diretta dei testi sacri. La chiesa mantenne il titolo di diretta interprete della Parola e di magistero. Che esercitò con l’arte della parola parlata – le omelie – e con l’imponenza delle immagini pittoriche, delle sculture, delle architetture e della musica sacra. Esse provocavano prevalentemente ‘suggestioni’. Non veri e propri ragionamenti argomentativi e convincimenti.
Nel 1962 venne istituita, finalmente, la Scuola Media Unica e Obbligatoria. Così iniziò il cammino del vero contrasto all’analfabetismo e quindi dell’emancipazione culturale di enormi strati di popolazione sino ad allora discriminata rispetto ai beni della conoscenza. Che si acquisisce, fondamentalmente, padroneggiando le abilità linguistiche.
La scuola di massa fece inorridire molti intellettuali aristocratici italiani. Si parlò di abbassamento del livello culturale della scuola e del sistema-paese. Non entro nel merito per motivi di spazio. Mi limito ad affermare che la scuola media unica e la tv sono stati gli strumenti forti di modifica dei comportamenti degli italiani negli ultimi 30/40 anni. La scuola media che, ad un certo punto del suo cammino, si intreccia con la televisione. La scuola che vuole insegnare le abilità connesse al linguaggio verbale scritto (leggere e scrivere). La tv che ha fatto leva sulle immagini in movimento. La prima che ha tentato di fare leva sull’arte del convincere. La seconda sull’arte dell’avvincere. La prima attraverso l’arte dell’argomentare e del documentare, propedeutica alla diffusione della cultura scientifica.
La seconda attraverso la suggestioni delle immagini che fanno leva sui livelli subliminali. Che spesso sono stati abilmente giocati sfruttando in modo sfacciato la libido e le pulsioni sessuali sino a giungere alle aberranti ostentazioni dei programmi più in voga dei nostri giorni.
L’arte del convincere è ardua. Nella lotta impari, non avendo una tradizione consolidata, è destinata alla sconfitta. Lo si legge sistematicamente a fine anno scolastico nei tabelloni degli scrutini finali delle scuole secondarie superiori. Dove i docenti trovano difficoltà non piccole a coinvolgere gli studenti in progetti di educazione scientifica.
Se gli scienziati giocassero! Se gli insegnanti proponessero il ‘fare finta di…’! Forse potremmo recuperare un po’ di terreno da Galilei in poi…
Autore : Luciano Vullo
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