 |
notizia del 27/04/2008 messa in rete alle 18:51:33
E ora, la provincia!
Non si sa mai. Mentre il Comitato promotore di “Progetto Provincia” raccoglie firme per chiedere che in Consiglio si discuta di quella che viene considerata la più grande aspirazione della nostra città, i partiti cercano di venire a capo della situazione per quanto riguarda la successione del preside Filippo Collura alla presidenza della Provincia. Perchè si, semmai non dovesse riuscire neanche con l’autonomista Lombardo a far decollare il “Progetto Gela provincia”, si faccia di tutto per assicurare un altro gelese alla presidenza dell’Ente. Ci si rende conto che parlare di nuova provincia quando a Roma c’è chi vuole abolire quelle esistenti appare anacronistico, ma qui parliamo di province regionali e lo Stato non può nel giro di pochissimi anni stringere la manica, dopo averla allargata per alcune realtà del nord Italia e in Sardegna.
Bisogna provarci, dicevamo, e se la quasi secolare aspirazione di diventare provincia dovesse essere per l’ennesima volta frustrata, allora prendiamoci la presidenza della Provincia esistente.
Come? Scegliendo un candidato credibile e facendo convergere su di lui unanimi consensi, al di là degli steccati politici e/o partitici. Campanilismo? Macchè! Semplice difesa dei propri interessi. Come ha fatto il capoluogo in tutti questi decenni, prima quando si lottò per l’istituzione del Tribunale di Gela, poi per fare il pieno di deputati, sia all’Ars che alla Camera. Val la pena di ricordare che nell’ultima legislatura, noi avevamo il solo Speziale all’Ars, e loro ne avevano tre (Pagano, Galletti e Maira); noi non avevamo nessuno al Parlamento nazionale, e loro cinque (D’Antoni, Cardinale, Misuraca e Lomaglio); loro al governo avevano due espressioni del proprio territorio (il viceministro D’Antoni e il sottosegretario Montagnino) e noi nisba! E allora, riprendiamoci la presidenza della provincia.
Chi ha voluto guardare con le fette di prosciutto agli occhi, si è lamentato della presidenza Collura. A questi ricordiamo il gran lavoro svolto sul fronte della programmazione negoziata (Contratto d’area, Pit, Legge 488), i corsi universitari che ora vogliono far chiudere, il kartodromo, il Palazzetto dello Sport di contrada Marchitello, la sede staccata della Provincia in via Bresmes, il Parco di Montelungo, e ci fermiamo qui. Certo, si sarebbe potuto fare di più, ma Collura ha dovuto fare i conti con la litigiosità dei partiti e con le continue tiratine di giacca che ha dovuto subire. Ma ve lo immaginate cosa ne sarebbe stato di Gela con un presidente nisseno. Qualcuno ricorda il vuoto, il distacco che c’era tra la provincia e il territorio gelese e lo stato di abbandono in cui questo versava nei decenni precedenti all’elezione di Collura?
Ma torniamo alle elezioni.
Chi candidare? Il compito spetta ai partiti. Possiamo solo dire – oggi con maggiori elementi di valutazione – che saremmo potuti andare a colpo sicuro con Donegani candidato; ma all’esponente del Pd è riuscito di fare il gran salto all’Ars. Si potrebbe sfruttare il gran momento che sta vivendo l’Mpa di Lombardo a Gela, tra le cui file è stato eletto Pino Federico. Ma bisogna trovare un candidato altrettanto accreditato. Ci si potrebbe guardare attorno al Pdl, e qui, francamente, l’unico nome che ci viene in mente è l’ex deputato nazionale Ventura.
Sul fronte opposto – in casa Pd – ci sarebbe una maggiore scelta, ma qui bisogna fare i conti con le fratture interne. Fino a prima delle regionali si parlava di Angelo Fasulo, ma anche del presidente Iacp Fabrizio Cannizzo. Ora si parla del presidente del Consiglio comunale Giuseppe Di Dio, che forse, e senza forse, avrebbe potuto far centro se – presentando il Pd la seconda lista in provincia – gli avessero dato la possibilità di candidarsi. Potrebbe essere un candidato spendibile, in quota centro-sinistra – nella corsa alla presidenza del Consiglio.
Nel Pd si parla di primarie, ma questa via si è rivelata finora una forma di democrazia di facciata. Vedremo chi la spunterà.
Intanto, bisogna vigilare affinchè pezzi della politica gelese non facciano il gioco dei nisseni. Se si vuole vincere questa sfida, bisogna tener conto che ad una eventuale candidatura del centro-sinistra forte del nord della provincia, bisognerà contrapporne una altrettanto forte del centro-destra nei territori a sud. O viceversa.
Autore : Redazione Corriere
|
|
 |
In Edicola |
|
|
Cerca |
| Cerca le notizie nel nostro archivio. |

|
|
| |
|