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Corriere di Gela | Non c’è crescita senza sviluppo
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notizia del 24/05/2010 messa in rete alle 18:42:45
Non c’è crescita senza sviluppo

Nello scorso numero ho scritto a chiare lettere che non ho fiducia in nessuno dei 4 candidati a sindaco, con la speranza di essere contraddetto da chi poi sarà legittimato dal corpo elettorale. Dando uno sguardo ai punti principali dei loro programmi, in verità, divento ancor più scettico. In tutti manca l'idea concreta di una massimizzazione dell'efficacia e dell'efficienza sul piano socio-produttivo e quindi manca l'idea concreta di uno sviluppo di Gela e del comprensorio ai fini di una ripresa della crescita economica e sociale.

I politici che si sono avvicendati nella storia della nostra città da quando essa ha subito lo “shock radicale” innescato dall'insediamento del petrolchimico, hanno giocato consapevolmente, o se preferite confuso inconsapevolmente, la netta distinzione che intercorre tra crescita e sviluppo. Se la crescita si misura su un piano quantitativo, lo sviluppo attiene alla dimensione qualitativa (vita, ambiente, cultura). La fabbrica ha portato con sé, per diversi anni, una crescita socio-economica accompagnata inevitabilmente da una crescita demografica. Ma non altrettanto è avvenuto sotto il profilo dello sviluppo. Gela è cresciuta ma non si è sviluppata. E se non va a braccetto con lo sviluppo, la crescita prima o poi s'arresta, come puntualmente è accaduto, ingenerando il fenomeno contrario della decrescita.

Per chi non l'avesse ancora capito, fra i quali sono purtroppo da annoverare anche i 4 candidati a sindaco, Gela è in picchiata.

Ovviamente quando parlo di massimizzare, intendo ottimizzare gli “apporti interni” rappresentati dai talenti che costituiscono il capitale umano e sociale di una comunità, nonché dalle ricchezze storiche, culturali, paesaggistiche in dote, oltre ai “contributi esterni” rappresentati dai trasferimenti statali, dalle sovvenzioni regionali ed, oggi, prevalentemente dai fondi comunitari. Invece è solo su questi ultimi che si sono sempre più concentrate le attenzioni del ceto politico, in maniera assolutamente bipartisan, a prescindere cioè dagli schieramenti. Appare persino banale affermare che quanto di buono hai in casa non può e non deve necessariamente escludere altre fortune che provengono da fuori: anzi, trattandosi della “cosa pubblica” e quindi della “casa comune”, è proprio il contrario. Insomma, se e quando riesci ad ottenere una risorsa finanziaria è bene non sprecarla per un'opera o un'infrastruttura che oltre a comportare una crescita quantitativa non comporti anche uno sviluppo qualitativo, giacché quella crescita risulterebbe solo effimera e non concreta: leggasi, ad esempio, ascensore panoramico. Lo stesso stabilimento, che abbiamo citato, è stato sempre visto come un apporto esterno al territorio, come un ospite dapprima graditissimo, oggi molto meno. La Raffineria “di Gela” lo è solo di nome e non di fatto.

Di politici, che dico, politicanti che ancora propinano il mito assistenzialistico delle infrastrutture, quale “soluzione a tutti i mali”, con tempi - di approvazione del progetto, messa in opera, completamento lavori e collaudo - che si rivelano poi, nella più rosea delle ipotesi, decennali, non se ne può più: questa città non ne può più. Aeroporti, porti ed altre grandi infrastrutture che ben vengano domani. Ma nel frattempo, vanno risolte quelle situazioni deficitarie il permanere delle quali renderebbe vana la realizzazione di questa o quella grande opera, nel senso che non riuscirebbe a sortire gli effetti voluti e non avrebbe ricadute positive nel territorio. Oggi, Gela ha bisogno di nuove strutture e soprattutto di una pura, sana, vera, manutenzione di quelle esistenti. Gela necessita di progettualità, senza la quale qualunque opera pubblica che nasce ex novo o che rivive all’improvviso, non ha senso, semplicemente perché non usabile, non fruibile. A quale utilità assolvono mega parcheggi dove non ci sono isole pedonali, piazze comprese? A che servirà una cattedrale nel deserto come il bellissimo Teatro Greco senza una programmazione culturale in una città, per eletti e non, dove già di fatto non esiste neanche un misero cinema? Il prossimo sindaco dovrà capire che la progettualità va condivisa il più possibile di modo che possa davvero rispondere ai bisogni della comunità, nonché alle finalità collettive, altrimenti anziché sviluppare Gela, le toglierà risorse da destinare al soddisfacimento di reali esigenze. Crescita e sviluppo devono andare di pari passo, poiché solo così si assicurano i servizi, accessibili e di qualità, che aumentano la coesione sociale tra cittadini rispettati nelle loro aspettative minime ed imprese messe quanto meno in condizioni di competere.

Invece, nella classe dirigente di questo grosso paese, che non ha ancora acquisito una mentalità di città, continua a latitare quella cultura di “sistema” che concepisce la realtà urbana come un network di reti, il cui cuore propulsore è il municipio, sede decisionale da cui partono le arterie e da dove scaturisce tutto. Quando avremo un sindaco ed una elite politico-amministrativa che riuscirà a far battere e pulsare quel cuore, magari non sarà troppo tardi. Ed ecco che parlare di cambiamento non sarà poi così avventato.


Autore : Clark Kent

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