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Corriere di Gela | Oltre la paralisi del pensiero
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notizia del 14/07/2005 messa in rete alle 18:21:13
Oltre la paralisi del pensiero

A volte provo proprio questa sensazione. Quasi che il pensiero fosse paralizzato. Congelato. Incapace di conoscere e guidare eventi. O in colpa. Condannato a nascondersi. Forse per gli orrori che ha prodotto nel tempo. In particolare nel secolo appena scorso. Arretra sconcertato dalle vittime provocate dalle persecuzioni organizzate nei campi di concentramento, nei gulag, contro i dissidenti. Anche ad opera di chi – Mao – voleva attuare in Cina la 'rivoluzione' attraverso il vento gentile e leggero, 'dei cento fiori' Il pensiero politico è stato sepolto dal crollo del Muro di Berlino. Non solo il comunismo! Dico della politica e dei soggetti storicamente chiamati a farsene carico. Cioè, i partiti. Che permangono. Anzi si moltiplicano quasi a livello condominiale, come avviene in Italia. Nonostante la conclamata propensione dei protagonisti alle grandi aggregazioni. Frantumazione, invece, e tanta voglia di nascondere la politica. Messa all’angolo e scambiata con la tecnica amministrativa e con i calcoli elettoralistici. Questa è la storia. Probabilmente la politica prova vergogna degli orrori provocati nel XX secolo. Che pure è stato un secolo di grandi innovazioni. Accompagnate da movimenti di idee – anche politiche – contrastanti. Purtroppo, con tragica violenza. I soggetti politici di destra e di sinistra hanno accompagnato la nascita della società di massa imponendo sacrifici umani immani. Non solo nella fase di conquista del potere governativo e durante le guerre. Hanno dovuto fare leva necessariamente su un apparato burocratico e tecnico-militare onnivoro. Sono diventati regimi. Hanno ricorso a dispositivi di controllo e repressione estremamente violenti. Hanno fatto stragi di uomini e di culture diverse. Gli storici continuano a incrementare con la documentazione gli scenari orribili. La responsabilità quasi sempre viene trovata negli apparati – burocratici e tecnomilitari – che hanno preso il sopravvento sulle istanze politiche di diversa, a volte opposta ispirazione di pensiero. Il soggetto politico deve essere, quindi, espulso come l’apprendista stregone che evoca spiriti che non sa governare. I mostri lo schiacciano, provocando lacrime e sangue di vittime. Tantissime e innocenti come è avvenuto nella società di massa e con strumenti di repressione tecnologicamente potentissimi.
Via la politica, dunque! Crea mostri. E corruzione, anche questa connessa agli apparati burocratici e tecnomilitari che la intercettano e la ricattano.
Molti protagonisti che attualmente governano tanti Stati i muovono in quest’ottica interpretando l’antipolitica. Mettono da parte la statualità, l’eticità istituzionale e si muovono come texani cow boy, come agenti pubblicitari, clown. Gli estromessi dal potere governativo spesso si limitano alla concorrenzialità. Anche essi sul terreno dell’antipolitica. Affetti, vieppiù, dal senso di colpa per orrori dei loro padri.
Non sono un nostalgico dei partiti politici. Né degli apparati burocratici e tecnomilitari delle varie forme statuali. Mi sono sforzato con lo studio di capirli. Di averne conoscenza, discernimento. Anche nei tempi lunghi.
Cercai di capire l’operazione di Alessandro Magno. Soppresse l’autonomia delle polis greche. Creò un grandissimo impero. Si avvalse di burocrati. Anche di Aristotele, che sistemò in una grande enciclopedia il sapere dell’occidente antico. Al quale dette un logos unitario. Con qualche vittima, evidentemente. Dei ‘barbaroi’, che non parlavano la lingua greca e ‘ba-ba-balbettavano’.
Né mi sono stancato di studiare il messaggio di Cristo. Che divenne Chiesa. Fortemente intessuta di sapienza amministrativa e giuridica romana. Apparato burocratico e tecnomilitare. Di episcopi e di concili e di università e di ordini religiosi impegnati nell’elaborazione di pensiero militante – 'Adversus…..'! – di controllo e anche di repressione.
E la Rivoluzione Francese divenne 'bonapartismo'. E le truppe napoleoniche, si dice, dettero gambe alle idee liberali che contrastarono in Europa i residui del feudalesimo medievale. Ancora una volta non senza vittime. Ma le vittime del nazifascismo e del comunismo fanno veramente orrore.
Rinunciare quindi al pensiero politico dal momento che il soggetto politico deve avvalersi di apparati burocratici e tecnomilitari con cui affermarsi e governare?
Cosa comporta questa rinuncia? Mi pare la consegna del campo al cosiddetto 'libero mercato'. La deregulation. Che non mi pare sia riconducibile alla ingenua espressione delle forze così come liberamente la natura le produce. Mi pare anche giusto osservare che dopo tanti anni di storia – anche dolorosa – della civiltà gli uomini debbano ritornare alle pulsioni di belve, magari avvalendosi di una strumentazione tecnica più efficiente. Sospetto che questo “libero mercato” oggi “globale” disponga di apparati burocratici e tecnomilitari non meno potenti di quelli di cui disponevano i regimi dittatoriali novecenteschi. Occultati e mistificati, magari. Ma non meno pericolosi e sanguinari. Non solo quando conducono missioni di ingerenza in alcune aree strategiche del globo, ma soprattutto quando mantengono nello stato di estrema indigenza i 4/5 dell’umanità quotidianamente alle prese con la sofferenza, l’ignoranza, la fame e la morte. Che hanno assunto dimensioni ben più atroci dei campi di internamento e di sterminio. Che è il vero grande problema politico globale. Con cui il pensiero deve misurarsi. Consapevole di tutti gli orrori, di quelli passati e degli attuali. Con coraggio, uscendo dal letargo, scongelandosi, contaminandosi e, soprattutto, contaminando. Cercando e creando nuovi soggetti plurali di reciproco controllo non paralizzante.


Autore : Luciano Vullo

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