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Corriere di Gela | Legalità e sviluppo: 'Crocetta non è un eroe solitario'
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notizia del 26/10/2004 messa in rete alle 17:49:17
Legalità e sviluppo: 'Crocetta non è un eroe solitario'

Sostiene Cuffaro, il Governatore della Sicilia, che la riforma federalista dello Stato, alias devolution, apre un capitolo nuovo nella logica dei trasferimenti. 1. Vengono trasferite più competenze alle Regioni. Conseguentemente anche alle Province e ai Comuni.
2. Vengono trasferite meno risorse alle Regioni. Conseguentemente anche alle Province e ai Comuni.
C’è di che stare allegri. Le Regioni, cioè, avranno il dovere, insieme alle Province e ai Comuni, di erogare una quantità maggiore di servizi ai cittadini (per esempio Sanità, Scuola, Polizia locale), ricevendo dallo Stato una notevole quantità di risorse finanziarie in meno.
Così per la Lombardia, per Milano e Bergamo. Allo stesso modo per la Sicilia, Palermo e Gela. Evidentemente, muovendo da condizioni palesemente diverse. La Lombardia, Milano e Bergamo potranno assicurare ai lombardi servizi di qualità ai lombardi. Nell’Isola, dove già piangiamo, avremo da prendercela col destino baro, dopo che ci saremo rassegnati a togliere modernissimamente dal dizionario della politica termini quali sussidiarietà e solidarietà? No, dice il Governatore.
Dovremo superare le ormai inutili differenze tra centrodestra e centrosinistra e marciare uniti tutti insieme in nome della Sicilia. Così, senza le laceranti inutili divisioni, noi siciliani che risorse ne abbiamo tante, le troveremo e faremo quello che gli altri manco se lo sognano.
Tutti uniti calorosamente e sicilianamente. Tortura-tori e torturati, carnefici e vittime, sfruttatori e sfruttati, delinquenti e onesti, violenti lupi e pacifici agnelli, estortori e vittime, mafiosi e innocenti sicilianamente protesi verso la modernità e lo sviluppo. Naturalmente con Cuffaro in testa a guidare le danze verso la felicità moderna della Sicilia.
Ascoltavo impietrito Cuffaro a Palermo nel magnifico Castello Utveggio sul Monte Pellegrino, dove il sindaco Crocetta mi aveva mandato per rappresentarlo al Congresso Regionale dell’Associazione Nazio-nale dei Comuni Italiani. E non capivo.
Non capivo come avrebbero potuto convivere in un unico abbraccio in Sicilia Chinnici, La Torre, Terranova, Mattarella, Falcone, Borsellino, Livatino e Liggio, Ciancimino, Riina, Provenzano. Cioè la legalità e la violenza mafiosa, lo Stato e l’Antistato. I sindaci che si battono per il rispetto delle leggi e quelli che truccano gli appalti, trafficano in stupefacenti, guidano le estorsioni. Ed ho temuto di essere uno di quelli che pensano all’antica, di non aprirsi alle logiche della spregiudicata modernità. Uno che non ha capito che lo sviluppo deve accettare logiche politiche flessibili, non rigide. Che le rigidità rendono difficili le attività imprenditoriali che hanno bisogno di chiudere occhi e orecchie e naso e gola e tutto. E mi sono chiesto se non sono, con la mia rigidità mentale e morale, un uomo tutto di un pezzo, del passato un residuo neanche novecentesco. Eppure da quando ancora frequentavo il liceo mi ero messo dalla parte dello sviluppo, del progresso industriale per uscire dal medioevo, dallo sfruttamento dei braccianti, e poi contro le gabbie salariali e poi per l’occupazione diffusa e più sicura e per una migliore qualità della vita con l’eliminazione dello sfruttamento del lavoro e dell’uomo sull’uomo. E con i lavoratori della fabbrica per un lavoro pulito, per una città libera e civile.
Rabbrividisco quando mi si dice che lo sviluppo deve chiudere gli occhi dinanzi alla legge. Ho gioito immensamente quando all’inaugurazione della sede della Cooperativa Agroverde vidi soci tanto giovani e il presidente parlare in termini di appuntamenti con il 2006 e con il 2010 e con la cooperazione dei Paesi del Mediterraneo. L’agricoltura intelligentemente proiettata verso lo sviluppo attraverso la piena consapevolezza delle dinamiche della storia non solo del passato, ma della storia del futuro. Che esiste una storia del futuro. E si chiama economia. E si chiama politica. E si chiama rispetto delle regole, delle leggi, dei trattati. Certo, modificabili. Ma attraverso la dialettica pacifica, libera, democratica.
La mafia, l’illegalità e la violenza generano incertezza, confusione, necessità di intermediazioni parassitarie. E tutto questo è contro lo sviluppo. La Sicilia lo sa. I siciliani lo sappiamo. La mafia si è inserita dove c’è ricchezza. Non nasce dalla povertà. E’ un’industria che con la violenza si appropria della ricchezza che viene sottratta alla società e alle città. Ed è questo il motivo per cui i sindaci che vogliono lo sviluppo delle loro città, la ricchezza della società devono lottare contro la mafia. E spesso sono sopraesposti. Quasi eroi solitari che i mafiosi e i contigui vogliono fare apparire folli, nemici di quanti amabilmente invece estorcono, trafficano in stupefacenti, si appropriano anche degli esercizi di commercianti e imprenditori che vengono sistematicamente buttati sul lastrico. Di quanti fanno pagare i costi delle loro violente bramosie all’intera società. Lo dicevano con coraggio e lucidità nella biblioteca comunale venerdì 15 ottobre Rosario Crocetta, Peppe Lumia e Francesco Forgione nel presentare il libro di quest’ultimo. Con coraggio e lucida speranza, nonostante il pessimismo dell’autore del libro.
Con lucida fiducia sapendo che questo è momento di spaccature, di divisioni che devono diventare sempre più profonde tra chi vuole legalità e sviluppo e chi invece vuole violenze e arretratezza, sopruso, sopraffazione, paura, schiavitù.
Eroi solitari? Grande bugia. La verità è che Rosario Crocetta è dalla parte di migliaia e migliaia di cittadini. Intanto dalla parte di tutti i bambini e delle bambine della città ai quali riesce a dare la gioia della libertà e la fiducia nella scuola, nell’istruzione, nel futuro. Che va immaginato. E non potrebbe essere pensato in un clima di terrore, paura, oppressione. Quello che vorrebbero imporre estortori e mafiosi nella nostra città. Questi vorrebbero imporre le passioni tristi. Crocetta le passioni gioiose senza le quali non si riesce a immaginare il futuro, a costruirlo. E ha dalla sua parte quanti vogliono fare libera impresa nell’industria, nel commercio, nell’agricoltura, nella promozione culturale. Dalla divisione dai mafiosi e dai collusi deve nascere l’unità. Quella che mette insieme tanti uomini e tante donne che nella legge diventano cittadini e promuovono la loro felicità e quella della città.
Il Governatore Cuffaro sa che i guadagni illegittimi del suo compare Aiello che si arricchisce con le parcelle miliardarie non coincidono – anzi, tutt’altro! – con lo sviluppo di una politica sanitaria democratica ed efficiente della Sicilia. Per cui o si promuove la politica della salute dei siciliani o si regalano fior di miliardi ai compari mafiosi. I miliardi ai mafiosi e la salute dei siciliani sono in conflitto. O si sta con questi o con quelli. Lo sappiamo anche a Gela. Il fatto che il quinto modulo bis del dissalatore non mandi l’acqua ai cittadini di Gela e di alcuni comuni delle province di Caltanissetta e di Agrigento non è dovuto al destino che si accanisce contro noi siciliani del centrosud dell’Isola. L’Assessore ai lavori pubblici e il Governatore della Sicilia non firmano l’autorizzazione della distribuzione del dissalatore. E ci sono nel bel mezzo nomi come quelli dell’imprenditore Di Vincenzo, il cui nome e la cui persona sono conosciuti dalla Magistratura. E tanto si può dire delle difficoltà per la raccolta dei rifiuti urbani e per altri servizi. Non ci possono essere mediazioni a questo livello.
Lo sa Rosario ed ha la mia approvazione totale per quanto piccola possa apparire. Non lo vuole capire il Governatore Cuffaro ed ha la mia totale disapprovazione e spero anche di tutti quei cittadini di Gela e della Sicilia che sanno associare la legalità allo sviluppo e vivono in modo pieno la libertà e la democrazia per la loro gioia e quella dei gelesi e dei siciliani.


Autore : Luciano Vullo

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