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notizia del 26/06/2010 messa in rete alle 17:41:57
Una terra nuova
Una riflessione dopo un anno di campagna elettorale. Dura, come sempre. Nuova per gli schieramenti, spaccature, esaltazione di individualismi esacerbati, assoluto disfacimento delle forme partito, intreccio di correnti e sub correnti. Irrazionalità diffusa che ha nascosto interessi difficili da rintracciare tranne che con dietrologie neanche tanto azzardate.
Mi permetto di dire che, a risultati acquisiti, si possano constatare le premesse di un potenziale enorme da impegnare per la maturazione di Gela città nuova, Terra-nuova. Che sarebbe delittuoso non permettere a tali potenzialità di svilupparsi in modo robusto.
La città ha toccato il fondo sotto i colpi della mafia, dei comitati d’affare, dell’abusivismo edilizio, dell’inadeguatezza complice della politica politicante.
Qualcuno, con sano scetticismo, sostiene che non esiste il fondo e che si può declinare sempre più in basso. Sarà vero. Ma gli uomini nella storia abbiamo imparato a sperare e a risalire dagli inferni più bui.
L’ultima tornata elettorale, vissuta senza esclusione di colpi anche a sorpresa, ha provato che una grande maggioranza di cittadini di Gela (quanti giovani entusiasti!...) ha saputo sconfiggere tentativi virulenti di restaurazione di antichi poteri forti per riportarli alla guida del comune dopo che erano stati ridimensionati dall’impegno per la legalità. Gela non ha voluto assistere passivamente al suo funerale. Anzi, al contrario, ha appalesato in chiaro la sua voglia di vita, la certezza di una vita futura da costruire con i giovani e per i bambini. Di tutti i cittadini, dunque felici di poter fare la felicità di chi nasce e cresce.
Mafia, comitati d’affare hanno ramificazioni non solo nella città –intra moenia- ma anche e ben robuste fuori dalla città –extra moenia-. Ché se le illegalità avessero avuto una dimensione solo cittadina, ci sarebbe voluto poco per lo stato sconfiggerle. Gruppi criminali, comitati d’affare e cricche ormai da tempo hanno capito che per controllare il territorio devono assumere una dimensione sì antistatale, ma anche intra, sovra e internazionale. Anche nelle cose più minute. Anche per estorcere un minuscolo verduraio.
Il nuovo sindaco di Gela, a mio modesto avviso, dovrà avere questa consapevolezza. Che anche per riparare una buca, per la pulizia di un cortile ….c’è da muovere procedure complesse. A cominciare dall’impostazione e dall’uso dei bilanci comunali. Che non hanno più le entrate di un tempo e che saranno sempre più miseri per via della riduzione dei trasferimenti dello stato e delle regioni. Per cui, gli occhi dovranno essere rivolti a mete ambiziose che si potranno raggiungere sì con la concordia civile e col consenso dei cittadini. Ma anche attraverso la cooperazione tra città e le risorse da attivare al loro interno e in ambiti molto più vasti coalizzandosi.
Occorrerà sicuramente che il progetto del sindaco trovi i partiti rinnovati. Finalmente aperti al dibattito sulla modernità. Anche disposti a costruire utopie. Ché queste potranno diventare ideali, valori, linee guida di un agire politico condiviso e foriero di reale sviluppo. In particolare penso al partito democratico che dovrebbe essere il più fortemente interessato allo sviluppo diffuso di una società moderna, libera, solidale. Ha alle sue spalle nobilissime tradizioni di solidarietà laica e religiosa. Non può buttarle alle ortiche quasi fossero vecchiume, incrostazioni residuali delle quali deve sapersi liberare. Molte idee e pratiche non calzano più con i tempi che incalzano su nuovi binari. Questi richiedono intelligenze lucide e coraggio di avventurarsi ben oltre i limiti di Ponte Olivo!
Autore : Luciano Vullo
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