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Corriere di Gela | Verso la privatizzazione dello Stato
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notizia del 12/12/2010 messa in rete alle 17:43:03
Verso la privatizzazione dello Stato

Spesso sono tornato sull’argomento sulle pagine di questo settimanale. Ho cercato di affrontare la questione della deriva della statualità. Penso ora siamo alla svolta decisiva.

La partita più grossa si sta giocando proprio in Italia. Dura da alcuni anni. Ho sostenuto la mia convinzione dalla periferia del mondo. Cioè, da un luogo non idoneo all’osservazione «scientifica». Ma ormai veramente si può dire e non solo per metafora che tutto il mondo è paese. Evidentemente anche il contrario, che ogni paese è mondo.

A cosa alludo? Alle rivelazioni di Wikileaks. Non certamente alle malattie berlusconiane. Le aveva denunciate la sua ex moglie. Riguardano lo showman che si fa apprezzare da telespettatori e telespettatrici. Diverte anche se con non poca volgarità. A me interessa invece fermarmi anche se velocemente sul triangolo Roma-Mosca-Tripoli. Neanche per il machismo e i bunga bunga. Fattacci loro. Quanto per lo stravolgimento dell’Imperium, della statualità, della imperiosità della legge di cui il cavaliere e i cortigiani mostrano anche esplicitamente di fregarsi.

I mercanti apprezzano la spregiudicatezza del mercatore principe perché vedono negli accordi sul gas russo e libico e sui metanodotti occasioni di lucrosi affari. Pecunia non olet. La cosa grave è però, che stando ai sospetti dell’ambasciatore Usa a Roma, dietro gli accordi tra statisti in realtà si nascondono lucrosissimi affari di famiglie che condizionano le politiche internazionali e da lì le sorti degli uomini, delle donne e dei bambini che vivono sul pianeta Terra.

Un piccolo sommario della storia recente. Tagliate drasticamente le risorse per salute, istruzione, giustizia, sicurezza, infrastrutture a favore di cliniche private, scuole paritarie private, e oscure operazioni finanziarie con protagoniste le fondazioni e realizzati sotto il secreto di stato affari personali e di famiglia che compromettono non poco la stessa autonomia dell’ intera Europa sulle questioni energetiche e non solo, screditati i giornalisti e i giudici, in sostanza lo Stato italiano è stato smantellato e in maniera quasi indolore o addirittura con lo scimmiesco godimento dei più si è sgretolata ogni forma di vita civile e ogni ipotesi di vita associata. Questo sta avvenendo in Italia. A mio avviso, avanguardia di un non inarrestabile processo di imbarbarimento. L’attacco congiunto di tante potenze mondiali a Wikileaks ne è la prova. Una sorta di congiura. Dimentichiamo che quasi tutti gli Stati occidentali hanno costituzioni che prevedono quel che è sancito solennemente dall’art.21 della nostra Carta. Dove si proclama che tutti abbiamo diritto alla manifestazione libera del pensiero con «qualsiasi mezzo di diffusione». E invece, tutti coalizzati contro Assange che sarebbe colpevole da galera. Dove è stato portato, ma non certamente per reati che riguardino l’informazione. Che è un diritto di tutti! E che chi ha responsabilità di governo degli Stati e delle relazioni internazionali, semmai, dovrebbe curare con maggiore prudenza e riservo oltre che più correttezza onde evitare la compromissione dello stato di salute dell’intero pianeta e dei suoi abitanti.

Per tornare alle mie convinzioni, devo riconoscere di essermi sentito molto confortato dopo avere letto le parole di un grande intellettuale che risponde al nome di Stefano Rodotà. La politica non può ignorare la rivoluzione digitale. E’ da tempo che lo sostengo. E’già nato un nuovo mondo. La politica non ne vuol prendere atto. Preferisce chiudersi a riccio che sia di destra, di centro o di sinistra. Il rischio è molto simile a quello che avvenne in Francia per volontà del grandissimo Luigi XIV. Staccò l’aristocrazia dal territorio. Ridusse i signori marchesi, conti e duchesse in cortigiani che furono felici di aiutarlo, da veri inservienti, a montare a cavallo e a vestire la regina. Che altro i cortigiani del cavaliere? La differenza? Luigi XIV era lo stato. Il cavaliere nostrano un mercatore. La speranza è che non ci rassegneremo mai a diventare sudditi ignoranti e clienti affezionati.


Autore : Luciano Vullo

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