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notizia del 03/05/2010 messa in rete alle 17:34:08
Tra mura e spettri
Ho tentennato più volte prima di scriverci sopra. Parlarne non è facile, specie da genitore. Preciso sin d’ora che non mi passa neanche per l'anticamera del cervello giudicare. Non riesco nemmeno ad immaginare cosa è successo, come sia avvenuto: è assolutamente al di fuori della mia portata. Tanto che qualora fossi stato presente in quel momento, vi assicuro che non avrei creduto ai miei occhi.
Conosco direttamente genitori di figli diversamente abili ed ho conosciuto tempo fa due genitori con un figlio autistico. Andare avanti non è facile ed a volte capita di fermarsi. Nessuna meraviglia. Ma, soprattutto, conosco direttamente gente che per professione ha a che fare col mondo dei disabili: ebbene, in molti, mi hanno detto che quello dell'autismo, quale disturbo persuasivo dello sviluppo, è uno scoglio davvero difficile da affrontare e, per certi aspetti, in particolare quello psicologico, sicuramente il più difficile.
Ti nasce un figlio apparentemente "normale" e ne sei convinto per un paio d'anni. Poi affiorano i primi sintomi, ma che ancora possono essere confusi con altri "ritardi" o associati ad altri "disturbi", meno gravi. Inizi a cercare con più insistenza il suo sguardo mentre sistematicamente ti evita, lo chiami ripetutamente e non t'ascolta, mostrando già una decisa preferenza alla chiusura, all'isolamento, all'azzeramento relazionale e nella comunicazione. Emergono più nitidamente le stereotipie. Aleggia lo spettro. Ti preoccupi ed indaghi. Visite, contro visite, esami, contro esami, finché (e non è detto che ci riesci subito) scopri l'amara verità. E sai che tuo figlio non guarirà mai da una tale patologia che complessa è dire poco. Una sindrome costosa sotto tutti i punti di vista, che stravolge la vita di chi deve conviverci.
E' già devastante con un figlio a cui sarà inutile raccontare una favola, figurarsi quando ti si prospetta la stessa diagnosi per il secondo. Già solo sospettarlo sarà stato dolorosissimo. C'è chi ce la fa e resiste, chi no e scappa. E c'è anche chi, come in questo caso, si lascia andare alla soluzione estrema, "sradicando il problema alla radice". Non mi piace e non sarò mai un forcaiolo, ma non sono neanche uno che cerca alibi ad ogni costo, sia chiaro.
Io non so se i due bimbi siano ora due angeli in paradiso, da dove proteggono la loro mamma. Soprattutto non so se "la nostra mamma ci ha riservato un futuro migliore" sia un qualcosa che possa essere fedele al loro pensiero. Sicuramente non lo è al mio. Non riesco a condividere quel messaggio. A loro andava riservato un futuro migliore sopra la terra, non sotto. Anche se - e lo ribadisco - crescerli sarebbe stata un'impresa impervia, ai limiti del possibile. Tutt’al più, posso intenderlo come una disperata denuncia, contro la mancanza di adeguate risposte da parte del servizio sanitario, considerato che sull'argomento non brilla per efficienza. Subire l'abbandono delle istituzioni, può anche trascinare il dramma di non poter vivere con un minimo di serenità la vita familiare, tanto dentro quanto fuori le mura di casa, fino ad esplodere in un'autentica tragedia. Fermo restando che l'efferatezza, più o meno gratuita, non sta solo in quel atto compiuto da una mamma verso i suoi due piccoli, ma anche nelle violenze di un linguaggio adottato nella presunzione di commentare, in alcuni casi spropositato ed il più delle volte senza essere accompagnato dal buon senso: quello che peraltro non dovrebbe mancare mai. Anche questo è autismo.
Autore : Clark Kent
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