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notizia del 02/05/2010 messa in rete alle 16:21:07
Tuccio (Gela calcio) sbatte la porta: “la colpa è dei politici traditori”
Un fiume in piena, come mai visto prima d’ora. E questo potrebbe essere l’elemento connotativo per capire che stavolta, davvero, senza se e senza ma, il presidente ing. Angelo Tuccio, lascerà definitivamente il timone del Gela, dopo quattro stagioni in cui sono state più le amarezze che le gioie, più le spese che i ricavi. Delusioni su tutti i fronti.
Tuccio stavolta non fa sconti a nessuno. Politici di tutti i partiti, gli stessi partiti – sempre che a Gela ce ne sia qualcuno che possa definirsi tale – e ancora di più, dito puntato sui capi delle istituzioni, l’ex sindaco Crocetta (ora europarlamentare), il Commissario straordinario Rosolino Greco, e il presidente del Consiglio comunale Di Dio (l’unico ad ammettere le responsabilità della politica e per questo si è guadagnato l’apprezzamento di Tuccio per la sua “onestà intellettuale”); non ultimo, il presidente della Provincia “On. Dott. Giuseppe Federico”, con tutti i titoli in maiuscolo, come Tuccio tiene a qualificarlo. Non sono esclusi gli altri due parlamentari, Speziale e Donegani.
Una razza di sciacalli di difficile estinzione, che nel tempo lo hanno preso in giro, tendendogli una trappola mortale l’estate scorsa (non c’era solo il commissario Greco), quando Tuccio aveva già deciso in via definitiva – quella volta anche per la cocente delusione della finale play off persa al Presti – di lasciare il Gela a conclusione del suo progetto triennale, che prevedeva il ritorno in 1ª divisione del Gela, che era già in C1, con qualche milione di euro di debiti, che forse Tuccio avrebbe fatto bene ad accollarsi, anche spalmati. Ne avrebbe spesi molti di meno e si sarebbe trovato la squadra in terza serie sin dall’inizione. Avrebbe potuto lavorare su un altro progetto, magari con l’obiettivo di conquistare la B, e avrebbe salvato l’onore e la dignità di Arturo Carrabino, che – poveraccio – ha dovuto negli anni successivi leccarsi le ferite per i danni economici subìti, con fallimenti e pignoramenti. E qui non si può fare a meno di chiamare in causa il gran cinismo dell’ex sindaco Crocetta, che lo ammaliò, con un’adulazione tutta femminile, pur di trovare una sponda a quel suo progetto di estromettere dalla società, a puri fini propagandistici, l’unico presidente nella storia ad avere portato il calcio gelese in C1, ovvero Massimo Romano, altra vittima illustre dell’ex sindaco Crocetta.
E se Massimo Romano aveva avuto il grande merito di portare la squadra a competere con il blasonato Napoli, Perugia ed altre formazioni di città molto importanti e dal passato calcistico glorioso, Carrabino era riuscito nell’impresa non meno meritoria di salvare la categoria, evitando la retrocessione. Al primo, il suo impegno nello sport è costata la galera; al secondo, il dissesto economico e finanziario della sua famiglia e della sua azienda. Romano, come forse ancora non tutti sanno, è stato poi scagionato dalle infamie che erano servite a Crocetta per buttarlo fuori dal calcio; mentre Carrabino si lecca ancora le ferite, si è rimesso a testa bassa a lavorare come un operaio, e si è preso anche la personale soddisfazione di laurearsi in legge.
Ora tocca a Tuccio fare i conti con la legge del contrapasso: ieri tanto amato, oggi tanto odiato. E sì, perchè a dire dello stesso, è probabile che qualcuno lo voglia togliere di mezzo per mettere al timone del Gela uno con la schiena ripiegabile. Ma Tuccio non è nè Massimo Romano, nè il buon Arturo Carrabino, e in ogni caso, prima che qualcuno lo posa azzanni, ha tolto il disturbo, e quel che è stato è stato.
Ai candidati a sindaco, a quelli che correranno per uno stipendiuccio da consigliere comunale, ma anche ai nostri signori parlamentari, un consiglio: se davvero Tuccio non vi sta più bene (un altro fesso da sfruttare e poi mollare), cominciatevi a dare la mossa per trovare un sostituto, magari uno più malleabile, perchè se il Gela scomparirà, sarete chiamati per nome di a rispondere di omicidio sportivo.
Autore : Redazione Corriere
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