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notizia del 01/03/2005 messa in rete alle 15:39:35
Una sentenza, due manifesti
I giovani di Forza Italia hanno voluto fare sapere che il dott. Scaglione rimane nei “loro cuori”. Il Sindaco Crocetta che nel suo “cuore c’è solo Gela”. Due manifesti, tanto semplici quanto eloquenti, apparsi sui muri della città all’indomani della pubblicazione della sentenza del Cga. L’uno e l’altro dicono due cose diversissime. Si ispirano a due concezioni radicalmente contrapposte. Ne propongo l’analisi. Il primo mi pare l’atto con il quale un gruppo di giovani animati da buoni sentimenti, delusi da una sentenza, consolano un uomo, un professionista che non è riuscito a diventare Sindaco. Un gesto rivolto alla persona. Siccome quel gruppo si identifica con una parte politica, attraverso il messaggio lascia capire con chiarezza che l’affetto manifestato al leader concepisce il ruolo di sindaco come un fatto personale. La delusione del mancato successo va, quindi, consolata col caldo affetto del cuore.
Nulla di male, per carità. Sul piano sentimentale e affettivo va apprezzato il sentimento che si palesa nobile. La città non c’entra, però. Voglio dire della concezione personalistica, antipolitica del sentimento pubblicizzato. E’ come se, avendo un professionista partecipato a un concorso e non avendocela fatta a superarlo, gli amici gli si stringono attorno per piangere insieme a lui. Sarà per un’altra volta.
Anche il manifesto di Crocetta esprime un caloroso sentimento. Il Sindaco comunica ai gelesi di avere la nel suo cuore ‘Gela’, la città. Siamo, però, sul versante squisitamente politico. A cosa, infatti, un sindaco deve rivolgere i suoi affetti, le sue cure? Alla città, evidentemente. Si potrebbe obiettare che non era il caso di esternare con un manifesto i suoi sentimenti. Io, invece, a costo di essere giudicato negativamente, come avviene in questi casi, sostengo che trattandosi di un sentimento pubblico va reso pubblico. Che dietro non c’è alcuna mania mediatica, soprattutto se si tien conto che l’esternalizzazione del sentimento è avvenuta all’indomani di una sentenza che ha tenuto con l’anima sospesa per tanti mesi un’intera città. E non solo la città di Gela, perché dovunque io sia andato, anche all’estero, chi mi ha incontrato mi ha chiesto con trepidazione. Perché non si trattava della vicenda personale di una persona, ma del destino di una città e del successo di un indirizzo politico, di un nuovo corso della politica che affida ai sindaci, capaci di coniugare ‘sviluppo e legalità’ le sorti della democrazia. Mi spingo a dire non solo della democrazia cittadina, che pure è cosa grande. Dico della democrazia del Paese. Scambio lucciole per lanterne?
Credo proprio di no.
Il governo nazionale, infatti, sta attentando alla democrazia che oggi appare sulla difensiva. Con le falsità, innanzitutto. Dalla riduzione millantata delle tasse all’aumento fasullo dei posti di lavoro. Agli attacchi alla magistratura e all’uso personale dell’informazione. Attraverso la ‘finanziaria’ ha tolto risorse agli Enti Locali. E’ chiaro ha messo i Sindaci e i Presidenti delle Province Regionali nelle condizioni di non operare più per interventi che facciano crescere in ricchezza e civiltà le loro città. Vuole, cioè, svuotare il ruolo di chi ha il contatto diretto con i cittadini e i loro diritti dall’istruzione alla salute, alla vita da vivere in una città bella e libera.
Evidentemente dovrà essere il Sindaco a sapere interpretare bisogni e diritti dei cittadini e della città.
Quello che sta facendo Crocetta per lo sviluppo nella legalità. Con dentro il cuore la città. Con la consapevolezza che lo sviluppo della stessa passa attraverso una serie virtuosa di relazioni all’interno (risorse storiche, paesaggistiche, materiali, immateriali, professionali) da coniugare con generose relazioni esterne. Che passano se l’Amministratore sa attivarle innanzitutto con carte di credito credibili (legali) e non false. Per cui la legalità diventa risorsa sana ed efficace per lo sviluppo. Strada che a Gela il Sindaco sta percorrendo con coerenza e senza esitazioni. Come gli viene riconosciuto da tutte le parti. E non è cosa da poco. Ed è bello che anche a Gela il convincimento che lo sviluppo passa attraverso la lotta alla mafia e alla illegalità è sempre più diffuso. Ne trarrà vantaggio la città. Non solo, perché essa si avvia a diventare un modello da seguire per uscire dall’arretratezza cui l’hanno costretta mafia e comitati d’affari e incamminarsi verso la solarità mediterranea che è il suo destino.
Autore : Luciano Vullo
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