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notizia del 04/11/2007 messa in rete alle 15:13:03
Legalità e sviluppo
Appena alcuni giorni fa sono stati diffusi dalla Confesercenti alcuni dati sull'economia italiana. I quotidiani li hanno riportati in prima pagina. Risulta che i commercianti versano ogni anno alla mafia circa 6 miliardi di euro. In vecchie lire, circa 12 mila miliardi. Il commento dei giornali: la mafia si piazza al primo posto tra le imprese italiane. Precede anche la Fiat.
La quasi totalità di questa enorme quantità di denaro viene versata da commercianti di quattro regioni del Sud, soprattutto da commercianti della Sicilia.
Ma, a quanto ammonta il tesoro della mafia?
Oltre alla cifra indicata dalla Confesercenti, ci sono altri proventi?
E, dove vanno a finire i suoi profitti?
Domande che si propongono nella testa di un cittadino comune che, non avendo competenze scientifiche in materia di economnia e finanze , va a tentoni. Sapendo che il denaro non viene stampato per stare fermo. E' una divinità molto dinamica.
1. Da dove vengono? Forse, oltre che dal racket imposto ai commercianti, dall'Europa per finanziare o cofinanziare interventi nelle Regioni dell'Obiettivo uno del settennio appena trascorso! Quindi dallo Stato e dalla stessa Regione per l'integrazione delle somme dell'U.E.L'altra parte, dai cittadini che vanno a fare gli acquisti nei negozi piccoli e grandi. Anche per generi di vitale necessità. Credo pure da cittadini che non guazzano nel benessere e vivono di stenti.Da quello che si riece a sapere, leggendo sulla stampa sentenze di condanne passate in giudicato e dichiarazioni di collaboratori di giustizia, pare che non ci siano state imprese che non abbiano pagato in tutto il territorio siciliano. Così anche negozi, mini e ipermercati. Soprattutto da quando, dal 2000, Cosa Nostra ha deciso di "Fare impresa", rinunciando addirittura in gran parte al commercio della droga giudicato troppo pericoloso e scarsamente redditizio.
2. Dove va? Il profitto di impresa in un'economia libera normalmente dovrebbe essere reinvestito per l'innovazione e lo sviluppo. I 6 miliardi di euro di cui dice la Confersecenti, e gli altri ancora non calcolati, costituiscono profitti di un'impresa che segue la logica della tradizione libero-scambista. Trattasi, infatti, di un'impresa che trae enormi profitti producendo nulla, né beni né servizi. Di un'impresa che non ha nemmeno una ragione sociale e una sede. Che vive nascosta e prospera a danno, chiaramente, dei commercianti di cui legittimamente si preoccupa la Confesercenti. Altrettanto chiaramente a danno della società che si impoverisce e dello Stato il cui sfascio, forse, è il vero e più proditorio obiettivo.
Nei mesi appena trascorsi sono stati pubblicati dei libri che tutti dovrebbero leggere, in particolare quanti svolgono ruoli pubblici e di governo di grande responsabilità.
"La casta" è diventato un best seller. Vendutissimo in tutta Italia, è stato anche usato per obiettivi particolari , per diffondere la cultura dell'Anti-Politica, purtroppo già abbastanza diffusa.
De "I complici" di Lirio Abbate e Peter Gomez e de "L'isola del tesoro" di Leo Sisti non mi pare si stia dicendo granché, anche se il giornalista coautore del primo è scortato e costretto a vivere in un luogo segreto.
Cosa si impara leggendo questi libri che riportano abbondantemente brani di sentenze? Si apprende una cosa che forse non tutti avrebbero mai immaginato. Cioé che Cosa Nostra ha operato grazie ad alcuni politici dislocati nei vari livelli per gli appalti di opere e di forniture. Un personaggio la cui biografia politico-mafiosa è tracciata a tutto tondo da Leo Sisti è quella di Vito Ciancimino, corleonese, a suo tempo assessore ai lavori pubblici e per qualche mese anche sindaco di Palermo. Grazie alla strettissima alleanza con i suoi concittadini capi di Cosa Nostra, costruisce la loro e la sua enorme fortuna. Di potere? Sicuramente di potere, ma non solo. Perché le loro fortune sono anche economiche a dispetto della loro umile origine e delle immagini televisive che ce li hanno proposti come dei pecorai che si nutrono di ricotta e di cicoria. Buona parte del tesoro dell'impresa di questi personaggi è stata confiscata, gran parte è irreperibile, gran parte di quella di Ciancimino è stata rintracciata in Canada.
Dal 2000 l'impresa mafiosa opera nella 'sommersione'. Con programmi ambiziosi che tengono conto della globalizzazione dell'economia, delle politiche europee e della modernità. Senza bisogno di ricorrere ai corsi di formazione e di aggiornamento spesso improduttivi come quelli attivati per il personale dipendente dagli enti pubblici e anche dai privati. L'impresa mafiosa, infatti, dispone, come è stato documentato, di menti raffinate capaci di prevedere i movimenti dei flussi finanziari con largo anticipo e di attrrezzarsi alla bisogna. Per perseguire un duplice obiettivo: il profitto massimo (anche per il mantenimento delle famiglie) e il dominio del territorio. Che è un obiettivo prevalentemente politico. Essendo quella del controllo del territorio una prerogativa dello Stato che deve garantire la sicurezza ai cittadini. La mafia, imponendo la legge della paura con l'esercizio della violenza delle armi e delle intimidazioni, seppure 'sommergendosi', vuole sottrarre allo Stato la prerogativa del controllo del territorio e ai cittadini imporre la sicurezza della paura.
Si può separare la problematica dello sviluppo da quella della legalità? C'è ancora qualche ingenuo cittadino, magari consigliere comunale, che possa minimamente fantasticare che basta ottenere un qualche finanziamento in più dallo Stato, dalla Regione o dalla U.E. per determinare a Gela lo sviluppo? La mafia, mi pare sia stato ampiamente documentato, non va dove si piange miseria! Soprattutto di questi tempi quando ha bisogno di tanto tanto denaro. Questo non significa che bisogna francescanamente non cercare i finanziamenti per opere che determinino modernità e sviluppo. Attraverso lo Stato, però! La battaglia per la legalittà è questo in buona sostanza se proprio non ho capito male. Ripristino nel territorio della "imperiosità" della legge. Eventualmente, dove il territorio è stato particolarmente sconquassato, anche con misure straordinarie e con l'esercito. Urge porre un argine alle forze che vogliono la deriva dello Stato. E sono tante, purtroppo...Sommerse ma non del tutto invisibili.
Lo sviluppo dovrebbe vedere impegnati quanti hanno responsabilità politiche a far leva in città su una nuova cultura civica. Occorre infatti non solo riparare le buche delle strade, ma anche gli enormi fossi scavati nelle coscienze di noi cittadini. Costruire campi sportivi, edifici pubblici, piazze, teatri ecc. Costruire anche, e non solo attraverso le scuole, coscienze giovani nuove, pulite, coraggiose, libere, istruite, rispettose del bene comune e delle leggi che le tutelano. Comprese quelle che tutelano le loro vite. Imparando a mettere il casco e guidando il motorino in modo disciplinato non per paura della multa, ma per rispettare la legge di salvaguardia della loro vita. Diffondendo la cultura della partecipazione anche alla vita del nuovo modo di essere città. Pure con l'organizzazione di feste e spettacoli popolari che servono a incentivare la presenza nello spazio pubblico dei giovani liberi.
Senza questi sentimenti ci saranno ricchezze più o meno concentrate da ostentare in modo volgarissimo. Non sviluppo. Non è facile! Ci vuole spirito di collaborazione. Forse anche la disponibilità a sacrificare qualcosa di personale. La gratificazione sarà, tuttavia, enorme, quando si vedrà la città moderna e libera, autenticamente civile.
Autore : Luciano Vullo
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