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Corriere di Gela | Deriva demagogica della democrazia
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notizia del 25/11/2007 messa in rete alle 15:11:20
Deriva demagogica della democrazia

Torno sul tema della legalità. Secondo alcuni una mania del Sindaco Crocetta. Non l'escludo a priori. Anche se la contropartita mi pare pesantissima: una vita blindata, la necessità di stare sempre vigile, il rischio di sottrarsi agli impegni della quotidianità (anche di quella riguardante il governo delle piccole cose).
Non è di ciò che intendo occuparmi.
Vorrei capire il senso profondo, non caduco della battaglia per la legalità in una città di frontiera. Quello più immediato è sotto gli occhi di tutti. Tutti dovrebbero capire che la liberazione dell'economia cittadina dai condizionamenti mafiosi e l'arresto di tanti estortori dovrebbero incoraggiare imprenditori agricoli, industriali e commerciali a reinvestire nel territorio per concorrere, insieme alla mano pubblica (fondi strutturali e infrastrutturali) a creare più sicura circolazione di ricchezza.
Un grande beneficio per lo spazio sociale!
Non necessariamente per lo spazio pubblico che da quello dovrebbe essere distinto.
Infatti, le risorse liberate (profitti privati e pubblici finanziamenti), venendo in primis impiegate nel territorio urbano, ne migliorerebbero la qualità: rete viaria interna, aspetto esterno delle abitazioni private, pulizia delle strade, rete idrica.....
Cose interessantissime e di grande rilevanza in termini di modernizzazione. Non sufficienti, però, a ridurre il gap, le distanze tra i cittadini, le loro diseguaglianze quanto a reali pari opportunità nel godimento dei dirittti di cittadinanza. La quale cittadinanza si esprime nello spazio pubblico che è quello in cui gli individui appaiono per essere riconosciuti per quello che sono e per quello cui aspirano a divenire.
Grazie all'invenzione dello spazio pubblico nel mondo antico un agglomerato di case divenne città. Lo spazio pubblico (fisico) per antonomasia, l'agorà, fu luogo della democrazia. Che mise i 'liberi' nelle condizioni di essere 'eguali'. Che questo era alle origini il senso della democrazia, l'accorciamento delle distanze tra i cittadini. Tutti nelle stesse condizioni di governo della res publica. Grazie alla capacità di produrre, tramite l'arte dell'argomentare, la persuasione e, quindi, il libero consenso. Evidentemente in presa diretta, vis a vis, considerata la dimensione della città antica.
Con la modernità e la nascita dello stato-nazione la democrazia si trasferisce in uno spazio pubblico meno immediatamente visibile, geograficamente lontano: il Parlamento. Lo spirito della 'pubblicità', però, permane. Perché esso è il luogo in cui 'si parla'. Cosa diversa dalla chiacchiera. Luogo, cioé, in cui si decide della vita della nazione attraverso le leggi che vengono promulgate dopo che sono state ampiamente discusse. Cioé, dopo che, con il 'parlare', è stata prodotta persuasione almeno nella maggioranza -50%+1- dei parlamentari. La lontananza della sede è la causa non ultima che impone la nascita dei partiti moderni. Essi si organizzano per esercitare la rappresentatività. Oggi è questo che sta venendo meno: lo spazio pubblico. Il luogo, cioé, in cui la rappresentatività viene esercitata in termini di statualità. Per cui la rappresentatività (che aveva del tragico per le responsabilità che comportava!) si trasforma in rappresentazione mediatica. Se è vero che, come mi pare ampiamente provato dalle vicende attuali, lo spazio pubblico si è trasferito negli studi televisivi dove si costruiscono (o si distruggono) alleanze per eventuali maggioranze parlamentari (o consiliari). O, addirittura, si fanno nascere partiti o movimenti dei quali, poi, si chiede l'investitura popolare.
A me questa sembra la fine dello spazio pubblico, dello Stato e della certezza della legge. Proprio perché, eliminato lo spazio pubblico (lo Stato), tutto viene affidato al privato, magari con approvazione plebiscitaria, dando così luogo alla deriva demagogica. Per cui diventa di primaria importanza l'uso dei mezzi di persuasione. Stavolta non il Parlamento, bensì lo studio televisivo per produrre il consenso popolare. Senza, cioé, riferimento alcuno allo spazio pubblico. Personalmente non ritengo che siano da imbalsamare le figure storiche anche se di nobilissima tradizione. Lo spazio pubblico inventato dai greci e il Parlamento non sono da considerare feticci. La storia si muove.....
Ma, sino a quando non avremo trovato un nuovo "luogo" in cui esercitare la democrazia e la libertà individuale, mi sembra ragionevole e doveroso fare la buona battaglia per la legalità. Impegnarci, cioé, a dare allo Stato e alle leggi quell'autorevolezza che ci garantiscono la cittadinanza libera e attiva.


Autore : Luciano Vullo

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