notizia del 12/01/2013 messa in rete alle 15:08:21

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Gela provincia, qualche spiraglio
I giornali ne hanno parlato una settimana fa. Bisogna mettere mano al riordino delle province, così come ha stabilito con decreto l’uscente governo Monti, che ha solo rinviato di un anno la rivoluzione dei territori sotto l’aspetto della gestione politica. Bisogna ridurre i costi – così ha stabilito l’esecutivo – anche accorpando le province.
La Sicilia, dove pure vige autunomia su questa materia, dovrà comunque adeguarsi, tenendo conto che già quattro province sulle nove esistenti sono al momento rette da altrettanti commissari straordinari. Le prime due a squagliarsi sono state quelle di Caltanissetta (Federico a novembre 2011 ha optato per l’Ars) e Ragusa (fine mandato). Qui le elezioni sono state sospese fintanto che il governo nazionale non avesse emanato il relativo decreto sul da farsi. Via via, anche quelle di Trapani e Catania sono rimaste senza presidenti avendo questi scelto di correre per uno scranno all’Ars nell’ultima tornata elettorale di ottobre 2012. Se si tiene conto che anche le province di Palermo, Agrigento, Siracusa ed Enna tra qualche mese scadranno per fine mandato, l’intera Sicilia dovrà porsi il problema, ridisegnando la geopolitica degli enti intermedi, e lo dovrà fare entro il 31 dicembre prossimo, data fissata dal governo Monti per adeguarsi alla nuova legislazione.
Potrà succedere di tutto, ma già prende corpo un’ipotesi. Posto che alcune province attrarranno nuovi territori come Città metropolitane (Palermo, Catania, e forse anche Messina), Caltanissetta potrebbe conservare l’attuale status accorpando Enna, ma dovrebbe rinunciare a Gela, che diventerebbe a sua volta provincia con Niscemi, ed altri comuni.
Una tale soluzione non solo renderebbe giustizia ad un’antica aspirazione della comunità gelese e del suo comprensorio, ma riequilibrerebbe il peso politico in una provincia, quella nissena, storicamente sbilanciata verso la parte nord pur essendo il sud il vero motore di essa, sul piano economico, demografico e turistico.
A parlare di questa possibile soluzione è stato nei giorni scorsi il presidente dell’Unione regionale delle province siciliane (Urps), Matteo Graziano, il quale ha pronte delle proposte da sottoporre al governatore della Sicilia Crocetta. L’on. Graziano, che è stato anche presidente della provincia di Siracusa, ha fatto qualche anticipazione: riduzione del numero delle province da 9 a 6, elezioni in primavera per tutte, con riduzione del mandato da cinque a quattro anni, durante il quale indirire un referendum fra i comuni. Ha detto anche che «si potrebbero unire Caltanissetta e Enna ed istituire la Provincia di Gela e Niscemi. Queste sono grosso modo le proposte che metteremo sul tavolo quando il presidente Crocetta ci convocherà».
Insomma, tutta la Sicilia al voto in primavera per rinnovare presidenti e consigli provinciali. Certo, la tentazione del governo regionale di tenere commissariate le nove province per almeno un altro anno potrebbe essere forte, ma il problema prima o poi dovrà essere affrontato e risolto.
Autore : Redazione Corriere
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