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notizia del 05/06/2008 messa in rete alle 00:15:48
Collura-Di Dio e Pd, chi ha lasciato chi
E’ diventata grottesca – ma la politica gelese a questo c’è abituata – la querelle che vede da una parte due esponenti di primo piano del nuovo Pd – il presidente uscente della Provincia, Filippo Collura e il presidente del Consiglio comunale di Gela, Giuseppe Di Dio – e dall’altra vecchi e nuovi padroni dello stesso partito (Speziale e Donegani, ma anche lo stesso Salvatore Messana, candidato alla presidenza della Provincia).
La posizione di Collura e Di Dio è ormai a tutti nota. Visto come sono state gestite le candidature, sia a livello nazionale che regionale e provinciale, i due hanno preso le distanze dal Pd, decidendo di sostenere amici-candidati in liste che appoggiano la testa di ponte del centrodestra, l’autonomista on. Pino Federico E siccome i due deputati gelesi all’Ars del Pd – Speziale e Donegani – appoggeranno il candidato nisseno Messana alla presidenza della Provincia (sappiamo bene come sono state architettate le primarie in casa Pd), i due illustri “dissidenti” hanno avuto di che lamentarsi, spiegando le loro “buone ragioni” per la loro discorde posizione assunta.
Appena una settimana dopo la presentazione delle liste e le “spiegazioni” rese pubbliche di Collura e Di Dio, la decisione del partito di mettere i due fuori dal Pd. Ma di fatto, se ne erano andati loro con l’ufficializzazione del sostegno ai loro amici candidati in una lista apparentata con l’esponente del centrodestra Federico.
La partita, com’è stato nelle due precedenti elezioni per la Provincia del 1998 e nel 2003, si giocherà tutta a suon di campanile. Gela, che vede sistematicamente frustrata la sua antica aspirazione di diventare provincia anche per l’agnostica posizione della nostra classe politica dirigente, punta tutto sulla conquista della presidenza dell’ente, riconoscendo così di fatto al doppio mandato dell’uscente, il gelese Collura, un ruolo strategicamente positivo per il territorio sud e per Gela in particolare.
La provincia, come gli schieramenti politici, continua a dimostrarsi spaccata in due. La lotta si sposta sulla difesa del campanile piuttosto che per l’ideologia che non c’è più.
Autore : Redazione Corriere
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