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notizia del 30/11/2009 messa in rete alle 13:11:43
Mozione dei consiglieri Paolo Cafà (acqua pubblica) e Collura (no vendita beni confiscati)
Due le mozioni presentate da altrettanti consiglieri comunali in questi ultimi giorni. La prima, contro il no alla vendita dei beni conquistati alla mafia, l’ha presentata il consigliere del Pd Giuseppe Collura. Collura ha chiesto di discutere ed approvare nel prossimo Consiglio Comunale, anche con convocazione d’urgenza, cosi come hanno già fatto tantissime altre amministrazioni italiane, un ordine del giorno che deve ribadire con forza la contrarietà all’approvazione di una norma che prevede la possibilità di vendere i beni confiscati ai mafiosi.
Per Collura, la proposta di modifica contenuta nella finanziaria 2010, approvato dal Senato il 13 novembre 2009, «stravolge la legge del 7 marzo 1996, n. 109 ”Disposizioni in materia di gestione di beni sequestrati o confiscati” e l’Articolo 2-undecies – Comma 2 della Legge 575/65 in materia di “Disposizioni contro la mafia”, che escludono la possibilità di vendita dei beni confiscati prevedendone l’esclusivo utilizzo a fini sociali direttamente da parte dello Stato o di soggetti del terzo settore». Aggiunge che «tale norma, inoltre, di fatto vanifica l’uso sociale dei beni confiscati, uso finalizzato quindi alle iniziative di crescita culturale e sociale dei cittadini. E’ notoriamente unanime il pensiero che per sconfiggere le mafie, otre che l’azione giudiziaria, bisogna investire sulla crescita delle coscienze antimafia, sulla scolarizzazione sul recupero di devianze, su processi di inclusione sociale e lotta all’emarginazione».
Il capogruppo di Democrazia e Socialismo, Paolo Cafà, invece, chiede che il Consiglio comunale dichiari l’acqua quale «bene pubblico, primario ed irrinunciabile dell’umanità, con conseguente modifica dello statuto comunale».
«Nella nostra città, come in tante altre città della Sicilia e del Meridione – scrive Cafà – l’acqua viene gestita, con l’entrata in vigore degli ATO, da società private che pensano solo a ricavare profitto ed aumentarne il costo, senza nessun beneficio per gli utenti cittadini, che anzi si ritengono più vessati di prima, in considerazione dell’atavica carenza di acqua e della sua pessima qualità. In tante città italiane, molti comuni si stanno attivando per far dichiarare l’acqua un diritto irrinunciabile, primario e fondamentale dell’umanità, nell’ambito del loro statuto comunale».
Autore : Redazione Corriere
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