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notizia del 26/01/2008 messa in rete alle 13:09:03
Contro la politica attraverso i politici
Mi convinco a ogni giorno che passa che in Italia si stia combattendo una vera guerra storica: contro la Politica attraverso i politici. Magari senza alcuna intenzionalità da parte dei protagonisti. Tutto, tuttavia, concorre verso questo obiettivo: la destabilizzazione dello Stato. Di ogni forma di Stato, non soltanto dello Stato ‘nazionale’, ma dello Stato in quanto titolare dell’esercizio del ‘diritto’, dell’autorevolezza della legge. Di quello Stato che alcuni studiosi del ‘900 hanno, a torto o a ragione, individuato come titolare dell’esercizio legale della violenza. Grazie alla quale violenza legale, tutti i cittadini diventano liberi e uguali davanti alla legge.
Cosa voglio dire affermando che contro la politica si stanno impegnando i politici? Che sta lievitando una tragedia apparentemente tutta italiana, anche se, a mio modesto modo di vedere, in Italia sta facendo le prove generali. In modo diverso di quel che avvenne negli anni ’20 del secolo scorso e, forse, con una carica destabilizzante ancora più devastante.
Che la mafia faccia l’anti-Stato, paradossalmente mi pare una cosa scontata. Non persegue e non ha mai perseguito esclusivamente obiettivi legati ai profitti e allo sfruttamento violento dell’impresa economica per realizzarli. Anche questo, ovviamente! Ma, per ragioni strumentali. L’obiettivo fondamentale rimanendo quello dell’esercizio del potere, dell’imposizione del proprio potere di controllo della società e del territorio. Avvalendosi di tutti gli strumenti. Anche di quelli interni allo Stato, dall’apparato burocratico-amministrativo al personale politico che dovrebbe costituire la cosiddetta classe dirigente.
Due prove mi pare di poter riportare a conforto del mio convincimento.
La prima è legata alla vicenda Mastella. Che avrà le sue buonissime ragioni contro la Magistratura. Sino a quando non ci sarà una sentenza passata in giudicato, egli dovrà godere del diritto alla presunzione di ‘non colpevolezza’. Degno di nota è, però, a mio avviso quello che ha Mastella dichiarato in Parlamento per motivare le sue dimissioni da Ministro della Repubblica. Ha espressamente dichiarato, infatti, di mettere al primo posto su tutti i valori il suo ‘amore per la famiglia’. Nessuno, secondo me ha il diritto di mettere in dubbio la sincerità dell’affermazione. La gravità sta nel fatto che la nobile, dal punto di vista umano, della dichiarazione sia stata resa dal Ministro della Repubblica che ha prestato liberamente, senza cioè costrizione alcuna (!), un giuramento di fedeltà alla Costituzione dello Stato repubblicano. Scegliendo, cioè, di anteporre gli interessi dello Stato a tutto. Mastella, avendo scelto di fare il Ministro, non ha scelto una professione qualsiasi della quale deve rendere conto a se stesso, alla famiglia e/o al datore di lavoro. Ha scelto la statualità che dovrebbe imporre un’etica che va ben oltre la dimensione della soggettiva moralità. La cosa ancor più grave che alla sua dichiarazione sono seguiti scroscianti applausi da ampi settori del Parlamento. Evidentemente di condivisione. A testimoniare che la ragion di Stato viene piegata, con condivisione, alle ragioni familistiche che sono sempre ‘particolaristiche’, difficilmente universalizzabili. Neanche quando Mastella ci assicura che gli oncologi, i pediatri, gli ostetrici inviati da lui, dalla moglie e dal consuocero alle aziende ospedaliere erano di elevatissima qualità. Familismo e clientelismo non possono coniugarsi con la legalità ispirata a principi di universalità garantita dallo Stato di diritto.
La seconda è legata alla condanna di primo grado al Governatore della Sicilia Cuffaro. Condannato a 5 anni di reclusione e all’interdizione dai pubblici uffici. Non certamente per avere incitato alla rivolta i contadini per la spartizione dei prodotti della terra come pure è avvenuto negli anni ’40 e ’50 del ‘900. Ma per aver offerto un aiuto a persona condannata per un illecito commesso con mafiosi. Di avere, direttamente o per mezzo altrui, aiutato mafiosi da Presidente del Governo regionale. Bene! Il condannato, non solo non lascia la carica, ma addirittura festeggia gioiosamente con cannoli con amici. Cosa ancora più grave che i dirigenti nazionali del suo partito e di quelli vicini al suo condividano pubblicamente la gioia. Nonostante la condanna non riguardi solo la pena da scontare in carcere, ma anche l’interdizione dai pubblici uffici. Un dirigente o impiegato di un pubblico ufficio sarebbe stato sospeso per motivi cautelari in attesa del giudizio definitivo!... Capisco che l’ufficio di Presidente del Governo della Regione Siciliana non viene dal Governatore e dai suoi amici equiparato ad un pubblico ufficio ma ad un ufficio ‘privato’. Per cui, anche in questo caso, assisteremmo, secondo me, alla destabilizzazione dello Stato (della Politica come Ufficio Pubblico) a favore della dimensione privatistica.
Il coro antistatale (non antistatalista, che è cosa diversa!) si esprime con la richiesta corale delle dimissioni di Prodi. In questo frangente, intanto, ognuno cerca di guadagnarsi una posizione per la conservazione del suo ufficio-politico. Ignaro, forse -nonostante le legittime riserve mentali!- che cavalcare l’antipolitica, come viene rilevato dai sondaggi, favorisce la morte di quello Stato che oggi è preso d’assedio dal Mercato Globale che vuole la guerra di tutti contro tutti.v
Cosa della quale mi sembrano consapevolissimi Prodi che cerca di resistere con una saggia politica di governo e, per altri aspetti, Veltroni, prudentemente lontano da certe provocazioni che il Vaticano aveva pur tentato contro il Sindaco di Roma.
Personalmente credo di non soffrire la sindrome di accerchiamento di staliniana memoria! Ricordo a me stesso che negli anni ’20 le prove generali del fascismo europeo e mondiale vennero fatte in Italia. La globalizzazione dei mercati richiede la libertà dalla politica, da ogni politica. Se sono attendibili i dati dell’Eurispes in Italia ci sono buoni motivi di preoccupazione. La classe politica dirigente dello Stato dovrebbe responsabilmente tenere gli occhi ben aperti, mi pare!
Autore : Luciano Vullo
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I Vostri commenti
Gentile prof.,
La sua formazione ideologica non le permette di percepire che proprio grazie alla globalizzazione la sfera delle libertà individuali sono cresciute notevolmente cosi' come la rete globale ha permesso di usufruire della comunicazione in modo lesto e preciso. i nostri piccoli e medi imprenditori locali, oggi, possono vendere la loro merce in mercati internazionali se avessero solo un briciolo di capacità mentale aperta e non provinciale. Non solo, dice bene lei, i processi della globalizzazione destabilizzano la stato, mi lasci dire, finalmente! Mi puo' dire cos'e' lo stato? La prego pero’, nella sua elaborazione, di non confondere il reale dal metafisico...
Al pari di Dio non riesco a capirlo…
Autore: nunzio
data: 28/01/2008
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