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Corriere di Gela | Il decentramento universitario a Gela
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notizia del 16/03/2003 messa in rete alle 13:10:58

Il decentramento universitario a Gela

Sono già più di duecento gli studenti che frequentano i corsi universitari a Gela, decentramento dell’Ateneo di Catania. Una realtà che si consolida anno dopo anno e che ha avuto un notevole impulso con l’istituzione quest’anno del corso di laurea in Scienze della Comunicazione che si è aggiunto ai corsi di Economia avviati nel 1999 nelle specializzazioni di Economia e Commercio, Economia Aziendale ed Economia per la gestione delle Imprese Turistiche. Sabato scorso, alla cerimonia inaugurale dell’anno accademico in corso, a Gela sono intervenuti presidi di facoltà e presidenti dei corsi di laurea.
La cerimonia inaugurale dell’anno accademico è stata ospitata in una delle sale dell’Istituto Tecnico Commerciale Sturzo, partner della Provincia nella gestione dei corsi universitari di Gela. Sono intervenuti, oltre al preside della scuola, prof. Filippo Collura, il preside della Facoltà di Economia e Commercio, prof.ssa Carmela Schillaci, il preside della Facoltà di Lettere e Filosofia (da cui dipende il corso di laurea di Scienze della Comunicazione), prof. Nicolò Mineo, il presidente del corso di laurea in Scienze della Comunicazione, prof.ssa Gabriella Alfieri, il presidente del corso di laurea in Economia Aziendale, prof. Rosario Faraci (nella foto, il primo da sinistra) e il presidente del corso di laurea in Economia e gestione delle imprese turistiche, prof. Vittorio Ruggiero.
Nei vari interventi è stato evidenziata la bontà del decentramento universitario, unico rimedio – nell’obiettiva difficoltà di creare nuovi atenei – per risolvere il problema del sovraffollamento.
“Il decentramento universitario – ha detto tra l’altro il prof. Mineo – è una sfida che si vince risolvendo alcune questioni legate alle disponibilità delle risorse umane di quelle finanziarie ed alla collaborazione con le scuole secondarie”.
Il preside Collura, artefice di questa iniziativa che tanti problemi ha risolto alle famiglie degli studenti, soprattutto sul piano economico, finanziario e logistico, ha manifestato il suo auspicio di trovare finalmente nuovi partner nel Comune nell’Eni (era presente l’ing. Faraci, in rappresentanza dell’ing. Andrea Frediani, amministratore delegato della Raffineria di Gela) e nell’Asi.
Con il coordinatore dei corsi universitari di Gela, dott. Emanuele Antonuzzo, abbiamo ricostruito la storia di questa iniziativa, delle difficoltà riscontrate e dei benefici ad essa indotti.
“Quando abbiamo iniziato – ha ricordato Antonuzzo – ci siamo dovuti scontrare con le prime difficoltà di carattere organizzativo e logistico. Le risorse finanziarie e la sede che provvisoriamente ospita i corsi sono insufficienti ed inadeguate e la dipendenza sul piano burocratico dalla Provincia crea qualche difficoltà nella tempistica. Non spetta a me fare considerazioni di ordine politico, ma l’ingresso di nuovi partner nella gestione dei corsi darebbe tranquillità e nuovi impulsi a questo progetto, che sta riscontrando l’unanime ed incondizionato favore degli studenti e delle loro famiglie”.
Antonuzzo ha poi voluto sottolineare la crescita delle figure professionali impegnate. Sono undici i tutor locali che hanno trovato non solo uno sbocco occupazionale ma soprattutto l’opportunità di inserirsi nell’ambiente universitario.
E bisogna anche riconoscere l’impegno degli studenti, che hanno risposto con un’assidua frequenza alle lezioni e con il numero di materie superate in questo semestre (a Scienze della Comunicazione si è registrata una media di due esami per studenti, con picchi di quattro materie già superate). Giulia Tranchina (Comunicazione) e Viviana Stefanini (Economia) hanno parlato a nome degli studenti. Le lezioni sono tenute dai docenti titolari di cattedre a Catania, dai loro assistenti e dai tutor ed alcuni esami vengono sostenuti a Gela, dove frequentano anche studenti di Butera e di Niscemi.
Se vogliamo cogliere qualche nota negativa, rileviamo orari di lezioni comunicati all’ultimo momento, scarso collegamento con la segreteria universitaria distaccata di Gela ed aule non propriamente idonee. Il problema più grosso resta quello legato all’incertezza futura che continuerà ad incombere su questa iniziativa fino a quando gli oneri organizzativi e finanziari ricadranno solo sulla Provincia.
Ci chiediamo infatti quale attenzione ed interesse potrà avere l’ente Provincia nel momento in cui non dovesse più esserci un gelose alla presidenza. Ecco perché, con l’insediamento del nuovo sindaco, occorrerebbe farsi promotori di incontri urgenti con gli amministratori non solo del Comune di Gela, ma anche con i sindaci di Butera e Niscemi, con i responsabili dell’Asi e dell’Eni.
Non mancheranno le formule più idonee per impiantare un nuovo ente giuridico che possa dare serenità agli studenti ed alle famiglie, ma anche agli operatori che ruotano attorno ad un auspicabile vero Polo universitario di Gela.

Faraci (presidente di facoltà): “Un investimento per il territorio”
Stefania Pistritto: “Io, tutor appagata e felice di esserci”

Rosario Faraci (Presidente corso di laurea in Economia Aziendale Università di Catania)
– Un’interconnessione tra Università di Catania e il nostro territorio, cosa può significare in termini di crescita culturale, economica e di sviluppo?
"In generale tutta l'offerta didattica dell'Università è importante per lo sviluppo di un territorio. Gela intanto ha due esperienze importanti. Una con la Facoltà di economia e l'altra, a partire da quest’anno, con la Facoltà di Lettere. La presenza dell'Università a Gela, significa un rapporto più stretto col territorio che ha necessità di darsi un progetto di sviluppo alternativo rispetto a quello del passato. Infatti nel passato Gela è stata destinataria passiva di investimenti che erano stati progettati a altrove e che si era pensato di localizzare in Sicilia per chissà quale motivo. Indubbiamente per un certo disegno mai realizzato. Adesso è il momento del riscatto non solo per questa città ma anche per altre. Questo riscatto passa attraverso una concezione più chiara di quello che del territorio si vuole fare. Gela può sperimentare nel campo della meccanica, del turismo, dei Beni culturali e nel campo agro alimentare. Per far ciò ha bisogno dei giovani".
– Lei nel corso della sua relazione parlava di collaborazione tra industria e scuola della necessità di concludere il percorso con degli stages.
"Si tratta di una peculiarità del corso di laurea in economia a aziendale e dei corsi della facoltà di Economia. Lo stage, certo si rende necessario. Esso è un periodo di tirocinio formativo di durata variabile, dai tre ai nove mesi. Il giovane in tale contesto, svolge un periodo di tirocinio dentro l'azienda che si avvale delle competenze del giovane e si crea una sinergia. Io credo che, alla luce delle esperienze positive che abbiamo registrato a Catania, ma anche in altre grosse città della Sicilia, se a questo periodo di tirocinio riconosciamo questo valore formativo, le aziende gelesi potranno sperimentare progetti nuovi ed interessanti di internazionalizzazione, come il settore della pesca, del metalmeccanico".
– Una domanda che esula dalla sua relazione, ma gliela faccio. Ci è sembrato di capire che esiste una veduta comune di tutti i relatori sulla bontà del decentramento universitario. Gela sta rispondendo bene a questa iniziativa di presenza universitaria, ma è stato detto che occorre che esistano dei presupposti, vuole spiegarceli?
“Il decentramento non è un gioco a scarica barile. Se si condivide nel decentramento, lo spirito della collaborazione della partnership, allora ci sarà il successo. Allora le iniziative sono valide e ciò è avvenuto a Gela con l’accordo di programma che la Provincia regionale di Caltanissetta e l’Istituto tecnico commerciale, la facoltà d economia e lettere, hanno portato avanti. Quindi le condizioni di successo sono legate alla massima collaborazione di tutti i partner. Ma anche un supporto delle Istituzioni, degli Enti locali, delle or-ganizzazioni anche dal punto di vista finanziario".
– Perché questo decentramento si attui istituzionalmente e quindi permanga nel tempo, evitando che cambiando gli uomini cambino anche le politiche di intervento, non pensa che si debba provvedere alla legalizzazione di un protocollo istituzionalizzando l’iniziativa?
"Non voglio entrare su un fatto di tipo politico, però ritengo che quando nasce un accordo di programma sperimentando un de-centramento, avendo alto il senso delle Istituzioni, questi accordi vanno oltre le persone che le hanno poste in essere. Sono del parere che chiunque, sia cambiando i vertici dell’Università che della Provincia o quelli della Scuola, vedendo i risultati, abbia il dovere di interrogarsi se l’iniziativa è valida oppure no".

Stefania Pistritto (Tutor esterna in Sociologia della Comunicazione, Storia del Pensiero Economico e Storia Contemporanea Università di Catania)
– Qual è la funzione del Tutor nei corsi di laurea che si stanno portando avanti nella nostra città?
"Il nostro ruolo è quello di accompagnare i ragazzi dall’inzio del corso fino alla fine degli esami. Li sorreggiamo moralmente e producono molto di più. Noi abbiamo iniziato molto più tardi rispetto ad altre università, però stiamo ottenendo un risultato veramente eccezionale se si pensa che si danno i media 2 esami per sessione".
– La vostra assistenza agli studenti è estesa a tutte le discipline oggetto del curriculum universitario?
“In genere sì perché si tratta di materie che hanno a che fare col nostro campo”.
– In questo percorso quali sono le maggiori difficoltà che riscontrano gli studenti e di che tipo sono?
"Le sembrerà strano, ma non si è mai parlato di difficoltà. I ragazzi si trovano bene. A livello di organizzazione interna e di studio, hanno un appoggio totale e ciò li rende forti e felici di questa scelta. Sono loro ad affermarlo".
– Come è nata la figura del Tutor?
"Credo che sia nata dal genio di alcune persone che hanno capito quanto il ragazzo può sentirsi disorientato soprattutto nei primi anni e quanto sia necessario che ci sia l’accompagnamento di una persona". – Per concludere. In questa sua esperienza ricorda un qualche episodio che le ha lasciato il segno?
"Ciò che mi dà soddisfazione è sentirmi dire dai ragazzi che mi incontrano nei corridoi o per la strada: “Grazie per quello che fai".


Autore : Redazione Corriere
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