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notizia del 18/05/2010 messa in rete alle 11:52:47
Il sindaco che non vorrei
A chi non piacerebbe, cari lettori e compaesani, svegliarsi a metà giugno e ritrovarsi in una comunità decisa finalmente ad intraprendere il suo cammino verso la tanto agognata “normalità”, con un neo sindaco propenso ad aggregare quanti più cittadini possibili ed ognuno di questi intento a dare, nel proprio piccolo, un degno contributo alla causa: a chi? Piacerebbe a tutti, lo so. Eppure non sarà così. Non ho fiducia, lo premetto da subito, in nessuno dei 4 candidati alla poltrona di primo cittadino, nel senso che nessuno di essi corrisponde all'idendikit del miglior sindaco per questa città.
Sia chiaro: questa è solo la mia opinione, con la speranza di essere un giorno smentito. Per il momento, però, non ho alcuna intenzione di scrivere sul sindaco che vorrei, perfettamente convinto che ciò sarebbe del tutto inutile. Qualche riga sul sindaco che non vorrei, invece, potrei anche permettermela.
E... innanzitutto, non vorrei un sindaco sotto scorta: perchè sarebbe di nuovo tutta la città ad esserlo. Non vorrei un sindaco che s'intesti una presunta “madre di tutte le battaglie”, qualunque essa sia, tralasciando tutto il resto. Per contro, non vorrei un sindaco che se ne intesti troppe di battaglie, di cui non poche inevitabilmente o artatamente fittizie, per poi non combatterne davvero neanche una. Non vorrei fanfare e code al suo arrivo, ma un bel po' di sano anonimato ed ampia disponibilità a stare tra la gente, anche e soprattutto dopo la campagna elettorale, facendo molto più esercizio d'ascolto che di parola. Diffido da chi professa indipendenza e libertà di scelta come virtù personale.
La legge consente al sindaco ampissima discrezionalità derivante dall'elezione diretta, obbligandolo a convivere in giunta con gli assessori designati dai partiti, praticamente solo per il primo semestre: cioè quando ancora l'assessore ha appena iniziato a conoscere la branca amministrativa per la quale ha ricevuto la delega. L'esperienza dell'ultimo sindaco ci insegna che si può governare anche facendo a meno di una maggioranza precostituita nel civico consesso: lascio a voi giudicare con quale fortuna e con quale eredità consegnata al successore.
D'altra parte, che senso ha chiamarli ancora partiti se poi non vuoi averci a che fare durante il mandato? Chiamiamoli pure comitati elettorali e basta! E' altrettanto palese, al contrario, la mia riluttanza verso un sindaco “pupazzo” alla mercé di chi lo ha sostenuto nella competizione elettorale, completamente soggiogato dai giochetti sottobanco di partiti e partitelli dietro ai quali ci sono consorterie familiari e gruppi d'interesse che vorrebbero nascondersi come se Gela fosse una grossa metropoli dove poter ambire a farlo.
Infine, come qualsiasi gelese che desidera una città più vivibile, non vorrei un sindaco che rinvii ancora la questione industriale, l'eco-compatibilità dello sviluppo economico, la risoluzione della questione idrica e quella dei rifiuti. Non vorrei un sindaco che pensi ancora che la manutenzione delle arterie cittadine e la cura del verde siano aspetti secondari, che il settore dei servizi sociali sia solo fonte di bieco clientelismo. Non vorrei, non ultimo, un sindaco che non doti questa città di un diritto da troppo tempo negato: il piano regolatore. Per il resto, signore e signori, mi acconterei.
Autore : Clark Kent
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