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notizia del 21/06/2008 messa in rete alle 11:40:58
Una catastrofe annunciata?
Non sarei affatto d’accordo. Neanche davanti all’evidenza dei risultati bulgari mi convinco della debacle della sinistra e del centro-sinistra. Cocciutaggine? Assolutamente no! Diamo fiato ai ragionamenti sofistici che in tanti anni di storia ogni parte politica ha fatto per dimostrare di non essere stata sconfitta, anzi di essere riuscita a guadagnare uno 0,1% rispetto a una qualche precedente consultazione elettorale? Non serve a nessuno! Anzi, sarebbe ridicolo. La mia valutazione è più grave, purtroppo! Nel volgere di appena due mesi abbiamo registrato in Italia, paese politicizzato al massimo, la morte della politica. Lo dico pensando alla scadente partecipazione al voto arrivata a Palermo ad appena il 41%? Anche per questo. Che è un terribile sintomo, trattandosi in particolare di elezioni amministrative. Quando, per l’intersezione di vari fattori, non esclusa la forza trainante dei numerosissimi candidati, gli elettori dovrebbero in massa andare alle urne per decidere delle politiche del territorio che abitano e vivono.
E’ morta la politica! Morte decretata dai partiti che hanno temuto l’antipolitica e non si sono aggiornati. Voglio nascondere il dramma della sinistra e del centrosinistra? Manco per scherzo!
So che dicendo del comune dolore regalerei un mezzo gaudio a chi è il vero responsabile della disfatta e dovrebbe veramente andare a nascondersi. Anche se si trova a brindare sul carro dell’apparente vincitore. Non mi riferisco ai transfughi da sinistra, passando per il centro, a destra. Sono convinto che è lecito cambiare opinione. L’uomo e il cittadino non sono blocchi di marmo. Pensano e riflettono alla luce della storia che propone sempre novità e imprevisti. Per fortuna! Per cui, liberamente riflettendo l’uomo e il cittadino adeguano la loro condotta, sia quella pubblica, sia quella privata. Il guaio di oggi è tutto qui: non esiste più una condotta pubblica perché lo spazio pubblico è stato totalmente invaso da quello privato.
Sono stati i partiti, dalla storia dalla rivoluzione francese dell’89 in poi, a mediare tra dimensione privata (feudale) e pubblica (moderna). I partiti erano libere associazioni in cui si incontravano idee che si confrontavano per il raggiungimento di un obiettivo comune. La Costituzione italiana li riconosce ancora come tali. Libere associazioni. Di cosa si discute? Non certamente di idee e programmi. Per paura dell’ideologia che è crollata con la Caduta del Muro di Berlino. Questa è la legittimazione? Niente idee! Programmi? Chi ci crede! Qualcuno li presenta e li esibisce tranne, poi, a considerarli carta straccia scribacchiata da chi ancora sa, povero diavolo, usare la penna e l’inchiostro. Divenuti comitati elettorali, procedono alla campagna acquisti come le squadre di calcio. Quelle candidate a vincere lo scudetto, quelle che faranno da outsider, quelle che dovranno lottare per la salvezza. Né più né meno! I calciatori-candidati? Si adeguano. Alcuni si preparano per entrare nel club presumibilmente vincitore, altri per piazzarsi su un buon trampolino, altri ancora cercheranno di giocarsi la partita. Ma la politica, quella non c’entra. Quella la faranno altri. O gli addetti alle Istituzioni (e alla loro riforma) per mantenere le posizioni acquisite, rigorosamente bipartisan! Oppure i grandi invisibili degli affari e del commercio mondiale.
Chi si occupa di governare la modernità? Ma chi se ne preoccupa? Chi si avvede che, non governata in un certo modo, la modernità farà tante vittime e stragi di uomini e di cose di cui quanti tentano la migrazione clandestina e muoiono in massa nel Mediterraneo sono la crudele testimonianza? E’ bello seguire le partite di calcio allo stadio e in tv e vedere la squadra del cuore avanzare e vincere trofei. La politica è diversa perché ha per oggetto – anche per soggetto!– i cittadini e il territorio che si governano o in un modo o in un altro. Ed essendo veramente complessa la realtà che ci vede protagonisti del terzo millennio, dovrebbe essere studiata con molta attenzione e forse anche fatica e governata con cura. Dovrebbe destare qualche sospetto una carriera politica improvvisata, peggio una che cambia completamente rotta come per effetto di un’illuminazione come avvenne a Saulo sulla strada di Damasco. Le scuole dovrebbero essere i partiti. Anche in Sicilia dove, credo, dovrebbero a chiare lettere potersi confrontare e anche scontrare le forze del cambiamento diffuso nella libertà e nella democrazia con le forze che agiscono per sbarrare l’accesso alla libertà – non solo economica!– ai molti. Al di là degli slogan, con i programmi e con le azioni di governo.
Autore : Luciano Vullo
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