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Corriere di Gela | La bella arte della politica
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notizia del 10/01/2006 messa in rete alle 11:38:31

La bella arte della politica

Gli antichi dimenticarono di collocarla sul Monte Elicona. Accanto alle altre nove, come decima Musa, anche lei figlia di Apollo, dio della luce, e di Mnemosine, la memoria.
Bella come le altre arti e, come esse, difficilissima ha bisogno della luce dell’intelligenza. Senza la memoria, però, naufragherebbe tra i marosi. Alludo alla politica alla quale mi è venuta voglia di fare le lodi tra una coppa di spumante e un bicchiere di rosso nostrano durante le festività natalizie. Assorbito da liturgie religiose, eventi culturali di prammatica, mi sono divertito e, col pensiero, ho anche volato da un’immagine all’altra. A mò di vagabondaggio, tra le cose tristi e quelle allegre. Presenti nel mondo forse in egual misura. Ché, anzi, in sé sono, verosimilmente, neutre. Né tristi, né allegre.
Punti di vista? Forse, tocca agli artisti conferirgli la ‘forma’.
Perché un masso, un blocco di marmo è sostanzialmente una pietra. Né bella, né brutta; né triste, né allegra. Può diventare una valanga e causare una strage; o una panca su cui il passeggero riposa il suo corpo. Con mazze e scalpelli, seguendone le venature lo scultore ne può trarre il Mosé. Anche le parole sono pietre. Né belle, né brutte. Eppure, avendole cadenzate, Petrarca le ha trasformate in suoni, musica. Che è arte di trasformazione delle vibrazioni acustiche. Lasciate tali, possono provocare fastidiosi rumori.
La tradizione occidentale attribuisce ai Greci il merito di avere elevato tutte le arti al massimo splendore. Anche la politica, perché ne furono addirittura gli inventori. Si dice, infatti, che essi abbiano appreso la geometria dagli Egizi e di averla trasformata creando la ‘polis’. La città, infatti, non è un semplice agglomerato di case. Villaggi e città ne esistettero prima che splendesse la civiltà greca. La ‘polis’ come luogo geometrico di relazioni di individui divenuti ‘cittadini’ è una creazione tutta nuova. Alla lettera, ‘poesia’ tutta greca. Grandi intellettuali, i poeti epici prima, gli storiografi dopo da Erodoto a Tucidide, resero immortali i grandi artefici degli stati, i politici.
Oltre i greci, anche i romani, e poi nel medioevo e in età moderna ai politici si guardò con grande attenzione (rispetto) anche da parte di chi non ne condivideva né il pensiero, né l’azione. Nerone, per esempio, venne descritto come un folle dai cristiani. Forse lo fu davvero. O forse voleva follemente la grandezza di Roma che cominciava a fare cilecca. Anche Leone X, pontefice romano, venne aspramente criticato da Martin Lutero per la vendita delle indulgenze. Eppure tutti gli riconoscono il merito di avere fatto edificare S. Pietro…
Mi pare evidente che la politica sia un’arte. Chi la esercita è un’artista. Che non sempre riesce a trarre dalla venatura della materia la‘forma bella’. Non per questo deve vergognarsi. Come spesso capita a molti, moltissimi politici del nostro tempo. Ai quali, va riconosciuto il merito del paradosso. Infatti, fanno politica. Fanno anche a gomitate per cariche più importanti. Ma dicono di disprezzare la politica. Sinceramente se ne vergognano! E insegnano, con tutto il cuore, a disprezzarla. Gli riesce questo compito, meglio di quanto non riesca ai docenti di professione insegnare la matematica o il latino. E’ diffuso, infatti, il sentimento di disprezzo per la politica e per i politici, cercati, purtroppo, quando se ne ha immediato bisogno.
Quando nelle occasioni ‘liturgiche’ riesce a portare i cittadini nelle piazze, lungo le strade, nelle biblioteche, nelle chiese, nei musei come nel mese di dicembre a Gela.
Quando nelle scuole, andando oltre l’ordinario, le bambine e i bambini, i ragazzi vengono impegnati a riscoprire (Mnemosine) la storia religiosa e popolare della loro città, quando la rivivono nelle piazze oltre che nelle loro aule.
Se vengono condotti a partecipare a concerti di musica rock o classica, a discutere di poesia, di narrativa, di archeologia, a ballare, a brindare all’aperto, a impegnarsi con le forze dell’ordine e con il sindaco nella lotta per la legalità e per lo sviluppo.
Mi chiedo, che motivo c’è di vergognarsi di essere politici? Scatta l’orgoglio di essere artisti.
Ma, forse, il rosso, quello ‘buono’, mi ha dato alla testa. E non vedo le buche lungo le strade. Ci finisco dentro. Come Talete. Magari in compagnia del sindaco. Rise, a suo tempo, la servetta Tracia. Così come sganascia ora qualche politico parapoliticante.
Aristotele di Talete racconta che aveva previsto in base a calcoli astrologici, dopo tante pessime annate, buone annate per le olive. Comprò, di conseguenza, frantoi a basso costo. Pazzo lo giudicarono. Invece, fece dei buoni affari perché di olive se ne produssero effettivamente in grande abbondanza.
I politici curano gli affari della città. Come gli scultori la pietra, i poeti le parole… Non sempre, si dice, ‘la materia risponde all’intenzion dell‘arte’. L’artista non desiste. Continua, assistito da Apollo – la luce – e da Mnemosine – la memoria – per la gloria dell’arte e della città.


Autore : Luciano Vullo

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