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notizia del 02/03/2008 messa in rete alle 11:18:28
Una nuova classe dirigente (III parte)
Questo è il terzo intervento per rimarcare l’esigenza di una nuova classe dirigente. Insistente? Sicuramente, perché sento che è in corso una rivoluzione che stiamo sottovalutando. Tanti non si accorgono di nulla. Normale! Molti fanno finta di niente. Ci sono quelli, forse troppi, che cercano di trarre il massimo vantaggio egoistico dalle cosiddette “magnifiche sorti e progressive”.
Non mancano quanti hanno paura e temono il pericolo che venga irreversibilmente compromessa l’umanità dell’uomo.
Quasi elencando titoli di capitoli:
• La comunicazione da analogica diventa digitale (E’ possibile stopparla?)
• L’economia si separa dallo Stato-nazione, diventa globale (Chi può frenarla?)
• Il mercato si finanziarizza, non tollera vincoli e si sposta continuamente (Dovremo armare un novello Don Chisciotte?)
• Gli uomini seguono i suoi movimenti. Si propone in nuove forme il nomadismo che aveva preceduto la rivoluzione agricola (Quali fili spinati devono fermarli?)
• La biotecnologia, l’ingegneria genetica, le nanotecnologie aprono scenari nuovi al nascere, agli stili di vita, al morire. Si è venuti al mondo da donna, ripetiamo in Occidente da circa due millenni. Dopo tanti secoli alla donna potrà essere sottratta la sovranità della potenza materna. Non dall’ordine maschile. Dalle tecnologie. (Organizzeremo la caccia alle streghe e prepareremo nuovi roghi per nuovi spettacoli?)
• Il cosiddetto mondo vitale comincia a collidere con la giuridificazione con cui la società moderna non riesce più a controllarlo. (Dovremo ritornare a camminare a quattro zampe, chiedeva nel ‘700 un tale Voltaire?)
La vecchia grammatica della città e dello Stato, la Politica cioè, non appare più idonea a coniugare il discorso dell’attuale società. La quale dovrebbe cercare nuovi fondamenti del Potere. E, invece, mi pare di poter affermare che nella migliore delle ipotesi il discorso si fa nostalgico. Esprime desiderio di ritorno al passato. Per salvare, si dice, l’umanità dell’uomo. Che è sacra! E si chiamano in causa i valori, l’etica. Da qualche tempo è la Chiesa cattolica, quasi in triste solitudine, a promuovere campagne sui valori. Sulla pace, per esempio, anche contro grandi potentati come gli Usa già ai tempi di Giovanni Paolo II. Facendo rilevanti investimenti sulla famiglia. Puntando moltissimo sul volontariato cattolico che in molti casi svolge ruoli di supplenza rispetto alle istituzioni statuali. Al punto che taluni partiti politici hanno invocato l’intervento della Chiesa per risolvere la questione dell’immondizia in Campania! E forma classe dirigente la Chiesa cattolica. La si può condannare? Non la si condivide? Normale! Personalmente non mi riconosco in taluni programmi della Chiesa cattolica! Non è una colpa! Sono troppo convinto dell’irripetibilità del passato. Che non fu, tra l’altro, sempre glorioso.
Senonché, occorre affrontare la crisi. Con coraggio! Non ricorrendo alle scappatoie, alle scorciatoie. Sapendo che si tratta della crisi dell’impalcatura simbolica della civiltà occidentale.
Mi pare che Veltroni abbia idee chiare e, soprattutto, volontà ferma. Evidentemente, posso sbagliarmi. Non può azzerare tutto per iniziare daccapo. Sa che deve ridare ossigeno allo Stato prima di istituire figure e grammatiche sostitutive.
Prodi ha fatto un buon lavoro per risanare le finanze usando medicine giuste dopo la devastazione dell’era berlusconiana. Ora occorre lanciare una nuova classe dirigente. Cominciando dal ‘ceto’ politico da rinnovare con l’imminente turno elettorale. A me dispiace che in questo frangente la ‘sinistra’ stia dando pochi contributi.
Il segno del cambiamento veltroniano: candidare nella stessa lista imprenditori e lavoratori dipendenti. Non mi pare rigurgito neocorporativo. Così come non mi pare puro ritorno alla selezione classista la volontà di valorizzare il merito nella società, nelle professioni, a scuola. Misure certamente né rivoluzionarie né socialiste. Servono a frenare la ‘decadence’, a evitare il precipizio e, forse, a lanciare uno sviluppo diffuso e partecipato della cittadinanza. Non sarebbe poco! Sarebbe la nascita, finalmente, di una nuova classe dirigente.
(3 – fine – Le due parti precedenti sono state pubblicate il 9 e il 16 febbraio scorsi)
Autore : Luciano Vullo
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