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notizia del 28/08/2006 messa in rete alle 11:15:08
Ripartire da Sturzo , a 47 anni dalla sua morte
Don Sturzo, un anno prima di lasciare questa terra, nel suo ultimo appello rivolto ai siciliani, così si esprimeva: Bisogna saper pagare di persona per essere creduti, bisogna saper difendere il diritto con mezzi onesti e democratici per ottenere rispetto, bisogna avere le mani pulite e nette e volere il bene nella libertà, nel diritto e nella rettitudine amministrativa. Il suo apostolato sociale è stata la via che l'ha condotto alla santità. E don Sturzo fu innanzitutto sacerdote e poi... politico, ma di quella politicità, filosofica e sociale, che non ha nulla da spartire certamente con la moderna politichese, che non riesce a trasmettere nei cattolici italiani il senso del diritto-dovere, della partecipazione alla vita politica e sociale alla luce dell'insegnamento della dottrina sociale della Chiesa. Oggi, la questione morale secondo l'attuale corso politico è in forte discussione perchè il declassamento della coscienza politica non porta a scegliere il miglior progetto, ma il minor ladro, come ci insegnano i fatti e i misfatti prima indicati in tangentopoli ed ora in bancopoli e calciopoli.
Quello che più preoccupa è quel senso di diffuso disagio tra la gente nei confronti della politica e della sua gestione, che purtroppo è ormai guidata da criteri clientelari di mera spartizione del potere.
La politica oggi è malata! Il segno più grave di questo malessere è la crescente perdita di credibilità dei partiti e delle istituzioni pubbliche. Il popolo non si sente più rappresentato dai partiti ed avverte che il distacco col palazzo è sempre più profondo. Il rapporto tra etica e politica è complesso, difficile perchè mette in relazione due realtà dinamiche e diverse. La morale non è un ordine astratto, ma una continua ricerca, una sete di giustizia. Anche la politica è una realtà che deve misurarsi con i vari momenti storici; la rinascita della politica deve passare attraverso una rifondazione etica, che ridisegni il quadro dei valori e degli ideali.
Il popolarismo sturziano è la stretta unione tra democrazia politica e democrazia economica nel pieno rispetto dei valori umani. Lo aveva capito negli anni ’50 don Sturzo quando non era evidente la vittoria delle tre male bestie:la partitocrazia, lo statalismo e lo sperpero del denaro pubblico. Anche l’economia senza etica è diseconomia e per don Sturzo la libertà politica è inscindibile da quella economica. Purtroppo, assistiamo ad una involuzione sul fronte della moralità pubblica. I condoni fiscali ed edilizi come sistema, le leggi ad personam, conflitti d’interesse come normalità, l’abuso del denaro pubblico, la corruzione scientificamente organizzata, la magistratura sempre più a rotoli e financo il disprezzo per quel pilastro che era una volta la Banca d’Italia, a motivo delle note vicende della banca di Lodi, della Antonveneta, della Popolare e dell’Unipol.Una interminabile rassegna di eventi, che stanno piegando l’intera facciata dell’Italia onesta.
Nell’attuale situazione socio-culturale, la politica è attestata in una fase di anoressia ideale. Don Sturzo è stato finora per l’Italia un’occasione mancata. I prezzi che abbiamo pagato e continuiamo a pagare sono stati talmente elevati che vale fare di tutto per richiamare lo spirito in un tempo nel quale la politica e la comunicazione appaiono prigioniere all’interno di un buco nero, orfane di tradizioni con la storia e le radici culturali, incapaci di trovare nel passato le ragioni del presente e del futuro. Si sente pregnante, nell’attuale momento storico, la necessità di ripartire da Sturzo, non per usarlo, ma per inserirlo ancora una volta nel Pantheon dei padri di un’Italia, che non può e non deve ripartire da zero. Si sente la necessità di ricercare uomini e partiti che abbiano competenza e moralità:il servizio politico deve passare attraverso un preciso e quotidiano impegno, che esige una grande competenza nello svolgimento del proprio potere e una moralità a tutta prova nella gestione disinteressata e trasparente del potere.
Le ultime lacrime di don Sturzo furono per la Sicilia. Dalla testimonianza del prof. Giuseppe Palladino, esecutore testamentario, ricevuta dal Maestro il 22 luglio ‘59, qualche settimana prima di morire (morì il sabato pomeriggio del 8 agosto 1959), si legge: "Guardate ciò che accade alla mia Sicilia", a questo punto il singhiozzo soffocò la parola del Maestro. Poi riprese a dirci, ma sempre piangendo. "La mia Sicilia non è stata sempre quella che essa è oggi. Si, anche una volta c’era la mafia, ma si trattava di piccoli intrighi ai margini dei mercati e delle grandi affittanze agrarie. Ora però che il potere politico economico si espande ovunque, la Sicilia minaccia di essere corrotta e rovinata da una mafia più moderna, più agguerrita e più diffusa. E’ la mafia degli statalisti e dei dirigisti, la quale confonde a proprio profitto la politica con l’economia. I siciliani, come li ho conosciuti, li ricordo e li amo, sono onesti, sono galantuomini, buoni ed operosi".
Ancora oggi, le istituzioni democratiche sono d’accordo sulla diagnosi della malattia di cui soffre la democrazia in Italia, ma non tutti sono concordi sulla terapia da usare per farla guarire e salvare.
Non è difficile salvare la democrazia, a sinistra, a destra e al centro, se si ascolta la parola del grande Maestro:sono certo che la mia voce, anche se spenta, rimarrà per qualche tempo ammonitrice, per la fede, la moralità e la libertà.
Franco D'Urbino
Autore : Redazione Corriere
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