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notizia del 29/10/2011 messa in rete alle 10:27:30
In città una scuola di formazione politica
Ci voleva. “Eppur si muove”, mi viene da ripetere con Galilei. La terra? Anche la città. Sembrava essersi assopita. Che si fossero addormentati proprio loro, quelli che dovrebbero tenerla ben desta. E invece ci sono. Non solo di notte quando diventano i padroni della città. Ma anche il sabato mattina quando vanno a prendere lezioni presso la Scuola di Formazione Socio-Politica Diocesana. Era ora. Perché spetta a loro fondare la nuova comunità nell’era del web e, come sostengo in un mio recente scritto, della nuova abbondanza. C’è, infatti, tutto il rischio che, vivendola solo di notte, la città si stordisca mentre, intanto, si consumano tempo e esistenze. Tranne che una classe dirigente nuova e accorta non la vegli anche di notte e la guidi con mano ferma a diventare comunità. Lasciata allo sbando, non lo è.
Né mi stupisce che ad assecondare la voglia di tanti giovani intellettuali di divenire costruttori di partecipazione e cittadinanza sia stato un “pastore”, il vescovo della diocesi di Piazza Armerina. Un tempo furono i partiti a formare le nuove classi dirigenti. Avevano le loro sezioni giovanili e le scuole da dove uscirono tanti dirigenti e funzionari. Ora tutto è cambiato. I partiti, tutti, travolti dalla deriva populista che ha consegnato la politica alla casta. Sicuramente casta perché del tutto separata dalla società presa in considerazione solo come massa elettorale da tenere sotto controllo tramite il potere carismatico di capi e capetti e ricorrendo ai sondaggi. Ottenuto il posto, il cooptato dovrà conservarlo e far carriera obbedendo al capo. Del resto è passata, ed è stata ampiamente sfruttata, l’opinione – ahimè deleteria! – che della politica non c’è più bisogno. E’ causa di catastrofi economiche per via degli alti costi che impone alla società. Va avanti l’antipolitica. Costa di più, alimenta e consolida l’autoreferenzialità dei politici politicanti. Viene salvato, bello bello e invisibile, il mercato finanziario globale. Si salva e si rafforza con l’apporto dei politici obbedienti che usano le istituzioni pubbliche per potenziare il potere opaco di chi decide di fatto della vita e della morte degli uomini e delle donne di tutte le latitudini e del futuro sottratto con cinismo ai giovani e ai bambini.
C’è un grande bisogno di politica oggi. Di una dignitosa classe dirigente capace di costruire la nuova comunità. Nel momento in cui appare chiaro che la crisi non è solo economica e sociale. Le comunità nascono e crescono nella relazione . Nella comunicazione che oggi sta vivendo un momento di grande sbandamento nell’intreccio di analogico e digitale. Non si tratta di neutra tecnologia. Sono in gioco stili comportamentali, legature, ethos, domande di senso volte ad affrontare il non senso, il banale, la chiacchiera, i rumors, la pornografia di ciò che si ostenta e si esaurisce nell’atto puro dell’ostentazione.
Non credo che i giovani vogliano imparare tecniche di governance con cui gestire città quasi fossero aziende da rendere più efficienti e produttive. Ho capito che vogliono riflettere, guidati da esperti, sull’arte del government con cui dare forma alla comunità che, per la verità, si è parecchio disgregata. Darle una forma che tenga conto delle nuove tecnologie della comunicazione e dell’informazione. Non per nulla si sono rivolti alla Chiesa. Essa ha ripreso con forza un cammino dopo, così a me pare, una pausa di confusione e di riflessione.
La Chiesa cristiana, questo io penso, è nata per costruire comunità. Ne fu grande protagonista Paolo di Tarso con la sua opera infaticabile e soprattutto con le sue Lettere. Con le quali dette forma a tante comunità da lui stesso fondate in ogni angolo del Mediterraneo nel nome di Cristo. Opera grandiosa che dette anima alla civiltà per millenni.
Ben venga, dunque, l’iniziativa della Scuola Socio-politica con la guida della diocesi. E’ importante in questo momento fare entrare in scena nello spazio pubblico i nuovi costruttori. Insieme occorrerà dare vita alle azioni più varie perché le voci dei singoli si incontrino negli spazi aperti e diventino armonia di bellezza e di vita.
Autore : Luciano Vullo
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