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notizia del 07/06/2004 messa in rete alle 10:04:01
La diversità, da paura a risorsa della Democrazia
Un gran bel libro, quello che Giovanni Altamore mi ha appena regalato, fresco di stampa. Un saggio storico-filosofico, “Hy’bris e Follia nella Storia dell’Occcidente” (Terzo millennio Editore – Caltanissetta €. 10.00), col quale l’amico e compagno di tante battaglie invita a guardare il presente con l’occhio vigile dell’intelligenza e i potentissimi cannocchiali prelevati dalla storia della cultura occidentale.
Un invito a tante riflessioni. Anche scomode, sicuramente sofferte come capita a quelle autentiche. Quelle che fanno svegliare dal letargo, dalla forza inerziale delle abitudini, scuotendo dalla pigrizia. Mettono tutto in discussione, stanano dalle nicchie culturali, anche dalle più nobili. Che sono le più pericolose perché banalizzano l’esistenza, la svuotano per effetto della sicurezza che danno. E la riducono a merce, talvolta. Spesso alla inautentica ripetitiva incessante domanda da parte di clienti senza volto pilotati e uguali.
Merita attenzione questo libro di Altamore. Non solo da parte dei gelesi. Che pure ne dovrebbero andare orgogliosi. Lo scrittore parla anche di loro nel momento in cui la loro città sta vivendo da protagonista problemi di rilevanza mondiale che vanno affrontati con categorie mentali di grande levatura. E con la gratitudine dell’aiuto alla riflessione ricevuto dallo storico-filosofo loro concittadino.
Un libro scritto con rara onestà intellettuale. La scientificità argomentativa e l’acutezza interpretativa ne fanno un’o-pera destinata ad inserirsi in modo originale nel dibattito culturale e politico più avvertito per il contributo offerto alla conoscenza e alla ricerca di azioni politiche innovative.
Giorni fa dicevo a una persona che se ne intende di cose classiche, la Dott.ssa Enza Cilia Platamone, nuovo direttore del Museo di Gela, che a Creta occorrerebbe tornare. Entrare nel Labirinto e sopprimere il Minotauro. Simbolo della rozza ignoranza, si nutre di fanciulle e fanciulli ignari. Entrare guidati dal filo della bellissima Arianna.
Il libro di Altamore sostituisce quel filo. Conduce con prudenza al centro del Labirinto e, conclusa l’impresa, con sicurezza nella strada del ritorno all’aria aperta. Fuori, verso la libertà. Che presuppone coraggio e conoscenza. Né abbandoni né occultamenti dei ‘mostri’, neanche di quelli sacri. Apparentemente finiti, con insidie e lusinghe e artifizi vari possono ritornare, più pericolosamente. La conoscenza, il filo di Arianna, la bellezza della fanciulla danno coraggio. E così la cultura apre gli occhi e disvela quel che vorrebbe nascondersi.
Mi piace brevemente esaminare uno dei temi più significativi proposto nelle ultime pagine del libro. Da Altamore indicato come la ‘deprivazione’ e ‘svuotamento del concetto stesso di Stato’.
Lo avevo affrontato nella tesi di laurea una quarantina di anni fa sul piano teorico-conoscitivo. Mi ha materialmente ap-passionato da una quindicina di anni sul piano pratico-politico. Da quando cominciai a capire il ruolo delle ‘multinazionali’ e della globalizzazione.
Scrive Altamore, acutamente interrogandosi(ci): “… può ancora avere senso chiamare Stato quella pluralità di apparati, funzioni e istituzioni che concorrono a formare le decisioni, o non siamo di fronte ad un processo in atto di estinzione del concetto di Stato quale siamo abituati a conoscere sin dall’alba dell’Europa?” .
Domanda cruciale per la cultura, tragica per la politica. Ché la politica dell’Europa moderna, già prima della Rivoluzione Francese, si è confrontata, ad ogni livello micro e macro, con il Leviatan. Il mostro dell’età moderna dal ‘600 in poi ha mosso le fila degli uomini e dei pensieri e delle cose, sia nella sua figura di monarchia assoluta sia nelle più recenti trasfigurazioni del costituzionalismo liberale e democratico otto-novecentesco.
La sovranità dello Stato Nazionale, nel caso italiano di origine risorgimentale, è compromessa dall’esterno da organismi sopranazionali e sovrastatali. Dall’interno ‘dall’azione decentratrice di enti e associazioni, pubblici e privati, di Associazioni e Autorità amministrative’.
Nessuno scandalo se alcune problematiche (ambiente, pace…) vengono ‘governate’ da organismi sopranazionali e sovrastatali (ONU, UE, dove i popoli dovranno essere presenti….). Le multinazionali, soprattutto finanziarie, grazie al-le operazioni consentite dalle nuove tecnologie informatiche, praticamente senza più condizionamenti temporali e spaziali, sfuggono ad ogni forma di ‘controllo’ statale e, di fatto, tendono a governare il mondo. All’opposto agiscono forze che rivendicano appartenenze e evocano il ‘genius loci’. Interpretano il ‘disagio’ il ‘malessere’ di molti popoli. Talvolta in modo grossolano, talaltra praticando la violenza.
Nel mezzo, l’anomalia italiana. Che non va sottovalutata come espressione di sottoculture politiche. Anche il Fasci-smo venne sottovalutato, pure dopo la sua sconfitta, persino da un grande filosofo quale Benedetto Croce che lo giudicò una parentesi, come dire, un incidente…. Le bugie, le smargiassate, le guasconate di Berlusconi devono fare riflettere anche quando le indagini demoscopiche lo danno in calo; anche quando subirà una flessione pesante alle prossime europee. Rappresentando uno dei ‘poteri’, l’Esecutivo, sta trasformando lo Stato in merce, oggetto di compravendita, avendo scelto il mercato come unico punto di riferimento, elemento fondativo della ‘politeia’. Lo ha parcellizzato. In parte lo ha già venduto. In parte personalmente comprato. Ha già cominciato a vendere l’istruzione, la sanità; ha comprato l’informazione – quella stampata e quella televisiva-; è in corso il braccio di ferro per l’acquisto della giustizia. Capovolgendo il principio fondativo della società giuridica che i Romani avevano formulato nei termini “Non rex facit legem, sed lex facit regem”. E il rex spavaldamente dinanzi a difficoltà giuridiche annuncia che farà cambiare la legge con una a lui favorevole sia che si tratti del suo personale patrimonio sia che si tratti della sua squadra di calcio. Spiritosaggini che già sono divenute leggi!!....
Di fronte a sì grandi problemi è importante che si sia impegnato un pensatore gelese, appunto, Giovanni Altamore. In un momento in cui la città è impegnata in una sperimentazione originalissima. In nome della legalità e dell’innovazione si sono avviati processi di cambiamento delle logiche politiche, molte delle quali, abbarbicate alle nicchie, possono solo opporre resistenza sterile. Ché sarebbe, invece, opportuno, mentre si opera con tempestività per dare risposte moderne alla città, collaborare, senza ammucchiate, nello studio e nella produzione del nuovo agire politico. Con l’Europa, nel Mondo, senza sradicamenti per la modernità. Senza alcuna paura della razionalità scientifica e tecnologica. Con la presenza delle diversità identitarie e dinamiche, aperte alle relazioni. Ché da follie possano divenire risorse. Non nemici. Altri con cui confrontarsi nella democrazia, liberamente e cum-crescere.
C’è altro nel libro. Interessantissimo. Dovrò tornarci. Proporrò all’autore non solo la presentazione nella città alla ripresa autunnale. Anche alcuni ‘salotti’ estivi dedicati a seminari di studio con piccoli gruppi nei pomeriggi sotto gli alberi, all’aperto in luoghi freschi con convivialità.
Autore : Luciano Vullo
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