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Corriere di Gela | Luciano Bellomo, lavoro e musica. Ci piace ricordarlo così
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notizia del 01/10/2007 messa in rete alle 09:50:11

Luciano Bellomo, lavoro e musica. Ci piace ricordarlo così

Quando abbiamo appreso la notizia, siamo andati a consultare le vecchie edizioni del Corriere. Eravamo sicuri di esserci occupati di lui. E difatti, tra le pagine del gennaio ‘94, abbiamo trovato una foto che lo ritraeva davanti ad un microfono, a fianco del suo chitarrista. Si esibiva in un locale pubblico, acclamato dai suoi sostenitori. Che erano tanti, e giovani come lui, appena ventenne.
Per convinzione, dividiamo il mondo tra chi imbraccia una chitarra (i buoni) e chi un mitra (i cattivi). Luciano Bellomo era tra i primi. E chiunque non può non dire che – quale sia stato lo sgarbo commesso – lo ha pagato a prezzo troppo alto. Barbaramente ucciso al calar della sera di lunedì da killer spietati, la sua triste fine ha straziato la famiglie Bellomo-Ruggeri e gettato nell’angoscia quanti lo conoscevano come un ragazzo pieno di vita. Non ci è piaciuto neanche il comportamento delle istituzioni, che si mobilitano quando si tratta di delitti di mafia. Quelli preferiti dai politici per le passerelle di turno.

Gli amici di Bellomo: “Vergognamoci di essere gelesi”

Le indagini sul delitto Bellomo avevano appena preso l’avvio, con incoraggianti indizi sui possibili autori, che hanno agito del tutti indisturbati nella rotatoria di Macchitella. Sei colpi di calibro 9, cinque dei quali andati a segno. Ucciso come un boss. La sera stessa del delitto, il Consiglio comunale ha rinviato la seduta per l’esame del bilancio, e il giorno dopo, la fiaccolata con la protesta scioccante degli amici di Luciano, con in testa il fratello e la giovane moglie, confortati da tanti amici comuni. Unici assenti, politici e istituzioni. Il presidente del Consiglio dirà che c’era in contemporanea la seduta di approvazione del bilancio da parte del Consiglio, che aveva già sospeso la seduta la sera precedente. A fare rintronare l’Aula consiliare, lo striscione che apriva il corteo: “Vergognamoci di essere gelesi”. Non è d’accordo il sindaco Crocetta.
Giovedì, i funerali a Macchitella. Hanno officiato il parroco Crapanzano e don Giuseppe Fausciana, amico di Luciano. C’erano anche il sindaco Crocetta, il vicesindaco Donegani ed una rappresentanza del Consiglio comunale. Una folla immensa ha tributato l’ultimo saluto ad un giovane, caduto nel quartiere in cui aveva vissuto, in una città apparentemente blindata, ma vulnerabile. Almeno per quel che riguarda la gente comune.

Così il sindaco sullo striscione-shock

Il dolore, lo sdegno, l’indignazione, la rabbia per il delitto di Luciano Bellomo non possono assolutamente indurre a perdere le coordinate di una presa di coscienza civile che attraversa oramai gran parte della nostra città. Ci sono delle minoranze – sia ben chiaro, minoranze che hanno modo di agire violento e criminale – che non possono, assolutamente, essere prese come elementi rappresentativi di tutta la società.
La maggior parte della città è per la legalità, per la giustizia e per un nuovo modo di agire. Sono i criminali e i mafiosi che si debbono vergognare di esistere. I gelesi debbono continuare a mantenere l’orgoglio di una città che oggi si sta ribellando, che ha voglia di vivere senza mafie, senza delitti, senza delinquenti, con un’economia libera e pulita e in una società tranquilla. per questo siamo orgogliosi di essere gelesi, perchè Gela rappresenta, oggi, nel panorama italiano, una delle poche città dove non solo si denunciano racket e mafia, ma che anche in occasione di fatti criminali come quello dell’altro ieri, c’è gente in grado di stigmatizzare con una semplice fiaccolata il proprio dissenso dall’agire violento e prepotente.
Sì, siamo orgogliosi di essere gelesi.
Il sindaco Rosario Crocetta

Non ci piegheranno

E’ stato un delitto crudele, barbarico, svoltosi con le modalità spietate che i killer di professione sanno ben attuare.
Un delitto studiato nei minimi particolari, una cosa che sanno fare solo i mafiosi qualunque possa essere il movente. Il segno piu’ evidente di una parte di società profondamente malata, quella che ritiene di potere imporre la propria legge e decidere della vita e della morte degli altri.
La città è sgomenta, colpita nei propri sentimenti , nel proprio modo di essere.
Stamani ci siamo svegliati tutti con l’amaro in bocca , con la rabbia di contare un altro morto e con l’orgoglio ferito di una città che si vede sbattuta sulle prime pagine dei giornali per fatti negativi. La mafia è il nostro primo cancro, quello che corrode giorno dopo giorno la nostra vita sociale, che minaccia i nostri giovani, impedisce lo sviluppo snatura la nostra vita sociale e democratica, impone le sue leggi violente.
Vogliamo vivere senza mafie: la determinazione netta che questa città comunica ormai da diverso tempo.
L’omicidio di ieri provoca strazio e dolore ma non piega la nostra volontà di riscatto e di crescita civile e sociale.
Ce la faremo a liberarci da una piaga secolare e da una mentalità che opprimono la nostra Sicilia. Luciano, probabilmente, si porta nella tomba il segreto della sua morte, un monito per comprendere che non c’è alternativa alla denuncia e alla ribellione e all’aggregazione. Quando si ha un problema , c’è una sola cosa fa fare, informare le forze dell’ordine e coinvolgere l’antiracket.
Il delitto non sembra essere riconducibile a problematiche estortive, ma non ho dubbi per definirlo cio’ che è: un barbaro delitto mafioso che contribuisce a incrementare nella coscienza dei cittadini l’orrore, lo schifo la rabbia nei confronti della mafia, dei suoi capi, dei suoi gregari, dei suoi picciotti e nei confronti di coloro che pensano di convivere con tale mondo.
Mai piu’ mafie! La voglia insopprimibile di una città che vuole alzare la testa.
Luciano preferiamo pensarlo vivo, mentre suona la chitarra con il gruppo rock che aveva creato qualche anno fa: dai sogni alla brutale realtà della violenza squallida, vigliacca, barbara. Non ci piegheranno!

Rosario Crocetta, sindaco di Gela

Di Dio (presidente del Consiglio): “Non si strumentalizzi il dolore”!

“La tragedia che ha colpito la famiglia Bellomo-Ruggeri non deve essere strumentalizzata politicamente. Il dolore e la rabbia per la perdita di un giovane commerciante deve trovarci uniti nella lotta contro il crimine, evitando sterili polemiche”. Il presidente del Consiglio comunale, Giuseppe Di Dio, ha così espresso la propria solidarietà a nome di tutta l’Assemblea civica ai familiari di Luciano Bellomo, barbaramente ucciso la sera di lunedì. scorso, a Macchitella. Ed ha anche spiegato l’assenza delle istituzioni alla fiaccolata del giorno dopo il barbaro assassinio. “Il Consiglio – ha detto Di Dio – ha sospeso i lavori in aula non appena saputo dell’accaduto, mostrando sensibilità e senso di responsabilità. Il giorno dopo sarebbe stato impossibile partecipare alla fiaccolata perchè si stava lavorando per l’approvazione del bilancio”.


Autore : Redazione Corriere


I Vostri commenti
Luciano era una bravissima persona. Era buono, dolce, simpatico, brillante.. Sapeva stare con la gente e sapeva coinvolgerla con la sua musica e il suo charme. Era conosciuto praticamente da tutti a Macchitella ed era benvoluto. Io lo ricorderò sempre col sorriso mentre canta con passione

Autore: Monica 
data: 10/10/2007
luciano era una persona squisita,amava la vita.era una persona perbene e non è giusto ke la gente dica cattiverie sul suo conto.luciano è il ragazzo ke tutte le donne vorrebero.ti amerò per sempre....

Autore: memole 
data: 28/04/2008
era proprio lavoro e musica luciano....era uno che si faceva voler bene subito....era la classica persona da chitarra sulla spiaggia davanti a un falo....mentre gli amici in coro cantano accompagnandolo...questo era luciano....non ho parole...

Autore: andrea 
data: 11/07/2008
Chi ti ha conosciuto nn ti dimenticherà mai, resterai sempre, nei nostri cuori, col tuo sorriso la tua gioia di vivere, la tua musica e la tua sigaretta..Assolutamente si... Luciano.... Assolutamente no, ti dimenticheremo

Autore: valeria calogero
data: 24/01/2009
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