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Corriere di Gela | Che scuola avremo?
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notizia del 31/10/2008 messa in rete alle 23:30:30
Che scuola avremo?

Con trentott’anni di insegnamento e l’aver vissuto direttamente le due “età epocali” della scuola elementare, quella del “Maestro unico” e quella dei “moduli didattici” appena cancellata, si pensa di avere titolo per esprimere un modesto giudizio sull’attuale diatriba suscitata dalla riforma Gelmini, con la quale viene reintrodotto il “Maestro unico”. A tal proposito, e indipendentemente dalla scelta ministeriale, i nostri mezzi di informazione quotidianamente ne aumentano la portata politica, quasi creando nell’opinione pubblica italiana panico occupazionale e confusione ideologica, trascurando di converso i contenuti didattici e metodologici dell’iniziativa governativa, verso la quale gli italiani sembrano fortemente divisi.
Tale è stato (è doveroso ricordarsene) quando, agli inizi degli anni novanta scorsi, il legislatore del tempo volle introdurre alle elementari “la Scuola dei moduli”, facendo scomparire di colpo la mitica e millenaria figura del “Maestro unico”. Mille e più polemiche fecero seguito all’evento didattico, e queste sia tra le fila dei genitori, sia tra gli stessi docenti, quest’ultimi preoccupati di scoprirsi vulnerabili didatticamente dalla compresenza lavorativa di altri colleghi. Era diffusa anche la preoccupazione di fallimenti educativi nei confronti dei piccoli allievi, non abituati ad avere durante la loro giornata scolastica più insegnanti, e sentire più timbri di voce, subire più ritmi di lavoro variegato e modi di comportamento e di metodi assai diversi tra insegnanti. Nello stesso tempo e durante quelle accese polemiche, che in certa maniera si trascinano ancora, poco si pensava ai contenuti che il nuovo sistema scolastico stava introducendo, anche perchè si aveva il pensiero rivolto ai posti di lavoro in più, che i moduli avrebbero procurato a tanti giovani maestri. Gli stessi genitori, davanti a tanta confusione di ruoli, auspicavano al ritorno al “Maestro unico”. In quest’ ultimi giorni è stata diffusa la nota statistica europea che pone la Scuola Elementare Italiana al primo posto rispetto alle altre due fasce di scuola superiore. C’è qualcuno che prendendo al volo la bella gratificante notizia si rammarica che il governo voglia rimettere in discussione il collaudo sistema delle Elementari con più insegnanti. Va detto, però, che la qualità del prodotto educativo non è dato sempre dal numero degli insegnanti, ma dalla qualità espressa. Perché se così fosse, la scuola Media, dove da sempre c’è stata pluralità di insegnanti, non dovrebbe stare, come dice la statistica, agli ultimi posti.
Detto questo, non voglio dare l’impressione che si voglia sostenere a tutti i costi il Decreto Gelmini, ovvero auspicare, così come viene diffuso dai sindacati, l’allontanamento di migliaia di insegnanti precari dalla scuola. Che mai questo avvenga! Si vuole, invece, auspicare tra le parti, Governo e Società civile, si arrivi al dialogo democratico e senza pregiudizi politici, allo scopo che possa essere messo al centro della trattativa l’alunno, che resta il vero e unico protagonista della Scuola. Che di una antichissima istituzione, qual è la nostra Scuola, non vi siano strascici di colori e connotati politici. Questo è il desiderio di tutti gli italiani che amano avere su misura per i propri figli.


Autore : Nicolò Passaniti

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