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Corriere di Gela | Agroverde, da simbolo antimafia al sospetto di collusione con le cosche
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notizia del 05/12/2008 messa in rete alle 23:30:30

Agroverde, da simbolo antimafia al sospetto di collusione con le cosche

L’ Agroverde di Gela e il suo presidente Stefano Italiano sono stati travolti da un’inchiesta della magistratura nissena: La cooperativa sequestrata, e Stefano Italiano, che è anche vice presidente dell’Associazione Antiracket “Giordano”, indagato per riciclaggio, aggravato dall'avere favorito la mafia.
Il sequestro dei capannoni dell’Agroverde, ordinato dal gip del Tribunale di Caltanissetta, è stato eseguito nella mattinata di giovedì dagli investigatori del Centro operativo Dia di Caltanissetta che hanno condotto le indagini
La cooperativa Agroverde, che fattura 20 milioni di euro l'anno, da tempo era diventata il simbolo della lotta al racket dopo che Italiano aveva denunciato gli esattori del pizzo. Gesto che aveva indotto le autorità ad assegnargli una scorta armata, sul cui mantenimento se ne discuterà nei prossimi giorni.
Il sequestro comprende il capitale della cooperativa, gli impianti aziendali e tutte le disponibilità bancarie della società per un valore complessivo stimato in 32 milioni di euro.
L'indagine della Dia è finalizzata a fare luce sui meccanismi economico-finanziari di Italiano, che per l'accusa consentivano di riciclare grandi somme di denaro proveniente dal attività illecite delle cosche e nel contempo acquisire contributi pubblici per importi elevatissimi destinati a ristrutturare gli impianti che venivano poi realizzati da ditte riconducibili al clan mafioso dei Madonia.
Secondo la Dia, Italiano quando denunciò i mafiosi per le richieste di tangenti, si sarebbe "limitato a riferire soltanto degli episodi estorsivi, tacendo di quelle collusioni pregresse con le cosche mafiose".
Per riciclare il denaro l'imprenditore Stefano Italiano avrebbe utilizzato il meccanismo dell'aumento di capitale.
Per questa vicenda, oltre all'imprenditore, da due anni impegnato nella lotta al racket, sono indagati anche un funzionario e cinque impiegati dell’agenzia di Gela della Banca Intesa Sanpaolo che avrebbero consentito operazioni illegali.
Gli inquirenti sostengono che queste operazioni economiche, fatte prima che l'imprenditore iniziasse a denunciare il pizzo, sarebbero state falsificate e attribuite ai soci di Italiano. "In realtà – spiegano gli investigatori – sono frutto di reinvestimenti di capitali di provenienza illecita" e che l'Agroverde veniva "utilizzata dalla criminalità organizzata per scopi illeciti".
L’azienda di Italiano aveva nel ‘98 aveva presentato un progetto di ampliamento e richiesto finanziamenti con la legge 488, ricevendo due anni dopo 3 miliardi delle vecchie lire. Secondo gli investigatori, L’Agroverde affidò poi l’appalto per i nuovi capannoni a due imprese in odore di mafia, riconducibili al clan Madonia (Cosa Nostra).
Dagli applausi del ministro Amato all’indagine per mafia. Fu il sindaco Crocetta, che aveva invitato a Gela l’allora ministro dell’Interno Giuliano Amato, a portare nei locali dell’Agroverde l’autorevole rappresentante del governo ed il suo entourage. Era il 22 marzo dello scorso anno. Crocetta voleva che il ministro rendesse con la sua presenza omaggio all’azienda che era stata eletta a simbolo della lotta al racket. Chissà se oggi, alla luce di quel che sta accadendo, il ministro Amato, quel giorno alla guida di una delegazione che comprendeva anche il viceministro Marco Minniti, il vicecapo della Polizia Antonio Manganelli, il sottosegretario Ettore Rosato e Alessandro Pajno, ripeterebbe queste parole: «Se fossimo in Europa si direbbe che quella di Gela è una best practice, una delle pratiche migliori che dovremmo additare agli altri, realizzata in uno dei Comuni in cui era più difficile arrivare ad adottare pratiche di questa natura». Una manifestazione alla quale il ministro, e con lui tanti altri, se avvessero immaginato quanto sta accadendo, avrebbero fatto a meno di partecipare.
L’imbarazzo del sindaco. Crocetta, appresa la notizia dell’inchiesta Agroverde, si è premurato ad emanare una nota stampa e a convocare per il giorno dopo una conferenza stampa nella sede dell’Antiracket, assieme a Tano Grasso. Un altro che, assieme ad Amato, Lumia, lo stesso Crocetta e le alte autorità presenti, si era spellato le mani per applaudire il presidente dell’Agroverde a conclusione del suo intervento in azienda. Crocetta, per evitare un nuovo caso Agroverde, nel suo comunicato ha invitato gli impreditori siciliani a denunciare tutto, “poiché, quando si denuncia parzialmente ci si sottopone ai rischi di ritorsioni, ma anche ai rischi della giustizia”.


Autore : Redazione Corriere
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