notizia del 13/11/2006 messa in rete alle 22:47:46

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Allarme malformazioni
Preoccupazione ed allarme dopo la pubblicazione dei dati riguardanti il fenomeno delle nascite di bambini malformati e delle neoplasie registrati nel periodo che dal 1991 al 2002. Si parla di 520 nati su 13.060 con malformazioni. Il dato è doppio rispetto a quello regionale e nazionale. Ma anche ci si ammala di più di tumore facendo registrare un tasso doppio se non triplo rispetto al dato nazionale. In forte crescita anche la malattie cardiovascolari, respiratori e renali. Che ci fossero nascite di bambini malformati era una voce ricorrente e che “a naso” aveva percepito il pediatra Antonio Rinciani (nella foto con il sindaco Crocetta), consigliere comunale socialista e proprio lui in consiglio comunale aveva lanciato il grido di allarme proponendo che si arrivasse a creare un osservatorio e che si dovesse avviare uno studio per accertare statisticamente il trend nell’arco di almeno un decennio. Quella sua idea non ebbe una felice conclusione in quanto sofferta e boicottata. Ora Rinciani è presidente di un’associazione di genitori con bambini malformati e continua ad occuparsi del problema confrontandosi con altre realtà comprese quelle politiche.
Non si è riusciti mai a trovare un nesso di causalità tra inquinamento proveniente dall’industria e l’insorgenza di tutta una serie di malattie. Ci sta tentando il sostituto procuratore dottor Alessandro Sutera con l’apertura di una inchiesta ottenendo la collaborazione delle famiglie. Il verdetto venuto fuori grazie ad uno studio che ha commissionato al genetista Sebastiano Bianca ed all’epidemiologo Fabrizio Bianchi non lascia spazio a dubbi. I bambini nati malformati sono esattamente il doppio della media nazionale con prevalenza di ipospadie ossia presenza di uretra insufficientemente sviluppata. Si tratta di un’inchiesta condotta tra mille difficoltà, prima fra tutte la reticenza delle famiglie e l’inesistenza di registrazione di quei dati. Però alla fine anche questo tabù è stato superato ed ogni famiglia ha messo a disposizione cartelle cliniche ed altra certificazione equipollente. Riportiamo qui di seguito alcuni stralci del rapporto.
“L'identificazione dei nati con anomalie congenite nel Comune di Gela nel periodo 1991-2002 – è scritto nello studio epidemiologico condotto dal dottor Fabrizio Bianchi – si è dimostrata un'operazione complessa per l'assenza, in questo territorio, di sorve-glianza epidemiologica da parte di un registro di patologia. Tuttavia, le collaborazioni attivate hanno permesso di esaminare diverse fonti informative, consentendo una rilevante integrazione della casistica, e hanno fornito dati importanti per la precisazione diagnostica, sebbene attraverso un laborioso processo di validazione (di tipo sia diagnostico sia anagrafico) per la costituzione dell'archivio finale. Il parziale recupero di IVG per diagnosi di malformazione, peraltro possibile solo negli ultimi 8 anni, costituisce il limite principale per l'analisi di alcuni gruppi e sottogruppi di patologia più facilmente diagnosticabili nel periodo prenatale, con particolare riferimento al sistema nervoso, urinario, digerente e addome. Nel complesso la ricostruzione della casistica, per quanto ricavabile dal confronto con i dati di riferimento utilizzati, appare soddisfacente in termini di completezza quantitativa, mentre è risultato più problematico il recupero della diagnosi, sia in termini qualitativi (dettaglio/ricchezza della diagnosi riportata) sia quantitativi. La mancanza di un registro delle malformazioni congenite ha obbligato al recupero di casistica da strumenti informativi non dedicati allo scopo, quali cartelle cliniche e registri di reparto. Ciò ha comportato una sottonotificazione, specie di casi con patologie più difficilmente diagnosticabili alla nascita (per esempio alcune patologie cardiovascolari, dell'apparato digerente e urinario). Una parziale integrazione di casistica a tale riguardo è stata
fornita dai pediatri di base tramite l'identificazione di casi in vita tra i propri assistiti, e dal registro Ismac con la segnalazione di casi residenti a Gela ricoverati in ospedali siciliani.
Il confronto dei tassi osservati a Gela con i tassi siciliani e italiani evidenzia alcuni eccessi statisticamente significativi degni di attenzione, in particolare quelli relativi alle ipospadie (1991-2002), ai difetti del tubo neurale (1995-2002), alle microcefalie (1991-2002), ai difetti dei setti cardiaci e dei grossi vasi (1991-2002) e alle riduzioni degli arti superiori (1995-2002).”
L’inchiesta ha come anno di partenza il 2004 ed anche se sarà ufficialmente chiusa a fine anno. Già molti dati erano filtrati e pubblicati. Per esempio già si può ipotizzare che una gran quantità di malformazioni sia stata provocata dalla reazione di alcuni prodotti chimici (mercurio, cadmio e piombo) che interferiscono con la sintesi degli ormoni. Purtroppo solo ora il mondo politico ricorre ai ripari mobilitandosi. Il sindaco Rosario Crocetta intanto ha convocato la sua Giunta che ha deciso di volere avviare un confronto aperto e pubblico con la Raffineria finalizzato ai seguenti obiettivi:
1. Interventi rinvestimenti concreti per l'eliminazione dei livelli di inquinamento attuali;
2. Bonifiche massicce del sottosuolo dei territori circostanti al sito industriale;
3. Investimenti finalizzati alla sicurezza degli impianti;
4. Interventi dell'Eni a favore del territorio (centri di prevenzione della salute - servizi da offrire ai cittadini, interventi di riqualificazione urbana ed ambientale, infrastrutture).
Il primo incontro con i dirigenti della raffineria è previsto per il 20 novembre prossimo e successivamente ci sarà l’incontro con le forze sociali per stabilire una piattaforma programmatica capace di coniugare ambiente, sviluppo, occupazione e legalità. Prevista anche la costituzione di parte civile nei processi per reati ambientali.
“Erano anni che si parlava di malformazioni genetiche e neoplasie – ci ha dichiarato Crocetta – come particolare e specifico problema della città di Gela. Non si avevano dati finora. Ci sono quelli derivanti dall’inchiesta che la magistratura ha avviato di recente e che saranno chiusi entro l’anno. Non ci sono rinvii a giudizio. Però abbiamo nel numero di settembre della rivista “Nuova ecologia” una pubblicazione curata da alcuni dei tecnici incaricati dalla Procura. Il dato è allarmante perché si parla di malformazioni che colpiscono i nati in una misura doppia rispetto al dato nazionale. E’ un dato allarmante su cui dobbiamo intervenire. In questi tre anni la nostra amministrazione ha avvisato tutta una serie di iniziative sulla prevenzione in campo di inquinamento. Abbiamo ottenuto che i serbatoi della raffineria avessero i doppi fondi, che si avviassero le prime bonifiche del sottosuolo. Non sappiamo però se l’inquinamento abbia interessato in qualche modo aree adiacenti allo stabilimento. Su questo fronte vogliamo vederci chiaro. Chiediamo anche che ci siano più garanzie in materia di aria pulita. E’ chiaro che se si dimostra che le malformazioni genetiche e le neoplasie hanno un rapporto diretto con le sostanze usate dal petrolchimico, c’è una responsabilità civilistica di danno oggettivo che deve essere compensata ai cittadini. Su questo bisognerà risarcire non solo le vittime ma anche la città. Dobbiamo are un’azione preventiva affinché nel futuro non si verifichino più questi fatti. Chiediamo estensione delle bonifiche e monitoraggio dell’aria. Dobbiamo usare sempre meno petrolio e più gas e fare in modo che l’Eni compartecipi di più alle politiche del territorio. L’attenzione del governo regionale a queste questioni è zero. Per centro ad alto rischio ambientale è previsto un centro per la prevenzione e la cura dei tumori e invece gli unici due centri realizzati sono uno a Caltanissetta città e l’altro a cinque chilometri ossia a San Cataldo. E’ un modo come beffeggiare questa città. Non si può andare così. La Regione deve essere assolutamente impegnata a fare questi interventi sulla città”.
Abbiamo ascoltato anche il dr Rinciani che ricorda quando avan-zò l’idea di avviare una collaborazione con l’Università di Catania ed effettuare uno studio epidemiologico sulle malformazioni e sulle neoplasie, ma per varie vicissitudini non se ne fece nulla.
“In quest’ultima settimana – afferma Rinciani – abbiamo letto sui giornali che tutta la giunta, sindaco, assessori sono diventati tutti paladini e sostenitori di iniziative per fronteggiare questo grave stato di allarme nel settore delle malformazioni e delle neoplasie. Comunque sono contento alla fine di essere stato catalizzatore rispetto ad una problematica così importante che colpisce centinaia e centinaia di famiglie. Questo non può essere sottaciuto come è stato fatto per tanti anni. Adesso le famiglie si sono organizzate nell’associazione per la tutela della salute di cui ne sono il responsabile. A fine settimana faremo una riunione assembleare per iniziare subito una battaglia per sensibilizzare la nostra città. Se da una parte l’industria è fonte di sostentamento per tante famiglie, bisogna sapere che c’è anche l’altra parte della medaglia: non è a costo zero. Adesso raccogliamo gli effetti negativi di una politica di un insediamento industriale che ha fatto di questa terra ciò che ha voluto. Io avrei voluto quattro anni fa iniziare un primo approccio con l’università di Catania. In realtà avevamo iniziato con il dipartimento di scienze biologico per studiare l’aria, l’acqua e il sottosuolo. Vedere che tipo di inquinamento c’era nel nostro ambiente e studiare un eventuale nesso di causalità tra inquinamento e malformazione. Spero che si proceda adesso con uno studio serio”.
Nello Lombardo
Polo oncologico, si della Commissione
La sesta commissione dell’Assemblea regionale siciliana, ha espresso parere favorevole al decreto istitutivo del dipartimento oncologico interaziendale dell’ospedale Vittorio Emanuele di Gela e Caltagirone. Il parere è stato approvato con un emendamento, a firma Speziale, Maira, Leontini, condiviso dall’intera commissione, il quale stabilisce, tranne quanto già esistente nell’ospedale di Caltagirone, che l’intero intervento di istituzione del dipartimento deve essere realizzato nell’azienda ospedaliera Vittorio Emanuele di Gela. Gli onorevoli Speziale e Maira esprimono piena soddisfazione per il raggiungimento di un obiettivo per il quale, nel corso degli ultimi mesi, si è registrata un attiva mobilitazione da parte di associazioni, sindacati e consiglieri comunali.
Autore : Redazione Corriere
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